Tlön: questa non è un’intervista filosofica

L’editoria italiana non è fatta di sola narrativa. Anzi, negli ultimi dieci anni almeno, all’interno del vastissimo campo che è la saggistica, batte con insistenza un cuore che vende molto bene e fidelizza il lettore e che sommariamente inizierò a chiamare self-help.

Se vi immaginate libri per smettere di fumare o uscire dalla depressione in cinque mosse però fermatevi: questo è il livello zero del self-help, quello che trovate in cassa. In realtà si potrebbe anche iniziare da qui a fidarcisi, sebbene non si tarderebbe comunque a scoprire uno spesso sottostrato teorico che fa da base alle tecniche di pronto aiuto per l’uomo moderno e che affonda le sue radici nella filosofia. Sì, quella seria, quella che al liceo e all’università studiamo in ottica storica e un po’ statica, che fa venire in mentre sempre gli stessi nomi di pensatori antichi, al massimo tardo-romantici, contestualizzati nel loro mondo che fu. Ma procediamo con ordine e facciamo un paio di esempi.

Anche se non siete fruitori abituali del genere, forse ricorderete il fenomeno globale che nel 2007 fu The secret: il libro firmato dall’americana Rhonda Byrne, così mainstream che si guadagnò persino un cameo nel film di Sex and the city II, impugnato da una Samantha Jones in crisi esistenziale. Il manualetto – che fu anche cortometraggio e poi divenne agenda e calendario e qualunque altro gadget possiate pensare – sbandierava la legge dell’attrazione, le sue dinamiche, il suo funzionamento e come bisognasse adoperarla per diventare milionari, cambiare macchina o dimagrire. In poche e migliori parole, per realizzare il proprio potenziale di essere umano.

Ora, che i pensieri plasmano la realtà non l’ha certo inventato Rhonda Byrne. Nemmeno è stata la prima a recuperare la nozione, che anzi è uscita dalle sue mani infinitamente depauperata, quasi da lasciare lì a decantare prima di restituirle di nuovo del senso.

Più vicino nel tempo e di portata più ampia, poiché l’argomento ha esondato dai confini del pubblico di settore, c’è la faccenda chakra. Ditemi, in coscienza, che non ne avete mai sentito parlare. Riequilibra i tuoi chakra, guarisci coi chakra, sbloccali, illuminati, la dieta dei chakra, medita coi chakra, colora i chakra… Ecco, immaginate quanta filosofia sta dietro ai chakra. Non li ha inventati Judith Anodea, che pure ha scritto l’abbastanza esaustivo Libro dei chakra.

Si è insomma andato a creare nell’ambiente culturale italiano, che esula dalla narrativa, una zona ibrida, ma dal magnetismo irresistibile per molti, che ha innalzato il livello del self-help da pratico a inerente all’anima e ha veicolato la sostanza filosofica di cui abbiamo parlato poco sopra in una rielaborazione contemporanea spesso scritta (e pronunciata in convegni, conferenze e seminari) da pensatori attuali dal piglio carismatico, portatori di un sincretismo di saperi che di rado poggia le basi sullo studio degli originali. Si tratta molto spesso di, forse inconsapevoli, recitatori convincenti di bigini conditi in abbondanza con un proprio umano sentire e personalissime intuizioni, che puntano a smuovere le coscienze del pubblico, a risvegliarlo persino.

Sia chiaro, tra queste persone, relatori e auditori, c’è un sacco di gente armata di autentica sete di sapere e da buone intenzioni, tuttavia, soprattutto tra i relatori, non è troppo severo affermare che largheggia un pressapochismo – spesso direttamente proporzionale all’acclamazione popolare – altamente nocivo per coloro i quali in mano a queste persone mettono la propria riuscita personale.

È necessario ancora un piccolo discrimine: le persone non fanno la materia.

In realtà il filone appena descritto, e che definiremo spiritualistico, è molto stimolante intellettualmente, solo non da noi, non allo stato attuale dell’arte. Fuori dai confini italici le università, ad esempio, hanno ammesso nei loro circoli certe avanguardie di pensiero, fornendo alla materia – che per carità, può anche passare dalla legge dell’attrazione – cervelli pagati, spazi, risorse, laboratori per potersi sviluppare e crescere, per potersi contestualizzare in testi rigorosi, scritti con metodo, pubblicati con rigore, con una dignità scientifica – passatemi il termine – che permette dialoghi interdisciplinari e di conseguenza innesta un circolo virtuoso di crescita del pensiero. Meccanismo questo che impiega cinque minuti a relegare alle casse delle librerie o agli ebook gratuiti di Amazon certe scorciatoie pratiche o certi carismi privi di fondamenta, innestando anzi un confronto sempre più interessante, sempre più oltre, che contribuisce all’evoluzione e alla fioritura dell’essere umano e delle sue generazioni future.

