Amori così difficili

Cosa c’entri Italo Calvino con Netflix è tutto da dimostrare. O meglio, cosa c’entri Love di Judd Apatow e Paul Rust con Gli amori difficili di Calvino è quello che mi impegno a spiegare nelle righe che seguono. La struttura ad episodi della serie e l’antologia di racconti permettono di analizzare un fenomeno cogliendo ogni volta un aspetto diverso. Per comprenderlo? Forse. Quello che segue è un ragionamento sull’amore, meta ed extra letterario, per provare a capire il successo della serie, ovvero il suo magnetismo, se non altro. Ma anche e soprattutto per provare a capire se un libro e una serie tv hanno qualcosa da dirci su quel tema abbastanza complesso che parte dalle zone molli del corpo per poi raggiungere la materia grigia. O vice versa, a seconda dei casi.

Di cosa parla Love

Innanzitutto cos’è Love. È una serie tv prodotta da Netflix, narra la storia di un ragazzo e una ragazza, Gus e Mickey, che si incrociano dopo che le loro relazioni amorose (per così dire) sono andate a farsi benedire. Judd Apatow è il regista-produttore di quel genere di film in cui una manica variegata di 30-40 differentemente assortiti per sesso ed esperienze si trova a dover affrontare il passaggio da “mi faccio una vita” a “questa è già la mia vita”.

Mickey e Gus sono molto diversi dal punto di vista caratteriale: lui è uno sfigato, un nerd, un musicista, lei conosce i posti giusti e le persone giuste, il tipo di persona che è l’anima della festa, quando decide di presentarsi, ma ha qualche problema qui e lì con delle dipendenze. Più di quello che li divide, c’è quello che potrebbe unirli: entrambi hanno finito la loro relazione in modo brusco e la loro quotidianità ha bisogno di una svolta. Gus ha un lavoro improbabile, non dico che non esista, dico solo che in tutto il mondo saranno in 10 ad avere quel lavoro e no, non fa l’astronauta. Fa l’insegnate per i giovani attori che recitano nella serie tv “Witchita” una specie di Streghe (la serie tv) versione teen-drama (sembra, ma la trama non è chiara). La cosa interessante di Gus è che non lo si vede mai veramente lavorare, al massimo lo si vede cercare di portare a casa la giornata. Anche perché lui è più che altro interessato a fare lo sceneggiatore, tanto da aver scritto la sceneggiatura di una puntata…

Mickey è la produttrice di un programma radiofonico, lavora nella redazione di questa radio che riceve telefonata per dare dei consigli psicologici da un dottore, il Dottor Greg, anche qui non meglio analizzato.

I loro lavori, per quanto non siano proprio tra i più comuni (nemmeno a Los Angeles, suppongo) fanno da sfondo e da motore a più di un episodio, provocando ritardi e litigi nei piani dei due. Tuttavia, e qui arriva il bello, episodio dopo episodio noi siamo portati a interessarci alla storia di quella che potrebbe essere un’ottima coppia disfunzionale… ma prima di proseguire con l’analisi, lasciatemi fare quello che la guardia del corpo di Scarlett Johansson mi ha imposto quando le sono arrivato a un metro e mezzo di distanza (Venezia, mostra del cinema 2014): un passo indietro, Sir.

Di cosa parla Gli amori difficili

Quando Italo Calvino ha scritto gli Amori difficili, non stava scrivendo gli amori difficili. Ma soltanto una serie di racconti a tema pressoché amoroso. Il libro è un’antologia di racconti, diversi per soggetti e per ambientazioni, legati da un fil rouge: l’amore. Fun fact: in più di un racconto la parola amore nemmeno compare, andate a controllare, se volete. Nell’introduzione, pag XI, sta scritto:

Definizione ironica, certo, perché dove d’amore – o di amori – si tratta, le difficoltà restano molto relative. O almeno, ciò che sta alla base di molte di queste storie è una difficoltà di comunicazione, una zona di silenzio al fondo dei rapporti umani…

