I fratelli Gracchi

Il piccolo Tiberio Sempronio Gracco odiava la guerra e la violenza. Lo ripeteva sempre. Guerra: brutta! Ecco, a 17 anni militò in Libia per quasi una decade, tornò a Roma semianalfabeta, si fece il mazzo per studiare, fu eletto questore – ah, finalmente un po’ di pace – e subito ripartì per le battaglie contro i Numantini. Gracco si era un po’ rotto le balle della guerra e della violenza (violenza: cattiva!) e quindi prese un po’ sottogamba l’impegno, causando una disastrosa sconfitta per i romani, che lo insultarono al suo ritorno a casa e cominciarono a scrivergli contro frasi oscene sui muri. Un giorno a Tiberio venne la bella idea di mettersi contro i più ricchi e potenti e di difendere Muzio Scevola e per questo venne preso a bastonate e gettato nel Tevere.

Il fratellino minore Gaio, il cui nome già gli aveva causato molti traumi infantili irrisolti, continuò da perfetto sconosciuto l’abile evia lungimirante opera del fratello contro le persone più potenti e influenti di Roma. L’insicurezza datagli dal suo ambiguo nome di battesimo gli spalancò il cervello e, legislativamente, lo fece ragionare come un politico illuminato del XXI secolo. Per questo promulgò le temibili Leges Semproniae su questioni di magistratura libera e cittadinanza allargata (e viceversa).

Ma allora questi non imparano proprio mai, pensarono i ricchi plutocrati e, com’è come non è, lo costrinsero a farsi uccidere da un servo in un bosco (o viceversa).

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

2 Commenti
  1. non e molto …..io devo fare una ricerca per la scuola e voi non scrivete nulla di interesante tipo dove sono nati e quando..,opure se erano stati sposati ,,chi erano i suoi genitori,se erano morti tutti e 2 ,dove sono morti,e delle curiosita andate a f.culo