In Italia comunque c’è qualcuno che ha intuito tale dinamica e che ha iniziato a fare qualcosa di concreto per cambiare direzione. Sono quelli di Tlön, l’associazione, che è diventata agenzia di organizzazione eventi e casa editrice, portata avanti da Andrea Colamedici, Maura Gancitano e Nicola Bonimelli – nonché rispettivamente editore, direttore editoriale e direttore commerciale di Edizioni Tlön – romani, under 35.

Tlön lavora alacremente in un solco di crisi profonda e precisissima, che mira a rivoluzionare – sì, puntano in alto e con sicurezza – la cultura del paese.

Prima di tuffarci in un serratissimo dialogo con Andrea Colamedici, penso sia utile, data la vastità e la lucidità di intenti propri dei nostri interlocutori odierni, leggere ciò che Tlön dice di se stessa:

Tlön rappresenta il tentativo di mettere ordine nel confuso panorama culturale italiano proponendo spettacoli teatrali, conferenze, seminari e atti poetici per fare filosofia allinsegna dellironia, della spietatezza e della sobrietà.

Nasce con lintento di creare unintegrazione in Italia tra studi accademici e ambienti olistici, tra ciò che è manifesto e ciò che è ignoto, tra espressione artistica e letteraria e indagine sulla coscienza. Tra poesia, filosofia e psicologia.

Tlön intende rendere manifeste in Italia le aperture di senso e significato che altrove caratterizzano loperato accademico e scientifico più allavanguardia: lesoterismo occidentale, la ricerca sugli stati non ordinari di coscienza, le radici della nostra cultura, le emergenze spirituali, larte del racconto e tutto ciò che ha a che fare con la piena e autentica fioritura dellessere umano.

Tlön è un pianeta immaginario descritto dallo scrittore argentino J. L. Borges, un nuovo mondocreato attraverso uno sforzo dimmaginazione comune. Le idee, se pensate insieme e pensate bene possono creare persino un mondo intero, tutto nuovo e vero.

Noi lo abbiamo cominciato a immaginare.

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Chiaro, no? E adesso partiamo con la nostra intervista ad alta intensità.

Intanto bandiamo un possibile dubbio: che la filosofia in Italia sia solo storia delle filosofia, con il nervo pulsante e pensante relegato e frammentato in manuali di self-help spiritualistico è reale o è un’osservazione snob dei soliti intellettuali?

Penso al self-help spiritualistico come a una neo-sofistica. A guardarlo bene il mondo occidentale contemporaneo rappresenta la versione espansa e caricaturale dell’Atene del quinto secolo a. C.

Le ragioni che portarono al successo i Sofisti del tempo sono le stesse che permettono oggi a conferenzieri e relatori di farsi strada tra centri olistici e pagine Facebook: la ricerca da parte del pubblico di benessere, fama e buona reputazione, favorita da una quiete di superficie che incrementa gli scambi commerciali e le possibilità di scalate sociali.

La neo-sofistica rappresenta la via ideale per quell’enorme fetta di pubblico che prima era troppo impegnato a sopravvivere per porsi domande e darsi obiettivi e che ora vuole un metodo semplice e veloce per saziare la propria sete millenaria di conoscenza.

La neosofistica è una risposta pericolosa per un pubblico senza una cultura autentica, animato a volte da un certo arrivismo, che è però l’unico da cui può nascere la sovversione di un sistema culturale evidentemente al collasso, incapace di offrire risposte (e, soprattutto, domande) all’uomo contemporaneo.

Quindi sì, il nervo pulsante della filosofia in Italia è nel self help, ma al momento sembra tutt’altro che pensante.

Come può essere che il sistema universitario italiano non riesca ad accogliere correnti di pensiero che altrove hanno tutta la dignità che compete loro?

 A me sembra chiaro che gli universi di Castaneda, di Gurdjieff, di Aurobindo o di Platone, ad esempio, non siano gli stessi dell’ambiente universitario, il cui scopo principale è nella maggior parte dei casi propagandare una sintassi scoraggiante e distanziante.

Ricordo la sensazione di essere di fronte a un momento fondamentale per l’università quando, da impotente rappresentante degli studenti di Filosofia de La Sapienza, scoprii che era passato il decreto Brunetta, che contemplava la possibilità che le Università diventassero Fondazioni di diritto privato. L’indirizzo era ed è chiaro: spostare il centro dell’Istruzione dal Sapere al Potere, dalla conoscenza del reale alla funzionalità, declinando lo scopo della ricerca scientifica e umanistica esclusivamente in chiave economica.

Eppure, i vari Castaneda non sempre abbandonano le università. Non lo fece del tutto neanche il buon Carlos, con il suo parlare di altissima filosofia contemporanea sotto forma di romanzo fricchettone. Per capirlo basterebbe leggere La via del Guerriero, il Giornale di ermeneutica applicata scritto interamente da Castaneda, in cui è lui stesso a impostare un parallelismo tra l’epoché fenomenologica di Husserl e le tecniche del suo don Juan [ndr. sciamano di etnia yaqui che lo studioso avrebbe incontrato per diversi anni con il pretesto di una ricerca antropologica, i loro dialoghi sono il soggetto della bibliografia castanediana]. Rimando anche alla splendida prefazione del dimenticato Furio Jesi a L’isola del Tonal, che si rivolge a Castaneda come a «un discepolo di Heidegger, un imitatore di Kierkegaard, un seguace di Dilthey». E noi non lo studiamo.