Calvino inventa storie, descrive situazioni, dipinge personaggi con quel misto di realismo e fantasia che l’hanno reso famoso in tutto il mondo. Bilancia introspezione e descrizione, momenti teneramente struggenti ad altri più ironici e quasi imbarazzanti. Nel pezzo che segue, forse uno dei più noti, marito e moglie lavorano i fabbrica ma con i turni opposti quindi non riescono mai a stare insieme. Così, quando lui va a letto lei è già uscita a prendere il bus…

Lui si coricava dalla propria parte, per bene, ma dopo allungava una gamba in là, dov’era rimasto il calore di sua moglie, poi ci allungava anche l’altra gamba, e così a poco a poco si spostava tutto dalla parte di Elide, in quella nicchia di tepore che conservava ancora la forma del corpo di lei, e affondava il viso nel suo guanciale, nel suo profumo, e s’addormentava.

Esiste qualcosa di più dolcemente erotico del riconoscere il profumo della donna che si ama? Parliamo un secondo del profumo, o se volete dell’odore in generale. C’è qualcosa di metafisico nell’essenza stessa della cosa. Il profumo è la presenza dell’assenza: la manifestazione fisica di qualcosa che non è presente. Ricordiamo tutti il famoso esempio della fragranza delle madeleine che stimolano la memoria del buon vecchio Proust, no? Perché il potere mnemonico dell’odore è quello di materializzare ciò che è assente.

Ma quando Arturo Massolari affonda il viso nel guanciale di Elide, ne respira l’essenza stessa. Possiamo supporre che immagini i momenti che hanno passato insieme, i loro momenti intimi, la prima volta che si sono visti, le prime incomprensioni, la prima risata. Ripensa a quanto la desidera durante la giornata e quanto le manca in quel letto vuoto. E tutto questo grazie al tratteggio di Calvino.

Tutti i racconti degli Amori difficili parlano del vuoto, dell’incertezza, del ritorno alla realtà, della paura, dell’assenza, della nuvola di incomprensione che si materializza quando si parla d’amore. E, parafrasando un meme, verrebbe da domandarsi se quella nuvola di vuoto e incertezza non sia essa stessa l’amore. Non è così, ma andiamo con ordine.

Love difficili?

Avete presente quel principio della Gestalt per cui se vediamo tre punti messi due di seguito l’uno all’altro e uno sopra i due, più o meno in mezzo, allora ci immaginiamo che quei tre punti rappresentino i vertici di un triangolo? Con la mente noi vediamo un triangolo, anche se ci sono solo tre punti. Love è così. Vediamo due persone che stanno per mettersi insieme e fanno di tutto per innamorsarsi… ma dov’è l’amore? L’amore è solo nella nostra testa, anche se in realtà vediamo solo due tizi che ci provano. L’amore è negli spazi che decidiamo di riempire arbitrariamente.

In un certo senso sia la serie che il libro parlando di quella zona misteriosa che precede e avvolge una relazione amorosa: l’imbarazzo nell’invio del primo messaggio – e della prima risposta al primo messaggio, il primo appuntamento, il primo contatto fisico. Prendiamo ad esempio L’avventura di un soldato, in cui il fante Tomagra è seduto vicino ad una signora (che noi moderni definiremmo MILF) in uno scompartimento del treno e prova ad entrare in contatto “fisico” con lei (pag 13 e 14):

Una galleria piombò loro addosso. Il buio si faceva sempre più fitto e Tomagra allora, prima con gesti timidi, ogni tanto ritraendosi come fosse davvero ai primi approcci e si meravigliasse del suo ardire, poi sempre più cercando di convincersi dell’estrema confidenza cui già con quella donna era arrivato, avanzò con una mano trepida come una gallinella verso il seno, grande e un po’ abbandonato alla pesantezza… La vedova reagì infatti… ma era probabilmente un falso allarme per una luce passata nel corridoio… Più lui aspettava, più rischioso si era il tentare, certo però la galleria era lunga, lui dagli altri suoi viaggi la ricordava lunghissima, certo se subito avesse approfittato avrebbe avuto molto tempo innanzi a sé, ora era meglio attendere la fine, ma perché non finiva mai, forse questa era stata l’ultima occasione per lui, ecco si diradava l’ombra, ora finiva… Qualcosa lo tratteneva e lo impauriva…

Allo stesso modo, nella serie, siamo davanti a quegli imbarazzi, come quando Mickey viene presentata agli amici di Gus che stanno scrivendo, tra una birra e l’altra, delle colonne sonore personalizzate per dei film tipo La tempesta perfetta e lei, Mickey, fa la parte della guastafeste.

