Tutti quelli che ti stanno a cuore

L’immagine di copertina è di Federico Tamburini

Perché non balliamo?

“Erano figli di persone che li avevano trattati in maniera grottesca, qualcuno potrebbe dire violenta, anche quando erano piuttosto piccoli, e quando, appena passata la trentina, si conobbero e cominciarono a scambiarsi confidenze, la scoperta di quel terreno comune – perché per lei questo lo era – le sembrò un’enorme, gradita consolazione.”

Antrim EinaudiSi apre così Consolazione, uno dei racconti che compongono la raccolta La luce smeraldo nell’aria di Donald Antrim (Einaudi), la storia rocambolesca tra due trentenni di Manhattan, Jennifer e Christian, raminghi sempre in cerca di letti e case altrui. Lei è una correttrice di bozze col sogno della pittura, lui un poeta mancato che di tanto in tanto lavora in uno studio legale. Il loro modo di fare sesso, d’incontrarsi e di raccontarsi, vive all’ombra di quell’incipit, dove il rapporto con la famiglia – nel caso di lei una madre tossica e alcolizzata, nel caso di lui una schiera di parenti sempre pronti a deriderlo – resta il pretesto che giustifica un fallimento mai superato, sempre attribuibile a qualcun altro. Riconoscere le proprie sofferenze e vergogne è l’occasione per far sì che le loro solitudini s’incontrino e trovino una tregua, ma a venire meno è appunto quell’universo fisico di appartamenti in prestito e divani raffazzonati dove Chris e Jenny non riescono a posarsi, come uccelli scacciati di continuo da un traliccio dell’alta tensione. Entrambi hanno bisogno di esorcizzare le proprie sconfitte, e cercano di farlo dandosi a vicenda la possibilità di rappresentarsi l’uno all’altra nelle loro aspirazioni segrete: Jennifer lo fa attraverso l’arte, con cui cerca di “uccidere” sua madre, e dimenticare il padre dedito alla bottiglia; un vizio che però affligge segretamente anche Christian. Entrambi cercano di sopraffare i ricordi, cercando nell’altro un pretesto per combattere il destino, ma sembrano fallire l’impresa. Antrim – che in questa preziosa raccolta gioca con sapienza tra il valore simbolico del racconto e la sua capacità di fotografare la realtà – li dipinge nell’attimo cruciale in cui questo disagio diventa palpabile, nell’istante in cui diventa fondamentale decidere da che parte della barricata cadere. Le pagine con cui questa disperata lotta intima e familiare viene raccontata sono un’arma a doppio taglio, alla fine delle quali al lettore viene consegnato un dubbio cruciale: dove inizia il diritto al vittimismo e dove comincia la responsabilità?

“«Che disastro», diceva puntualmente Christopher (…) e lei rispondeva, alzando gli occhi al cielo: «Sì, ma siamo stati noi».”

A chi vuoi bene

easter paradeNon va meglio a Sarah ed Emily, le sorelle protagoniste di Easter Parade di Richard Yates (Minimum Fax). Il romanzo si apre con un incipit tutt’altro che illusorio (Né l’una né l’altra delle sorelle Grimes avrebbe avuto una vita felice, e a ripensarci si aveva sempre l’impressione che i guai fossero cominciati con il divorzio dei loro genitori), com’è del resto tutta la scrittura di Yates – un costante dipinto della realtà compassionevole e partecipe, che non trova mai un briciolo di redenzione nell’illusione. Easter Parade illustra la vita delle sorelle Grimes, a cominciare dal loro inquieto tour fanciullesco con una madre strampalata ed egocentrica che le trascina da un appartamento all’altro (l’impossibilità di mettere radici sembra collegarsi ancora una volta ad un inesorabile destino d’infelicità) fino alla loro vita di giovani adulte: Sarah sceglie la vita coniugale, Emily resta una donna irrisolta. Il loro disperato tentativo di occupare un posto nel mondo sembra scandito da un unico imperativo: non finire come i propri genitori. Tanto Emily quanto Sarah vivono all’ombra terrorizzante di una madre idealista che ha fallito, e nel ricordo di un padre arreso che ha peccato di distrazione, goffaggine e assenteismo. I modi inefficaci e tuttavia estremi con cui entrambi i coniugi Grimes amano e trattano le proprie figlie è uno specchio che riflette la loro inadeguatezza: nel racconto di entrambe le loro diversissime vite è impossibile non rintracciare l’influenza disastrosa che quel divorzio ha lasciato, come una sinistra maledizione. Ester Parade è, tra le altre cose, un vivido ritratto di come sia difficile sfuggire a quel male subìto, alle violente ripercussioni di un amore infranto proiettato nel cuore di chi lo ha vissuto anche solo per riflesso. Yates scrive pagine dolorose e bellissime in cui l’affetto compromesso sembra essere l’alibi perfetto per arrendersi alle proprie inabilità latenti. Tanto Sarah quanto Emily si lasciano trascinare dalla corrente, confidando nella dissoluzione. Una delle pagine più belle del libro è quella in cui entrambe, da adulte, si ricongiungono per assistere la madre ricoverata; momento durante il quale affronteranno invece insieme il cordoglio per il padre morto anni prima:

“«Una volta papà venne a trovarci lì (…) e mentre tornavamo a casa (…) mi chiese: “Piccola, posso farti una domanda?” E poi disse: “A chi vuoi più bene, a tua madre o a me?”».
«Dio mio. Davvero l’ha detto? E tu che hai risposto?».
«(…) Gli dissi che dovevo pensarci su. Ah, certo, lo sapevo (…), sapevo di volergli molto più bene che a Pookie, ma sembrava tremendamente sleale nei confronti di Pookie spiattellarglielo così chiaro e tondo. Perciò gli risposi che ci avrei pensato e gliel’avrei detto il giorno dopo. E lui: “Me lo prometti? Se ti telefono domani, me lo dici?” E io promisi. Ricordo che quella sera non riuscivo a guardare in faccia Pookie e che dormii piuttosto male, ma quando lui chiamò glielo dissi. Dissi: “A te, papà”, e per un momento credetti che si sarebbe messo a piangere lì al telefono. Piangeva spesso, sai».”

