Daniel Wallace

Daniel Wallace, diciamocela tutta, non se lo fila nessuno. Cioè, voglio dire, se Tim Burton, quel giorno, proprio quello, avesse deciso di farsi un giro anziché un film, noi, di Daniel Wallace, non avremmo mai sentito parlare.

Film? Hai detto film? Ma quale? Sai, ce ne sono tanti in commercio, razza di zuccone! Ah, quindi voi, manco il film conoscete? Ma, scusate, redazione. Scusate. Il lettore medio di Finzioni è così scialbo? Così puerile? Così balocco? Cirillo, non va bene. Non ci sto. Mi parlavi di cultura, di gloria, di tette mastodontiche. E che cazzo! Comunque, scusate, mi è passata. Ora respiro profondamente e mando giù due gocce di quelle forti. Ok. Quindi. Vediamo.

Big Fish! (1998)

Sì, diamine! L’ha scritto proprio lui! E non è un libro egregio? Io lo trovo pregevole. E lo trovo ricco e, tra l’altro, lo trovo molto meglio del film che, a sua volta, lo trovo molto meglio di tanti altri film che trovo rispettabili.

Io trovo cose e parlo con gente.

E Daniel Wallace è nato nel 1959, in Alabama, Stati Uniti d’America. Pensate un po’: prima di pubblicare Big Fish ha scritto 5 romanzi che sono stati segati dagli editori. Tutti. E 5.

Sicché, amici. La storia la conosciamo. Un padre sta morendo, un figlio corre al capezzale, una madre soffre di brutto, una nuora è decisamente gravida. E poi arrivano i giganti, i nani, il circo, le streghe, le gemelle siamesi, la città sommersa, il fiume, il grande pesce.

Che fottuta figata! Sta di fatto che in Italia, biblioteca, ho trovato anche Il Re dei cocomeri (2003). Bello, anzi, bellissimo. Proprio le storie che piacciono a me. Una paese e la sua sagra. E tutti i cazzi e i mazzi. Gente un po’ pazza. Situazioni grottesche. Tra il sì e il no. Questo surreale che ci aggrada. E un sacco di uomini vergini.

Del 2007 è Mr Sebastian e l’ombra del diavolo e, questo romanzo, non avete scuse, lo si trova con prepotenza nelle librerie. Io, pensate, non l’ho nemmeno cercato, me lo sono trovato lì, con la copertina blu, accattivante, quasi erotica. Praticamente è la vicenda di un uomo di colore che sbianca. No, ragazzi. Non è la biografia del compianto Michael Jackson. E no, ragazzi. La parola “vitiligine” non viene mai nominata. Lui è un mago e se la deve vedere con il demonio.

Brutto affare.

Tutto qui? Cioè, ci hai fracassato le palle e te la sei menata con questo Daniel Wallace che, poi, ha scritto solo tre libri?

Ehm, cioè, sì. Effettivamente. è così. Non è colpa mia se i biliardi di racconti che ha scritto, nessuno si è preso la briga di tradurli. Ha vinto dei premi, questo qui. Ma niente.

Anzi. Ha scritto Elynora, un libro per ragazzi, ci sono le illustrazioni, anche.

Andrea Meregalli

Vivo con Isabella e Arturo Bandini. Lavoro come giornalista freelance aka una maniera edulcorata di lavorare come giornalista precario. Faccio gli articoli e i siti e i social e i comunicati stampa e gli speech e il seo e la seo: parità di genere. Ho un blog di letteratura e ho scritto un libro, come tutti.

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