 

Per quanto entrambi provino a essere delle persone per bene, contemporaneamente sabotano la loro relazione. Come diceva Calvino nella prefazione, spesso gli amori difficili sono problemi di comunicazione. Alla fine il Tomagra non cava un ragno dal proverbiale buco, che sia lo stesso anche per Gus e Mickey? C’è solo un modo per saperlo, ovvero guardare la serie fino alla fine, e questo è l’unico modo per capire se una storia è una storia d’amore.

Però l’amore è uno dei quegli aspetti della vita umana che ha il potere di cambiare retroattivamente la storia che l’ha determinata.

Se perdiamo un treno (o un bus o un tram) perché ci siamo svegliati tardi e poi grazie ad una serie di sfortunati eventi ci troviamo davanti alla persona che poi sarà il nostro amore, allora diciamo che è stato l’amore a farci incontrare e quindi rivedremo tutti quegli sfortunati eventi in funzione di quell’incontro amoroso.

Allo stesso modo, guardando Love continuiamo a pensare che ora i due si metteranno insieme, che annulleranno le loro differenze in funzione di qualcosa di più grande, l’amore, appunto. In Evento, Zizek scrive (pag 198):

Un incontro erotico è l’Evento dell’amore quando cambia l’esistenza intera degli amanti, organizzandola intorno alla costruzione della vita condivisa della coppia.

Che cosa sia un evento, ve lo dico subito: un evento è un “effetto che eccede le proprie cause”. I protagonisti di Love sabotano, più o meno consciamente, la loro relazione perché sono spaventati dell’evento amoroso. Ed è di questo che Love parla, dell’evento o meglio dell’insieme degli eventi che portano all’amore. Ma quindi l’amore può funzionare?

Proviamo a quadrare il cerchio

Quasi in un gioco di rimandi e sostituzioni, Judd Apatow fa parlare i suoi personaggi, a lavoro, in macchina, alla radio, al telefono, a cena al ristorante, mentre Calvino si concentra principalmente nel descrivere gli ambienti e le situazioni in cui si trovano i suoi personaggi.

Se poi teniamo a mente che ci sarà una seconda stagione di Love, il tutto assume un’ulteriore prospettiva. Domanda: è corretto giudicare un’opera sapendo che avrà un seguito? Io credo di sì, quando siamo nell’ottica della serietà televisiva (se così possiamo definire la serialità di Netflix). Il perché ci arriva dal metodo con cui consumiamo la serialità a fumetti. Un fumetto dell’Uomo Ragno non esaurirà mai la storia dell’Uomo Ragno, ma sappiamo che in un modo o nell’altro proseguirà anche nel volume successivo. Sì, certo, ci sono le saghe, gli archi narrativi maggiori e quelli minori, ma la storia prosegue e noi come lettori lo diamo per scontato. Sappiamo, in fin dei conti, che la settimana successiva uscirà un nuovo fumetto. A questo punto la domanda non è più “se la storia finirà”, ma a che punto della storia il fumetto si interromperà. Stesso identico discorso per una serie tv, soprattutto quando sappiamo che Judd Apatow ha avuto già firmato due stagioni.

Quindi l’amore funzionerà proprio alla fine-fine? No, sono più le volte che l’amore non funziona. Tendenzialmente si potrebbe dire che per una persona giusta, nel mondo ce ne sono 7 miliardi di sbagliate. Questo nonostante il fatto che dopo molte relazioni finite male l’idea sia che ci sarebbero state 7 miliardi di opzioni migliori (meno alcune: i parenti più prossimi).
Questa idea è accennata più di una volta nella serie: sia Gus che Mickey escono da relazioni fallimentari, dicevamo… ma entrambi frequentano altra gente con esiti peggiori. Pensiamo all’apputamento di Gus con la coinquilina di Mickey, Bettie (una splendida Claudia O’Doherty, se devo dirla tutta), o la mezza relazione tra Gus e una bella attrice canadese (che sia un caso che Paul Rust, l’attore che interpreta Gus è lo stesso che scrive le storie in cui Gus si trova ad amoreggiare con queste donne?) o tutte le storie male di Mickey e i suoi ex.

