Oh, Reading!

Testi che tra l'altro vorrebbero essere incitamenti a resistere spudoratamente e invece porcaputtana fanno venire da piangere. Vasco Brondi scrive così: “e il nostro senno è in una bottiglia di moretti accatastata sulla luna, l'anello resterà per poco sulla spiaggia. quando a forza di ferirci siamo diventati cosanguinei. e tu risparmi sul riscaldamento e sulle arance. e mi distraggo mentre mi parli delle tue giornate perché non compaio più tra i titoli di coda. e mettevamo i capelli tagliati male sul davanzale perché alle rondini potevano tornare utili. rassicurare le madri, che se ne fregano che se ne fregano. mi sa che troveremo una strada, mi sa sara, come quando davanti al muro del pianto siamo caduti per terra dal ridere sommesso. come quando dentro piove e alla stazione di Mestre sembra sempre di essere in un film che devono ancora fare”.

La prima botta sono le lettere minuscole, e sara che ci spunta in mezzo come un fiore, o come un brufolo.

La seconda è il citazionismo e il respiro stretto delle frasi: direi che sembra un po' il jump cut di Godard, ma mi sa che non c'entra niente. Passano i cavi della tensione tra un punto e il punto successivo, il senso appare dall'alto come una specie di tempesta elettrostatica, non c'è bisogno di capire tutto, ci sono solo dei luoghi poco comuni, luoghi scomunicati da andare a illuminare a petrolio finché non muoiono i canarini segnaletici.

La terza botta è la più forte, e la fanno solo certi libri con certi lettori: io, io lettore, quando leggo la distrazione di chi si sente scomparire dai titoli di coda o i capelli tagliati male sul davanzale o le madri “che se ne fregano che se ne fregano”, io capisco. Non mi identifico in Vasco Brondi. Lo ripeto: non mi identifico in Vasco Brondi, come non mi identifico in Salinger né in Sheldon né in Shiva. Lo scrittore è una figura mitologica inventata dai critici, non ci interessa lo scrittore: ci interessa lo scritto. Capisco questo scritto, mi arriva la tempesta, capisco perché ci sono scritte quelle cose lì e capisco perché sono scritte in quel modo lì, con le ripetizioni ripetute e la citazione di A rose is a rose is a rose di Gertrute Stein (era Gertrude Stein, vero?). Sento che funziona.

Gli credo.

“Secondo me, gli autori del nuovo cinema non muoiono abbastanza dentro le loro opere: vi si agitano, vi si contorcono, o meglio vi agonizzano, ma non vi muoiono: perciò le loro opere restano testimonianze di una sofferenza del fenomeno assurdo del tempo". Ah, il fenomeno assurdo del tempo, aveva ragione Pasolini, come al solito, avete ragione tutti, e noi non siamo riusciti nemmeno a sederci dalla parte del torto: i posti erano tutti occupati, anche lì. Cellacci e ciellini ci scrivono lettere aperte per incoraggiarci a scoraggiarci, ad andarcene, a essere felici altrove: ce lo meritiamo, con tutti i soldi che hanno speso per mandarci a scuola. E noi chissà quando troveremo un vero lavoro, e quando la finiremo di giustificarci con il solito Jeff Buckley: maybe I'm just too young / to keep good love from going wrong.

Ci siamo passati tutti, ci stiamo passando tutti. Poi ogni tanto succede che qualcuno trovi il modo di raccontarla, di raccontarci, e subito ci smarchiamo e diciamo che no, quelli non siamo noi, le etichette non ci piacciono, nemmeno quelle discografiche, e meno male che stanno finendo, questi cazzo di anni zero. Si può accusare Vasco Brondi di non morire abbastanza dentro le sue opere, di fare il bello con le nostre disgrazie, ma poi lo guardi e non è bello, e non siamo belli nemmeno noi, è bella solo sara, e accusiamo il colpo, e basta. Vasco Brondi l'ho visto a teatro e questa rubrica parla di testi teatrali: il libro si chiama Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero, il reading pure. Ho pensato che un libro con la parola “cazzo” nel titolo potesse andare bene per Oh, Scena!, solo che Oh, Scena! parla di testi teatrali. Poi quel libro è diventato uno spettacolo teatrale, cioè un reading, in realtà fondamentalmente è un reading, c'è lui che legge mentre suona, e ogni tanto canta.

Allora questa puntata s'intitola Oh, reading!, che probabilmente sarà il nuovo titolo di Oh, Scena!, o la seconda serie, o che ne so. Oh, reading! si legge òrriding.

simone rossi

simone rossi è uno scrittore a cui piace suonare.

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