Pronto? Vorrei pubblicare un bestseller

I ferri del mestiere / Pronto, vorrei pubblicare un bestseller

Lavoro in una casa editrice tutto sommato piccola. In realtà tutti fanno un po’ di tutto. E così rispondere al telefono tocca spesso anche a me. Uno può pensare che a digitare quel numero siano persone importanti, giornalisti, nomi noti della cultura italiana, agenti letterari, editori stranieri, autori stimati. Tutto vero, senza dubbio. Tuttavia, molte volte, dietro quella cornetta si cela un mondo di voci davvero esilarante… a tratti grottesco.

– Pronto?

– Sì buongiorno…senta io sto cercando questo libro…volevo chiederle dove potevo trovarlo.

– Non l’ha trovato in libreria?

– …

– Pronto?                                                        

– Ah…davvero? No, in libreria non ci sono ancora andato. Proverò e le farò sapere.

Comprendo così che la prima cosa che ti viene detta quando vuoi imparare a fare un buon editing, DUBITARE DI TUTTO, è esattamente pertinente. Essere platonici fino in fondo. Non dare nulla per scontato. Nemmeno che per tutti sia ovvio che è il libraio a vendere i libri e non il farmacista o (perché no?) il fruttivendolo.

Altra cosa di cui è bene dubitare: che gli altri capiscano esattamente quello che dici. Per esempio, spiegare che un libro è fuori catalogo è un’impresa che richiede un certo tempo senza peraltro ottenere – quasi mai – i risultati sperati: c’è sempre chi immancabilmente non si rassegna. Non serve ripetere che non esistono più copie circolanti perché il libro non è più stato ristampato da almeno dieci anni e nel frattempo è anche finito fuori catalogo. E fuori catalogo significa che il libro non esiste più tra i titoli del nostro editore e pertanto, anche volendo, non potremmo ristamparlo più. Dopo qualche secondo di silenzio…la voce immancabilmente risponde: “Ok. Questo è chiaro. Ho capito Ma la mia domanda è un’altra: quando prevedete una nuova ristampa?”

Non mi voglio poi dilungare su quelli che chiamano per informarti che si trovano tra viale delle Milizie e viale Giulio cesare e vorrebbero sapere qual è la libreria in quel momento a loro più vicina (e quasi si offendono se poi non rimani con loro al telefono guidandoli amorevolmente per le strade di Roma finché proprio non sono entrati dentro quella libreria che tu, solo per esserci capitata una volta per caso, hai indicato loro commettendo inconsapevolmente uno sbaglio fatale).

La cosa più tragicomica è tuttavia il famoso pacchetto autori o aspiranti tali. Lasciamo stare il caso di quelli a cui appena proponi di mandare in casa editrice una sinossi del loro volume mettono giù il telefono indignati perché non c’è bisogno di usare dei paroloni per dire semplicemente che non siamo interessati (?!?). E non parliamo di quelli che dopo un panegirico strappalacrime alla casa editrice (e quanto siamo bravi, e quanto sono belli i nostri libri, e io dal momento che vi stimo così tanto vorrei pubblicare il mio libro proprio con voi) scoprono con sorpresa che si tratta di una casa editrice di sola saggistica:

– Scusi ma cosa intende esattamente per saggistica?

– Beh, sì, noi facciamo saggistica in senso ampio. Non fiction.

– No fiction?

– Sì, insomma, non pubblichiamo romanzi, niente narrativa.

– Ma che razza di casa editrice è la vostra? Non capite niente!

E che sbattano la cornetta amareggiati – o esclamando invettive di rimprovero (avete pubblicato il libro di quell’imbecille che non sa nemmeno scrivere…e non volete pubblicare la vera storia della mia famiglia!) – è solo la più felice delle conclusioni. Il più delle volte capita di dover convincere l’aspirante scrittore che tanto ama e apprezza le nostre collane che le biografie di personaggi inventati non possono in alcun modo rientrare nella categoria saggistica e tanto meno i thriller o una raccolta di poesie.

Una sera, verso il termine di una giornata di lavoro intensissima, ammetto, non ce l’ho fatta:

– Buonasera, vorrei parlare con chi si occupa delle proposte.

– Prego, mi dica…

– Vorrei pubblicare un bestseller!

– Ehm…ora che ci penso la persona che se ne occupa è in ferie. Riprovi tra qualche giorno. 

Agnese Gualdrini

 

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

2 Commenti
  1. Ah ah ah! Quando lavoravo in una p.c.e. (piccola casa editrice) anch'io, ne capitavano delle belle, anche se soprattutto con manoscritti e lettere di presentazione (un'aspirante autrice mandò la sua foto in lingerie).
    A pensarci, sarebbe un bene se tutti telefonassero, come il tipo della sinossi: si farebbe una prima selezione (naturale) evitando che gente che neanche sa bene l'italiano mandi il suo faldone in redazione. E incredibile (neanche tanto) ma vero, l'80% degli aspiranti scrittori NON sa l'italiano,