ricchiepoveri Marina Occhiena e i Ricchi e Poveri

Iperboloser / Marina Occhiena e i Ricchi e Poveri

La storia della canzone italiana è caratterizzata soprattutto dai sordi rancori che l’hanno costellata negli anni. Tra i rancori più sordi ci piace sempre ricordare quello tra Marina Occhiena e i Ricchi e Poveri. Il gruppo si mette insieme nel 1966 (lo so, è incredibile, io credevo al massimo negli anni ottanta) ed è composto davvero per metà da ricchi latifondisti argentini (il figone e la brunetta) e per metà da rifiuti della società senza manco gli occhi pe’ piagne (il baffo nasuto e Marina Occhiena),

Marina Occhiena, che adesso avrà almeno cento anni, inizia la sua carriera a quindici, incidendo la canzonetta A poco a poco su una lastra traforata per organetto. Dopo qualche eone si unisce finalmente agli altri, il quartetto arriva due volte secondo a San Remo e qui inizia la più grande (e sorda) mistificazione della storia della canzone italiana.

I media hanno banchettato per mesi sulla storia secondo cui Marina Occhiena avrebbe sedotto il compagno della brunetta Angela Brambati e che questa si sarebbe imposta su i due maschi senza spina dorsale per cacciarla, ma non è vero niente. In realtà Franco Gatti, quello bruttino, era innamorato della Occhiena e gli altri due, quelli ricchi, hanno cacciato la biondona solo per togliere a Franco l’unica ragione di vita, così impara a essere povero.

E il bello è che l’Occhiena è uscita dal gruppo proprio il giorno prima del debutto a SanRemo con la canzone che ha reso ancora più ricchi i due bellocci e ancora più povero il pezzente: Sarà perché ti amo, diventata simbolo, inno e biglietto da visita dell’ormai terzetto in tutto il mondo.

La reietta si è quindi trovata con una carriera da solista in pieni anni ottanta ed è stata costretta, per pagare le bollette, a partecipare al Festivalbar con la canzone Videosogni mentre l’indimenticabile patron della rassegna, Vittorio Salvetti, le diceva: “In video? Te lo sogni! Ahahahaha” e faceva il gomitino a un segaligno Gerry Scotti.

Jacopo Cirillo