Al Salon du Livre

Il Salon du Livre si è svolto a Parigi dal 17 al 20 Marzo, al Paris Expo di Porte de Versailles. Ho partecipato a questo evento per la quarta volta consecutiva, e ora cercherò di raccontarvi qualche impressione. Il mio racconto non è assolutamente il punto di vista di un’addetta ai lavori e peraltro, solo il 10% – 15% dei libri che leggo in un anno non sono scritti o tradotti in lingua italiana, quindi sapevo che non sarei andata al Salon per «fare la spesa». Ciò nonostante, ogni anno torno sempre a casa con qualche libro curioso in saccoccia. Perché è questo il motivo per cui il Salon continua ad appassionarmi, anno dopo anno: è il posto perfetto per andare alla ricerca di storie.

 

L’Atmosfera

Era sabato pomeriggio, è vero, ma il Salone era a dir poco strapieno, al punto che lungo alcune corsie si faceva fatica a camminare. Molto affollate le zone intorno agli stand delle grandi case editrici, complice la presenza, in determinate fasce orarie, di autori parecchio noti. Per partecipare a una séance de dédicace, ovvero per farsi autografare dall’autore un libro acquistato al Salone, o a volte anche portato da casa, è necessario armarsi di pazienza: le code per gli autori più famosi possono durare fino a due ore (io l’ho fatto per la Nothomb, nel 2013).

Seguendo la heatmap della folla, è abbastanza semplice individuare quali siano i punti di maggior interesse per i partecipanti al Salone: lo spazio espositivo dedicato al paese ospite, gli stand delle grandi case editrici, la zona dedicata alle BD (bandes désinnées, ovvero fumetti di ogni tipo), i mini-anfiteatri in cui si svolgono conferenze e dibattiti. Le piccole case editrici o altri paesi ospiti riescono a farsi notare solamente se si presentano in maniera accattivante.

Di tutte queste cose parleremo in modo più dettagliato, non prima di ricordare un aspetto importante: questo è stato il primo Salon du Livre dopo il 13 Novembre, il primo in cui ricordi il passaggio del metal detector su ogni visitatore, anche se i controlli mi sono sembrati comunque un po’ blandi. Nonostante tutto, l’ombra nera degli attentati e i segni di solidarietà alla vittime mi erano sembrati di più al Salon del 2015, due mesi dopo l’attacco a Charlie Hebdo. Sicuramente su questo è pesato il fatto che l’attentato di Charlie fosse ai danni di una redazione e quindi di individui strettamente legati al mondo dell’editoria.

 

Il Paese Ospite, e tutti gli altri

Ogni anno al Salon du Livre c’è un paese ospite, a cui è dedicato un grosso spazio al centro dell’esposizione. Come si può facilmente intuire, al paese ospite viene data la possibilità di presentare la propria scena editoriale, invitare un gran numero di autori, farli partecipare a diverse conferenze ed incontri col pubblico, disporre di un ampio spazio di vendita dei testi, sia in lingua originale sia in traduzione francese.

Quest’anno il paese ospite era la Corea, che ha organizzato il proprio mini-padiglione in modo da avere uno spicchio (un quarto di cerchio) a disposizione per le conferenze, una zona con nicchie e tavolini per lo scambio informale con gli autori e con le case editrici, spazi aperti dedicati ai K-Comics, Webtoon, eBook, servizi di stampa grafica, e infine un ricco spazio vendita.

Sul palco, quando sono arrivata, c’era Puuung, illustratrice che forse conoscete e seguite attraverso questa pagina Facebook. Puuung presentava il libro Love Is, raccolta delle sue illustrazioni che hanno come tema i piccoli dettagli della quotidianità di una coppia innamorata. Qui potete trovare i nomi degli altri autori coreani invitati.

Oltre alla Corea, che la fa da protagonista tra gli espositori non-francesi, il Salon è molto multiculturale. Diversi paesi hanno uno stand dedicato in cui accogliere i propri autori e proporre le proprie novità editoriali, in versione francese ed originale. Tra gli stand particolarmente ben fatti spiccavano quelli di Turchia, Romania, Brasile e Marocco. Paesi come lo stesso Marocco, l’Algeria e la Tunisia hanno da sempre un ruolo importante in questo salone, visto il loro legame con la Francia. Anche i paesi che hanno tra le loro lingue ufficiali il francese, come la Svizzera o la regione canadese del Québec, godono dei loro stand dedicati.

Infine, spazio anche alle città congolesi di Brazzaville e Pointe-Noire, e Constantine, città algerina eletta Capitale della Cultura Araba per il 2016.

