Chi ha spostato il mio formaggio?

Questa punizione mi fu inflitta molto tempo fa, quando mio padre, forse accortosi della mia irriducibile esitazione nell’affrontare la vita, o, molto più probabilmente, cominciando ad abbracciare la prospettiva che il proprio primogenito fosse lanciato verso una luminosa carriera manageriale, mi diede da leggere un piccolo libro che avrebbe dovuto, a parer suo, rappresentare lo strumento per prepararmi a diventare un “leader di me stesso” (cit.).

Spesso negli anni a seguire mi sono chiesto come mai non mi avesse dato da leggere i grandi romanzi di formazione come il Wilhelm Meister, Il rosso e il nero o I turbamenti del giovane Törless, piuttosto che una favoletta costruita attorno ad una metafora alquanto sempliciotta tirata avanti a fatica da quattro personaggi che sembrano usciti direttamente dal mondo lobotomizzato e lobotomizzante de L’Albero Azzurro: Nasofino, Trottolino, Tentenna e Ridolino.

Ah, quasi dimenticavo, questo piccolo libro si chiama Chi ha spostato il mio formaggio?, ed è stato scritto dallo stesso autore del leggendario (l’aggettivo non è mio) One Minute Manager. L’edizione italiana presenta un sottotitolo quanto mai edificante: cambiare se stessi in un mondo che cambia, in azienda, a casa, nella vita di tutti i giorni.

E così ho recuperato dalla libreria impolverata l’odiato libercolo, in primis per scrivere questo pezzo per “Punizioni!”, ma anche per scoprire se col passare degli anni qualcosa è cambiato. La quarta di copertina recita: «Questo è un libro scritto per tutte le età, la storia si legge in un’ora, ma il suo messaggio dura tutta la vita», perciò mi sono voluto fidare (… e per fortuna che si legge in un’ora, perché io, dopo quasi dieci anni, mi ero dimenticato sia la storia che il messaggio e me lo sono riletto tutto!).

L’idea è, come detto, semplicissima. All’interno di un Labirinto vivono 2 Topolini e 2 Gnomi che passano le giornate alla ricerca del Formaggio. Il Formaggio è ovviamente quello che gli psicologi chiamano oggetto del desiderio, mentre i 4 personaggi, mi duole dirlo, siamo noi, o meglio, sono quattro attitudini comportamentali aberranti.

Fortunatamente già nelle prime pagine mi sono imbattuto in una chicca sfiziosa che ha stimolato la mia curiosità: la narrazione si fa metanarrazione nel momento stesso in cui il narratore confida che la storia che sta per narrare non è altro che una storiella ovvia e banale, ma che può nascondere un significato profondo. Mi son detto: «Stai a vedere che ci trovo qualcosa di profondo.»

A dire il vero non ho trovato molto di più. Il vero problema è che per proseguire la lettura è necessario sorpassare uno scoglio quasi insormontabile: il libro è scritto male. Ma male forte. È imbalsamato, epidittico, posticcio e straziante. E se me n’ero accorto già a 16 anni, figuratevi ora!

Nonostante ciò ho tenuto duro e ho finito di leggerlo in meno di un’ora. Devo dire che, in fin dei conti, Chi ha rubato il mio formaggio? avrebbe pure una lezione molto importante da insegnare, che potremmo riassumere così: se vuoi mangiare il tuo Formaggio devi imparare a cambiare. Bello, sì, ma… se solo non fosse scritto così male! Insomma, ho letto libri che avevano molto meno da dire, ma, dicendolo meglio, mi sono rimasti impressi più a lungo. Le più grandi lezioni della mia vita (tralasciando gli scappellotti) le ho sempre apprese dai libri che ho amato, i libri scritti bene. L’adolescente, Dedalus, Il giovane Holden, e potrei citarne molti altri.

Ma ciò non toglie che un’oretta gliela possiamo dedicare. Non si sa mai che se ne esca qualcosa di buono. In fondo, in questi 10 anni qualcosa è cambiato. Sono cambiato io. Magari anche perché ho cominciato a mangiare il formaggio, che fino a qualche tempo fa proprio non potevo sopportare.

Michele Marcon

Michele Marcon

Mi piace leggere, per questo leggo di tutto: le scritte sui muri, i foglietti illustrativi delle medicine, gli ingredienti sulle scatole di biscotti, le espressioni sui volti delle persone e sì, anche i libri.

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