A questo punto possiamo dire che Italo Calvino arriva dopo Love. Se Love cerca di risolvere un’equazione binaria, cioè di trovare il valore di una x e una y e in che punto si incontrano, gli amori difficili di Calvino si occupano della seconda parte: che cosa facciamo una volta che abbiamo trovato i valori dell’intersezione. Ricordo una commedia abbastanza mediocre se non in alcuni punti, 500 days of Summer. Quando la coppia in crisi analizza il suo fallimento viene fuori un dialogo tipo: “che cos’è successo?” “Quello che succede sempre, la vita!” Come se potesse esistere un’alternativa alla vita, nel momento in cui esistiamo.

Non credo che possiamo accontentarci di definizioni tautologiche, quando parliamo d’amore. L’amore è amarsi, o essere amati, o riconoscere l’amore nella vita e via dicendo.

E sicuramente non è questa la risposta che sia Calvino che Apatow forniscono. Cosa vuol dire che succede sempre la vita e soprattutto in che modo risolviamo l’amore? Mi rendo conto che questa domanda sia viziata da una presunzione: che l’amore sia qualcosa di analizzabile in maniera compiuta. Non voglio dire che lo sia, ma sostengo che non abbiamo motivo di escluderlo a priori: esistono rapporti amorosi stabili così come esistono rapporti d’amore disastrosi, deleteri oppure rapporti fragili, frustranti, imbarazzanti.

La magia ed Andy Dick

Ed è qui che entra in gioco Andy Dick. L’episodio Andy è il momento in cui la storia diventa veramente tridimensionale. Cioè in cui i personaggi smettono di essere disegni a due dimensioni e diventano persone veramente reali. Questo perché Andy Dick interpreta se stesso? Non solo interpreta se stesso, cioè interpreta un personaggio col suo stesso nome, ma lo interpreta in una puntata quasi di terapia.

Andy e Mickey sono amici, e dopo aver consumato una droga particolare (qualcosa come l’ecstasi, ma non sintetico) i due si ritrovano a fare un giro sulla metropolitana proprio mentre sono in trip, nel frattempo Mickey dovrebbe concordare l’appuntamento con Gus, ma il cellulare non prende.

La presenza di Andy Dick è positiva perché non servono ulteriori spiegazioni che indichino quanto sia una persona meschina e da evitare, soprattutto quanto abbia dei seri problemi di dipendenza da alcool e sostanze stupefacenti.

Grazie al cattivo esempio di Andy, Mickey capisce cosa non vuole diventare, o almeno inizia a capirlo: non può scappare dall’evento amoroso. Tuttavia deve ancora capire che prima di tutto deve fare i conti con se stessa.

Nell’episodio successivo, Gus e Mickey riescono finalmente a incontrarsi e vanno in un locale in cui ci sono spettacoli di illusionismo. Il posto è stato scelto da Gus, appassionato di magia.

Dopo che l’appuntamento non è andato al massimo, la coppia discute sullo status della magia. La magia non funziona, la magia non è esiste. La magia è pagare per farsi truffare sapendo di essere truffati, sostiene Mickey. L’amore non può essere magico, nemmeno nel senso tradizionale del termine, dunque? Perché non può esserlo ce lo ricorda Italo Calvino con L’avventura di un impiegato (uno dei racconti degli Amori Difficili) ecco come la quotidianità spezza l’incanto amoroso (pag 45)

Forse la sua inconscia speranza quel mattino era che l’esaltazione amorosa e la passione impiegatizia facessero un tutto unico, si potessero trasfondere l’una nell’altra, per continuare a bruciare senza spegnersi. Ma bastò la vista della sulla scrivania, l’aspetto usuale di una cartella verdolina con la scritta “Sospesi” per fargli sentire acuto il contrasto tra la bellezza vertiginosa da cui s’era appena staccato e i suoi giorni di sempre.