 

Le Grandi Case Editrici

Gli stand più grandi sono ovviamente dedicati alle case editrici più note: Albin Michel, il gruppo Gallimard (una specie di Mondazzoli francese), Le Livre de Poche, Folio, Hachette. Se avete passato un po’ di tempo in una libreria in Francia, sicuramente avete in mente l’aspetto dei libri pubblicati da queste case editrici. Spesso intorno alle loro zone si creano file abbastanza lunghe: sono i lettori in coda per la firma di uno scrittore. Tra gli invitati dai grandi editori, volendo citare qualche nome noto anche per noi, sono passati al Salone Amélie Nothomb, Michael Cunningham, Jonas Jonasson, Louis Sepúlveda.

L’Institut Français, la CNIL (l’autorità garante per la protezione dei dati personali), e Amazon godevano anch’essi di uno spazio abbastanza ampio. Le prime due istituzioni ospitavano conferenze e dibattiti praticamente senza interruzione. Amazon promuoveva Publishing e gli audiolibri, oltre ad avere un piccolo banco di vendita per i prodotti Kindle.

 

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Lo spazio dato ai fumetti

Mi ha sempre colpito come in Francia i fumetti o, come li chiamano loro, le BD (pronuncia Bedé) abbiano sempre un posto di primo piano, sia nelle librerie sia durante eventi di questo tipo. Gli stand delle più grandi case editrici di BD sono una tappa obbligatoria della visita al Salon du Livre.

Glénat, dietro il proprio spazio di esposizione e vendita, ha sempre cinque o sei autori impegnati a fare dediche (accompagnate da un disegno personalizzato) a chi acquista i loro testi al Salone. Merita una menzione anche Rue de Sevrès che ha uno stand molto ben architettato e spazioso.

Accanto agli editori di questi grandi album e graphic novel francesi e internazionali, trovano il loro spazio anche stand che virano decisamente sullo stile otaku. Di cosplayer ne ho visti pochi quest’anno, ma in questa zona del Salone non è raro trovare stand di soli manga e riproduzioni a grandezza naturale di personaggi dell’immaginario nerd.

 

Le due migliori piccole case editrici

Può essere difficile farsi notare, per le piccole case editrici, in questo marasma di stand e conferenze. Eppure vorrei finire con una menzione speciale per due case editrici che hanno saputo davvero incuriosirmi.

Una è Zulma, che mi ha colpito per dure ragioni. Innanzitutto, inutile negarlo, la scelta dei pattern grafici delle copertine delle edizioni Zulma non può lasciare indifferenti. Guardando l’insieme di libri dalle copertine colorate disposti sul loro bancone, si aveva l’impressione di essere di fronte ad un insieme variegato di mosaici e giochi ottici. L’immagine di insieme, fatta di fantasie geometriche e variopinte, spingeva indubbiamente ad avvicinarsi. Ma Zulma mi ha colpito anche per la scelta dei testi: questa casa editrice pubblica storie da tutto il mondo: ci sono autori israeliani, islandesi, indiani, giamaicani, e molto altro. Per la bellezza estetica dei loro libri e per la curiosità generata dalla lettura dei risvolti di copertina, ne avrei comprati mille.

L’altra casa editrice che mi ha colpita è Transboréal, che pubblica racconti di viaggi, saggi e album fotografici di taglia ridotta. Sono state soprattutto le loro pubblicazioni di diari di viaggi in solitaria a colpirmi: si tratta del genere di libro che ti fa venire voglia di lasciare la città per un po’ e partire con lo zaino in spalla. In corrispondenza della sede di Transboréal, nel V arrondissement, si trova anche una libreria specializzata in libri di viaggio. Se siete curiosi, potete farci un giro la prossima volta che siete di passaggio nella capitale francese. Si trova qui.

L’esperienza al Salon du Livre non poteva non concludersi senza un giretto alla square culinaire, spazio dedicato ai coloratissimi libri di ricette, che si trova in fondo al Salone. Per restare in tema con il cibo, ho notato che, rispetto agli anni precedenti, c’erano molti più bar e piccoli punti di ristoro aperti all’interno dell’Expo, e anche molto più posto per sedersi a mangiare e riposarsi. Si è perfettamente attrezzati, insomma, per accogliere i visitatori desiderosi di restare per l’intera giornata.

Ancora una volta la visita al Salon du Livre mi ha portata a scoprire nuovi autori, imparare qualcosa di più sulle preferenze dei lettori francesi e sul mondo dell’editoria d’oltralpe, e, naturalmente, tornare a casa con un paio di nuove storie (e ricette). Nonostante il bagno di folla, ne vale sempre la pena. Au revoir e all’anno prossimo!

 

Tutte le immagini sono dell’autrice.

Elena Chiara Mitrani

Colleziono macchine da scrivere. Amo Parigi, i libri e il calcio. Scrivo di libri, viaggi ed esseri umani.

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