Gli animali che dunque siamo /2

L’immagine di copertina è un dettaglio di Adamo ed Eva, di Lucas Cranach, 1526.

Ho sempre avuto in mente le lezioni di religione che tutti, a scuola o al catechismo, abbiamo avuto dai nostri insegnanti, ma anche dalla cultura nella quale siamo cresciuti, in Italia. L’inizio è nella storia di Adamo ed Eva, almeno sino a quando la scuola non ci insegna la verità. Ed effettivamente è così che viene raccontata la storia umana nelle religioni abramitiche, partendo dal peccato.
Da lì inoltre nasce uno dei peccati capitali, il peccato di Gola. Adamo ed Eva mangiano la mela, il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male. Il terzo elemento di questo racconto però è il serpente, il primo animale umanizzato: il serpente si relazione con l’uomo.
E sin dai primi racconti mi sono sempre chiesto: perché provocare Adamo ed Eva con un animale? con un serpente che afferma davanti alle paure di Eva “No davvero, che non morirete. Dio però sa che, in qualunque giorno ne mangerete, vi s’apriranno gli occhi, e sarete come dèi, sapendo il bene ed il male.” Come poteva un semplice serpente, nella bibbia, essere a conoscenza del bene e del male prima che l’uomo stesso?
Poi sono arrivato a liceo e nelle varie lezioni di letteratura italiana, come tutti, mi sono trovato immerso nel sesto canto, terzo cerchio dell’inferno. Davanti ad un enorme cane con 3 teste. Una creatura animale, ancora una volta, che governa i golosi nel loro cerchio. Dante lo descrive così:

Grandine grossa, acqua tinta e neve
per l’aere tenebroso si riversa;
pute la terra che questo riceve.

Cerbero, fiera crudele e diversa,
con tre gole caninamente latra
sovra la gente che quivi è sommersa.

Li occhi ha vermigli, la barba unta e atra,
e ’l ventre largo, e unghiate le mani;
graffia li spirti ed iscoia ed isquatra.

Urlar li fa la pioggia come cani;
de l’un de’ lati fanno a l’altro schermo;
volgonsi spesso i miseri profani.

Ma cosa lega questi animali ai peccati di gola? E cosa c’entra il cibo con la religione? E cosa con la letteratura?
Come spesso sarà capitato a molti, andando a cena con ebrei, con musulmani o anche semplicemente durante le celebrazioni cattolico-cristiane, ci si accorge che cambia il modo di mangiare, alcuni cibi sono vietati e altri, invece, concessi. È dal concetto di peccato che bisogna partire, per provare a capire perché gli ebrei mangiano solo mammiferi con lo zoccolo fesso e ruminanti, o volatili da cortile, ma non selvaggina con le piume perché non può essere uccisa seguendo i rituali kosher. Molte altre sono le norme che vengono rispettate dai credenti, e su molti prodotti nei nostri supermercati troviamo la certificazione kosher.
Lo stesso capita con l’agnello nella pasqua cristiana, simbolo del corpo di cristo crocefisso e mangiato durante il pranzo. Nello stesso modo nell’Islam il cibo Haram è proibito perché ad esempio durante la macellazione l’animale ha sofferto o visto altri animali soffrire, oppure è previsto nell’Islam che durante la macellazione gli animali siano vivi, e così via. Sicuramente avrete incontrato Islamici in Ramadan, atto purificatorio dal cibo dall’alba al tramonto. Scegliere cosa mangiare e cosa no determina il corretto comportamento dell’uomo.

Ma perché tutta questa importanza nei confronti del cibo? Perché il cibo e gli animali sono in grado di purificare o rappresentare addirittura il corpo di cristo come avviene nel cristianesimo?
Scrive Jonathan Safran Foer “Nutrire mio figlio non è come nutrire me stesso: è più importante (la sua salute fisica è importante, il piacere di mangiare è importante), e perché le storie che accompagnano il cibo sono importanti. Sono storie che cementano la nostra famiglia e che la legano ad altre. Le storie sul cibo sono storie su di noi: la nostra epopea, i nostri valori. Assorbendo la tradizione ebraica dalla mia famiglia, a poco a poco ho imparato che il cibo serve a due scopi paralleli: nutre e aiuta a ricordare.”
In che senso il cibo aiuta a ricordare, e cosa c’entrano gli animali con la nostra memoria?
È a questa domanda che bisogna arrivare per capire cosa c’entrano gli animali con la letteratura e con la religione. Gli animali sono stati per moltissimi anni e lo sono tutt’ora per molti, uno dei cibi fondamentali, è attraverso le ricette, le tecniche culinarie che le religioni hanno creato una storia umana e religiosa. Quella storia molto spesso ha preso forma nella letteratura. Al di là degli esempi citati, anche scrittori più recenti, come il poeta Valerio Magrelli, scrive sul cibo e in particolare sul formaggio, partendo dalla sua origine animale, e indicando la direzione verso il male, verso la cattività dell’essere vivente.