“Cartella verdolina” ecco cosa ammazza la passione. Le cartelle verdoline disseminate nella vita di coppia. Non a caso la cartella dell’impiegato Gnei non reca la scritta “progetti futuri” ma “sospesi”. La vita degli amanti è piena di sospesi da sistemare.

Conclusione

Ricapitoliamo: gli amanti danzano l’uno attorno all’altro in un vortice di amore e repulsione. La forza centripeta è ciò che tende ad unirli, la passione, il desiderio, la curiosità, la forza centrifuga è ciò che li divide, i loro problemi in quanto individui, il bagaglio delle esperienze pregresse, i loro demoni personali. Per dirla come Antonino, il protagonista de l’ “Avventura di un fotografo” (pag 63):

Forse la vera fotografia totale – pensò, – è un mucchio di frammenti d’immagini private, sullo sfondo sgualcito delle stragi e delle incoronazioni.

Se il punto di vista è “individuo contro il resto del mondo” allora non se ne esce. Cosa può trasformare una coppia di individui in una coppia di innamorati? Come si introduce l’amore nell’equazione? Lasciando perdere lo “sfondo sgualcito delle stragi e delle incoronazioni”…

Quindi amare significa accettare la struttura distruttiva ed egoista di noi stessi e degli altri, provando a rimediare ai nostri errori, allo stesso tempo comprendendo che il mondo è vuoto e senza significato. L’idea d’amore alla base degli Amori difficili e l’idea di Love sono la medesima: come lettori siamo chiamati a riconoscere l’Amore quando riconosciamo l’imperfezione altrui per poi trascurarla. Sì, accettarla, comprenderla dimenticarla. Uno slancio creativo e altruista, un abbraccio che trascende lo spazio e ogni contingenza per trovare, in qualcuno, un unico punto d’incontro. Da soli siamo imperfetti, ma possiamo trovare la scintilla della perfezione in qualcuno. Nella sua forma più semplice, l’amore è l’atto della ricerca di quella scintilla!

E dunque, per meglio rendere l’idea, possiamo ancora una volta ricorrere alle parole di Italo Calvino. Nelle Le cosmicomiche, scrive del momento in cui tutto l’universo era contenuto nello stesso spazio piccolissimo, prima del Big Bang, intitolato Tutto in un punto:

Si stava così bene tutti insieme, così bene, che qualcosa di straordinario doveva pur accadere. Bastò che a un certo momento lei dicesse: – Ragazzi, avessi un po’ di spazio, come mi piacerebbe farvi le tagliatelle! – E in quel momento tutti pensammo allo spazio che avrebbero occupato le tonde braccia di lei muovendosi avanti e indietro con il mattarello sulla sfoglia di pasta, (…) ; nello stesso tempo in cui la signora Ph(i)Nko pronunciava quelle parole: -… le tagliatelle, vè, ragazzi! -il punto che conteneva lei e noi tutti s’espandeva in una raggiera di distanze d’anni luce e secoli – luce e miliardi di millenni- luce, e noi sbattuti ai quattro angoli dell’universo (il signor Pbert Pberd fino a Pavia), e lei dissolta in non so quale specie d’energia luce calore, lei signora Ph(i)Nko, quella che in mezzo al chiuso nostro mondo meschino era stata capace d’uno slancio generoso, il primo, «Ragazzi, che tagliatelle vi farei mangiare!», un vero slancio d’amore generale, dando inizio nello stesso momento al concetto di spazio, e allo spazio propriamente detto, e al tempo, e alla gravitazione universale, e all’universo gravitante, rendendo possibili miliardi di miliardi di soli, e di pianeti, e di campi di grano, e di signore Ph(i)Nko sparse per i continenti dei pianeti che impastano con le braccia unte e generose infarinate, e lei da quel momento perduta, e noi a rimpiangerla.

 

Bibliografia minima:

Gli amori difficili, Italo Calvino, Oscar Mondadori

Le Cosmicomiche, Italo Calvino, Oscar Mondadori

Love, Judd Apatow e Paul Rust, Netflix

Evento, Slavoj Zizek, Utet

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

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