No Gonzo! No! Io non voglio scrivere questa biografia edulcorata in acido! Voglio restare pulito! Tu sei Hunter Stockton Thompson, sei un idolo! Un fottutissimo fattone-colto-anticonformista-stempiato-fumatore-sceriffo-alcolizzato-politico-genio-anti Nixon-giornalista gonzo!

Nato a Louisville nel 1937 e cresciuto criminale. Come sfuggire al carcere? Facile. Arruoliamoci in aviazione! Dopo varie ed eventuali finisci finalmente in una redazione giornalistica. Di cosa ti occupavi, Gonzo? Di sport? Certo che sì. Almeno fino alla fine dei gloriosi anni Sessanta. Prima di Rolling Stone. E della venuta dello stile gonzo. Che colpo! Io, e non solo io, ti devo dire grazie. Per lo stile. Per la faccia come il culo. Per l’elogio e per la cura del dettaglio. L’oggettività come finzione. E così è sempre stato. Precursore che non sei altro!

Nel 1971 pubblichi a puntate, sulla pietra che rotola, uno dei libri più belli che possano capitare tra le mani di un uomo. O di una donna. Dai. Diciamolo tutti insieme: Paura e disgusto a Las Vegas! Che bello. Penso di non aver mai letto dei dialoghi così. Così divertenti e nel contempo così distaccati da una realtà proporzionalmente disastrosa. La ricerca del sogno americano. Che genialata!

Negli anni immediatamente successivi ci dai dentro. Cerchi di incularti Nixon. In Italia lo pubblicano come: Meglio del sesso, i mille modi per eleggere un presidente USA. Tu stesso lo hai detto: «Non si può essere oggettivi su Nixon.»

Appena dopo presenti Hell’s Angels. Inchiesta interna sulla banda di motociclisti più pericolosa di sempre. Infiltrato in mezzo a quei bestioni cattivi e ubriachi e ignoranti e stupratori. L’hai sfangata. Anche se una volta, a dire il vero, le hai prese di santa ragione. Ma tant’è. Seguono comizi, articoli e libri.

In Italia un paio di anni fa pubblicano Cronache del rum. Dove torni un giovane giornalista a Portorico. E bevi e bevi e bevi. E sei già disilluso nonostante i ventidue anni che avevi quando lo hai scritto. Molto fico. L’anno scorso, infine, Baldini Castoldi Dalai propone Screwjack, tre racconti per un libricino piccino piccino. Si evince che qui in Italia ti hanno cagato davvero in pochi. Perché hai scritto molto di più. Almeno una dozzina di libri. Pochi romanzi, purtroppo. Ma molti reportage da giornalista (gonzo) di razza pura.

Stavi lavorando anche quando te ne sei andato. Che beffa. Un appassionato di armi da fuoco come te. Era il febbraio del 2005 e i giornali parlavano di suicidio. Ufficialmente lo è. Suicidio. Ma io, ci credo poco. Paul Roberts, il tuo grande amico, dice che ti hanno sparato. Per via di certe indagini che stavi portando avanti riguardo gli attentati dell’11 settembre 2001. Eri al telefono con tua moglie e ti hanno/sei seccato. Peccato. Hai chiesto che le tue ceneri venissero sparate con un cannone verso il cielo del Colorado. Quindi, un certo Johnny Depp, che nella vita fa l’attore molto cool e che è stato un tuo grande amico e ammiratore, organizza una mega festa ed esaudisce questo desiderio gonzo.

Parliamoci chiaro, Hunter. Hai cambiato certi equilibri. Hai scritto Paura e disgusto e già questo ti pone di diritto nell’Olimpo dei tosti. Non hai avuto paura. Hai provato qualsiasi tipo di droga eccetto, forse, l’eroina. Hai descritto e sperimentato. Hai cambiato e criticato. Hai rischiato.

«Some of the truth that doesn’t get written is a lot more twisted than any of my fantasies.»

R.I.P. Dr. Gonzo.

Andrea Meregalli