Passato qualche tempo tutto il latte va a male come se andasse verso il male, la sua cattività, si contrae, si rapprende, abbandona il proprio stato liquido e inizia a farsi forma, la sostanza rafferma prende corpo resuscita in una carne nuova e compatta, estratta dalla bestia. È cacio, metamorfosi del secreto animale. Il frutto morto di una pianta viva. Sazia creatura pallida e lunare.
Qui Magrelli non descrive poeticamente solo la nascita del formaggio, ma mostra qualcosa di più profondo, perché molte tecniche di produzione del formaggio sono rimaste invariate per centinaia di anni, riportando una tradizione, magari del 1600, sino ai giorni nostri, nella forma di narrazione delle materie prime, del materiale povero, dal quale spesso la letteratura si ciba. Inoltre i riferimenti alla religione sono evidenti mostrando ancora una volta il legame stretto tra il sacro e il letterario.
Il rapporto che lega la letteratura alla religione e agli animali è estremamente ampio, perché se si guarda la religione come una narrazione letteraria, la bibbia come un grandissimo romanzo, o anche alla Commedia dantesca, non riusciamo a liberarci del fatto che il rapporto che l’uomo ha con l’animale e con la sua trasformazione in cibo è una forma di narratività, ha una sua forza soltanto perché raccontata, tramandata, sacralizzata.
Ed è anche nella scomparsa dalla tavola degli animali o nelle diete degli ultimi anni che c’è un atto religioso profondo. Scrive del silenzio degli animali Jean-Christophe Bailly, e forse è proprio in questo silenzio che si innesca il nostro raccontare. Magari nasce proprio dal silenzio il desiderio di far sparire gli animali dalla tavola per ritrovarli in nuovi racconti, esattamente come il cavallo ha ceduto il posto al motore, che però celebra la sua origine chiamando cavallo vapore l’unità di misura della potenza nei mezzi di trasporto. Ma è sulla sacralizzazione che bisogna soffermarsi ancora un po’.
Matisse infatti scrisse “Ogni arte degna di questo nome è religiosa. Ecco una creazione fatta di linee, di colori: se questa creazione non è religiosa, non esiste.” E forse con religiosa Matisse intendeva qualcosa che in realtà non c’entra con la fede, ma con quella sacralità laica dell’essere contemporaneo ad ogni tempo e nello stesso momento al di fuori del tempo. Per questo i racconti di cibo, il rapporto con gli animali e il modo in cui cuciniamo gli animali ha costruito anche il nostro modo di percepire la letteratura.

Ricordo quei racconti su Adamo ed Eva come quello che effettivamente erano: racconti. Erano fatti di una letterarietà povera, derivante dal latte delle vacche, dalla religione, dal racconto che è il cibo che quotidianamente portiamo sulla tavola. In questo senso parlare del rapporto tra animali e religione è necessariamente un discutere di letteratura, perché l’animale rimane al di là del linguaggio umano, in un linguaggio eternamente altro, in un certo senso come quello religioso.

 

Bibliografia/Sitografia Minima

Valerio Magrelli, Scrittori per un anno – Letteratura e cibo, Rai Letteratura 
Jonathan Safran Foer, Se niente importa, Guanda.
Jean-Christophe Bailly, Il partito preso degli animali, Nottetempo. p.69
Matisse, Scritti e pensieri sull’arte, Abscondita.

Luca Romano

Sono nato a Bari nel 1985. Mi sono laureato con lode in scienze filosofiche con una tesi sul pensiero aporetico in Cézanne, Nietzsche e Derrida. Attualmente scrivo per HuffingtonPost Italia e Ultimapagina.net. Attraverso il progetto universitario Philosophia Ludens insegno filosofia ai bambini delle scuole primarie. Organizzo seminari di filosofia presso l’università degli studi di Bari, sono redattore per la rivista internazionale di filosofia Logoi.ph e per il trimestrale di critica cinematografica Uzak.it. Pubblico racconti in antologie e riviste.

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