Bestseller. Definitelo voi

Qualche settimana fa ero in treno. Davanti a me c’era una coppia; un ragazzo e una ragazza suppergiù della mia età. Per tutto il viaggio si sono chiamati con nomignoli mielosi e si sono sussurrati frasette d’amore a tratti erotiche. Il viaggio è durato circa tre ore e io per tutto il tragitto non ho potuto fare altro che vederli e, mio malgrado, ascoltarli (ovviamente sono scesa anche con un certo senso di fastidio). La situazione, di per sé molto comune, era però caratterizzata da una strana coincidenza: entrambi gli innamorati parlavano con una voce stranissima, a tratti soffocata. Probabilmente entrambi avevano una malformazione al palato, tipo, e pertanto uscivano dalle loro labbra parole aspirate, mal pronunciate e arrancate.

Bene. Questa storia potrebbe essere il canovaccio tipico per un best seller (non la mia di coatta spettatrice, ma la storia ipotetica di questi due: emarginati dai compagni di classe, scelti per ultimi per formare le squadre delle partite di calcio e pallavolo. Poi un giorno si incontrano capiscono di non essere più soli e si innamorano ecc. ecc.).

Ora, a parte gli scherzi, il bestseller è una categoria a posteriori e non un genere letterario. Esso indica semplicemente un libro che ha venduto moltissime copie e così, tanto Gomorra quanto il Codice Da Vinci, sono bestseller. Indubbio. E prendiamolo per assodato – se non altro perché vero.

Tuttavia… per una volta concedetemi di dilettarmi affidandomi ai classici luoghi comuni; perché certe trame più di altre, e certi stili più di altri, sono portati per vocazione al bestseller inteso come genere (del resto il bestseller è un libro talmente scritto male da sembrare già un film, si dice).

Alcune idee?

In un libro davvero spassoso Luca Ricci elenca alcuni tipici cliché:

  • Il diario in cui una nonnina moribonda rivela alla nipote che la sua famiglia è composta da degenerati responsabili di ogni abiezione, tipo aver brevettato la shoah;

  • la partita a scacchi tra un poliziotto e un serial killer (il poliziotto è appena stato lasciato dalla moglie e il serial killer uccide perché ha subito un forte trauma nell’infanzia);

  • uno zoppo e un’anoressica si amano perché si scoprono simili nelle loro apparentemente diverse storie di handicap, salvo poi scoprire che la vita è comunque tregenda e solitudine.

Come si noterà c’è sempre di mezzo l’infanzia, un segreto svelato e sentimentalismo a frotte.

Ora, al di là di questi giochetti divertenti, la casa editrice in cui lavoro (thanks God) non va alla ricerca del bestseller inteso come genere. Tuttavia, quando si fanno le riunioni editoriali la caccia alla tesi forte c’è sempre… perché il colpo di scena, la rivelazione shock, fa gola,: è tutta questione di audience. (Dialogo tipo tra un editor e l’editore: il primo vuole convincere il secondo a pubblicare una monografia su Carlo V. Il secondo non è convinto perché il libro non dice nulla di sensazionale. È solo una monografia su Carlo V. Messo alle strette l’editor azzarda: «Beh, editore, se vuole le dico che Carlo V era gay e lo mettiamo anche come titolo!»).

Dunque serve mistero. Escamotage che pare essere stato captato anche dagli aspiranti scrittori che ci mandano i loro manoscritti. Pochi giorni fa abbiamo ricevuto un’email che ci ha davvero tenuti con il fiato sospeso: lo scrittore ci invitava a prendere visione della presentazione del suo libro aggiungendo che il titolo ce l’avrebbe “svelato” solo se ci fossimo rivelati davvero interessati a pubblicarlo. «Per il momento dovrete accontentarvi del sottotitolo».

Chapeau.

Agnese Gualdrini

1 Commento
  1. Articolo divertente. l’infanzia “va” sempre e uno spunto curioso è già qualcosa; occorrono poi ritmo, colpi di scena, un po’ di erotismo eccetera. Aggiungerei facilità o leggerezza concettuale e lessicale, nel senso che molti (non tutti i) best seller hanno quale pubblico di riferimento i non lettori o i lettori deboli, poco propensi all’impegno. Infatti molti (non tutti i) best seller sono “brutti”. Infine i best seller ( tutti) sono in effetti una categoria editoriale. Alcuni (pochi) vi rientrano per merito, gli altri a calcioni ( pubblicitari). Perciò debbono poter piacere a chi legge poco e niente.