Con questa istantanea del quotidiano, Yates spalanca la strada ad una trama sottaciuta fatta di affetti contrari, di vite divergenti accomunate da un’unica radice di sangue: il rapporto di Sarah ed Emily con due genitori che non solo hanno tradito il proprio ruolo di eroi, ma che le hanno amate in modi contrari, intrappolandole per sempre in una diversità senza soluzione.

Inferno

Sur PurgatorioIl tradimento degli affetti è uno dei nodi centrali dell’universo drammatico di Purgatorio, capolavoro di Tomás Eloy Martínez (Sur) che conobbe il triste destino del rogo durante gli anni della dittatura militare sudamericana. Proprio di questo parla il libro, che cela il ritratto orrorifico dell’Argentina dei desaparecidos dentro il vortice di una disperata storia d’amore, quella tra Emilia Dupuy e Simón Cardoso. Purgatorio è un libro costruito su più livelli narrativi, che pesca tanto dall’immaginario dantesco quanto dalla letteratura di fine secolo: Emilia e Simón sono due cartografi che si sposano nella Buenos Aires degli anni Settanta, e il cui amore viene osteggiato (e poi dissolto) dal clima di terrore che vede incarnato il suo spirito più violento nella figura del generale Orestes Dupuy, il padre di lei. Con questo romanzo – che è più di tutto un libro che parla dell’incapacità di abbandonare un amore, di attese, speranze e mondi paralleli opposti a una verità che non possiamo e non sappiamo accettare – ci si immerge nei meandri più perversi della violenza, quella esercitata da un “padre padrone” nei confronti di una figlia responsabile di aver scelto l’amore sbagliato. Il tema del ricatto psicologico, nel ritratto a tinte forti di un Paese immerso in una febbre mistificatrice, è fondante per capire appieno il senso di oppressione e condanna di Emilia, il cui sposo viene fatto sparire durante un sopralluogo cartografico. Il romanzo si basa sulla ricerca estenuante di Simón, la cui morte Emilia non riesce a credere né ad accettare: trent’anni dopo i due sembreranno ricontrarsi, e sarà compito del lettore stabilire la verità, passando per le obbligatorie seduzioni dell’illusione. Rilevante è in ogni caso quel rapporto malato e disperante tra Emilia e il padre, che sembra essere a tutti gli effetti uno dei mandanti della scomparsa di Simón, la cui morte diventa leggenda nelle cronache di mezza America. T. E. Martínez scrive:

“Le organizzazioni per i diritti umani che avevano indagato sulla vicenda erano sicure che dietro il crimine ci fosse la mano di Dupuy, ma non c’erano documenti che lo provassero. Il cadavere non era mai comparso. I particolari erano pubblicati nel Diario del Processo, ed Emilia li aveva letti di sicuro, senza crederci. La minima ombra di dubbio l’avrebbe distrutta, perché se il marito era morto, suo padre era colpevole, sua madre complice e lei era figlia di due assassini”.

E in effetti la necessità di dimenticare è uno dei topos cruciali di Purgatorio: ci prova senza successo Emilia, la incoraggia Orestes Dupuy, e infine, a consegnarglisi, è Esther, la madre di Emilia, che dopo un’esistenza grigia si arrende alla malattia. Ma a questo proposito, è proprio qui che il tema del rapporto genitori-figli sale in superficie in tutto il suo potenziale di devastazione: nella presa di coscienza che chi professa amore può in ogni istante rivelarsi un carnefice; e nella capacità di resistere ed esistere cui i figli sono fortunatamente sempre condannati. Una delle battaglie di Emilia è proprio questo processo vitale e inevitabile di liberazione filiale, che sembra essere l’unico baluardo possibile in vista di una dolorosa rinascita: T. E. Martínez affida alla sua protagonista la missione di scrollarsi di dosso quell’amore soffocante e malato tradotto nel ricatto del denaro e della bella vita; missione che è forse la più difficile di tutte. Né i disperati di Donald Antrim né le sorelle Grimes di Yates riescono in quest’impresa, che prescinde tutto e che trascina nello scollamento violento ma inevitabile che esiste tra noi e coloro che ci hanno generato. Solo la fuga in un “mondo altro”, dove verità e finzione finiscono per sovrapporsi in un gioco di specchi – che non a caso è un altro dei temi centrali del romanzo – può portarci in salvo sull’altra riva del fiume. Quel fiume umano la cui sorgente è spesso nota, ma la cui foce è nostro compito saper collocare.

Gaia Tarini

È nata a Perugia nell'inverno del 1989. Dal 2014 scrive tutti i giovedì per la Colonna dell'Invidia sul sito di Barta Edizioni, e nel 2011 ha fondato il blog letterario Le ciliegie parlano insieme a Giorgia Fortunato. Legge e invita a leggere ad alta voce sul Tumblr Pioggia & Polenta.

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