A Tlön interessa molto il mondo dell’editoria universitaria. La strategia che abbiamo attuato per penetrarvi consiste, tra l’altro, nel pubblicare grandi testi di professori e rettori di atenei straniere e cominciare a farli circolare negli ambienti accademici nostrani. Alcuni esempi: Richard Tarnas, rettore del CIIS, in California, o Jeffrey Kripal, direttore del programma “Gnosticismo, Esoterismo e Misticismo” della Rice University, in Texas, e moltissimi altri ricercatori che hanno scritto saggi strepitosi dall’interno dell’accademia, ridefinendone i confini.

 

Biglietteria per l’Oltre!Biglietteria per l’Oltre!

Pubblicato da Tlon su Mercoledì 23 marzo 2016

 

Personalmente vi ho conosciuto con lo spettacolo teatrale Un dio oltre Dio, regia di Igor Sibaldi, personalità che con la sua cultura rappresenta una felice e seguita eccezione alla regola nel panorama contemporaneo descritto poco sopra. Vi faccio un torto se dico che lincontro tra voi è stato particolarmente felice e vi ha permesso di raggiungere una portata di pubblico notevole? Come è nata la collaborazione?

Igor per noi è stato fondamentale. Senza di lui avremmo dovuto fare un giro decisamente più largo per sviluppare la nostra portata attuale e probabilmente avremmo sbagliato strada quando avremmo dovuto capire come andare incontro alle momentaneamente offuscate menti di gran parte del pubblico, vittima delle dissociazioni prodotte da un trentennio di new age capitalistica. Usare i nostri difetti – disincanto, arroganza, un certo narcisismo – come chiavi ironiche e giocose ci ha permesso di veicolare un messaggio culturale difficile e impegnativo a un mondo – quello “spirituale” – tanto vasto quanto spesso in balia degli ottusi organizzatori della spiritualità.

Sibaldi è fuori dal sistema: va in radio da Volo ma scrive libri di filologia biblica, si scopre regista ed è un conferenziere dal carisma eccezionale. Il pubblico lo premia, anche se non credo lo vedremo mai cenare con il ministro della cultura. Con lui è evidente un abbattimento dei confini di genere, di pubblico, della concezione alta e bassa del sapere che fa tremare molti: a voi spaventa? Pensate che il suo, al momento, sia uno dei pochi paradigmi possibili per chi voglia fare una cultura di sostanza anche in Italia?

 Credo sia più possibile vedere cenare Igor con il sultano del Brunei che col Franceschini di turno. Oltre a Igor, nel mainstream “spirituale” italiano non c’è molto altro di sostanzioso. Grandissimi ricercatori altrettanto interessanti sono molto meno noti o distanti e spesso non hanno alcuna intenzione di offrirsi al pubblico di cui sopra, giacché lo considerano spacciato. Se abbiano ragione loro o Igor, io non lo so. Di sicuro il pubblico percepito come “alto”, quello che, banalizzando all’estremo, legge Adelphi e va all’Opera, quello sì, è spacciato. Ha dimostrato di non saper raccontare il mondo contemporaneo, di non volerlo ascoltare, analizzare, curare, e si è limitato quasi sempre a difendere una vaga idea di cultura, stando ben attento a non sporcarsi.

Al di fuori della neosofistica, invece, il panorama culturale alternativo italiano è pieno di interessantissimi ricercatori che hanno saputo scendere dal pulpito e interpretare il reale, in particolare nel teatro e della musica, penso ad esempio ad Antonio Rezza e a Natalino Balasso.

Con la casa editrice vogliamo diventare il polo culturale più influente del settore e penso che, considerate le proposte, ce la faremo: siamo gli unici ad avere un serpente editoriale, per dirla con Calasso, che spazierà da inediti di Gurdjieff a Castaneda, da Daniel Goleman a Annick de Souzenelle, da Jodorowsky a Colin Wilson.

Poi vediamo.

 

Photo by Diaan Mynhardt https://unsplash.com/dfdy_/unsplash

Michela Capra

Quasi sicuramente sta scrivendo dal suo ufficio-poltrona, con qualche gatto addosso. Si ritrova, suo malgrado, fuori dal mondo almeno tre volte al dì.

2 Commenti
  1. è UN PIACERE. Grazie. Desidero incontrarvi presto sulla mia Strada. Vi AUGURO Felicità Luce e Consapevolezza. Con stima…Pietro Crestan

  2. Grazie Pietro! Ti consiglio vivamente tutti i libri pubblicati da edizioni Tlön, buona lettura!

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