Come tu mi vuoi

Punizioni! – Come tu mi vuoi

Una seduta truccata di sasso carta forbici mi ha investito della responsabilità di questa prima installazione d'una rubrica fin d'ora seminale, PUNIZIONI. Perché autoinfliggersi una punizione? A parte l'ovvia motivazione resa dal riappacificarsi con se stessi e col mondo letterario, punirsi significa anche sforzarsi di trovare (con un conato in cui si faccia appello all'acume di cui siamo forniti) bellezza e utilità in ciò che – superficialmente – può sembrarne completamente sguarnito. Andare di vanga, in profondità.

Come tu mi vuoi (di Volfango De Biasi, 9 € in economica Oscar Mondadori) è prova cangiante di un'illuminazione: bello è credere che ci sia del bello. Inoltre dà ragione a quel mio amico del mare che giustificava la sua discutibile abitudine ad accompagnarsi a ragazze poco fotogeniche scandendo "così le tipe buone mi piacciono ancora di più". Un atto di fede, e un fottuto genio.

Orbene. Come tu mi vuoi è un libro che nasconde la bellezza come Giada, la protagonista, cela la sua trascurandola. "Dove celi la tua bellezza"? sarebbe la domanda che noi tutti porremmo reiteratamente al nostro interlocutore in un mondo perfetto: al pub, in macelleria, ai matrimoni e negli strip bar. Le risposte sarebbero discordanti, impertinenti oppure imbarazzate. Nessuno pone questa domanda a Giada, che tutti bollano come "una suora laica, appartenente a qualche ordine minore in decise difficoltà economiche", una che "semplicemente fa schifo a tutti".

Giada cerca di capire, tramite libri e taccuini che diligentemente solca con biro economiche, se i meccanismi della comunicazione possono aiutarla a comunicare. Un cliché nel *ciò che studi è ciò di cui hai bisogno*, ma chi non ha mai incontrato uno psichiatra sciroccato? Giada ha una grossa amica grassa, Sara, che le vuole un bene destinato a pochi: lucida se non ha appena dato "due botti di marocchino", si gioca come sprone e ragguaglia l'amica in modo rude perché rude è la vita ("a Già… ammazza che vita di merda!"). La disillusione è immaginazione, in Giada, e le fantasie dei suoi maglioni ("fantasie non definibili se non come perverse e malate") rappresentano orizzonti che gli ordinary boys non vedono perché ciecati da preponderanti verticalità. Uno di questi omuncoli vaporidisiani è Riccardo, ma con lui all'invertirsi dei fattori il risultato, scéna, cambia.

Riccardo bla bla bla è ricco e bello bla bla bla. Che sonno… come? Ricco e bello? Ah. Nell'essere gonfio di caratteristiche stereotipiche, Riccardo è grottesco ma -per questo- corpo tangibile più di quanto non lo sia Giada. Questi due personaggi ci interessano, per l'illusione o il sangue. Le altre creature debiasiane sono volontariamente manichee come manichini, negative (e quindi accattivanti) o positive (e perciò noiose). Mandria moderna di contorno.

Ma parliamo della correzione prospettata sin dal titolo. Jenny McCarthy in una rubrica che teneva su una rivista sudafricana per intellettuali asseriva che non bisogna avere un proprio modo d'essere, ma copiarne uno che funziona. Questo fa Giada, piegando quanto può le regole del gioco ma infine, sfinita, abbracciandole: spera di poter essere accettata, se non per ciò che è, almeno per ciò che vorrebbe essere. Riccardo è un sempliciotto col culo al caldo e con lui la formula ragazza profonda-innamorata, che pure in fondo è ape-figona & che pure non lo fa sentire stupido e vacuo nonostante lo sia, funziona. Riccardo si innamora *ancora di più* di chi già l'aveva colpito con l'estetica pre-estetista. E qui torna il mio amico del mare. Giada è giano bifronte nel proporsi sia come "the monster" sia come "topa atomica", con qualche accorgimento da commedia americana. Di fronte a Giada il mio amico del mare avrebbe vacillato per il convergere in lei di presente (training e limoni coi gabinetti) e futuro (proiezioni di belle ragazze). Poi sarebbe imploso.

De Biasi è implodente nel non lasciare spazio a interpretazioni e sposando il McCarthysmo. Pochi vengono accettati per la propria unicità, anzi uno solo: il caro leader luminoso di Corea. Chi altri? I tipi e le tipe regolari devono dimostrare tutti i giorni dov'è il sogno, dove arriva la visione, dove porta un percorso assieme a mani intrecciate: insomma quanto diventerò morbido per i tuoi occhi e il tuo cuore. Il resto è fuffa.

Matteo Bettoli

 

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

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