Il simbolo perduto

Punizioni / Il simbolo perduto

“Oh mio Dio! Ho commesso un terribile errore!”
Warren Bellamy, architetto del Campidoglio e massone, p. 376

Non paghi di punirci qualitativamente, noi di Finzioni abbiamo deciso di flagellarci anche quantitativamente. Per questo, il libro punizione del mese è Il simbolo perduto di Dan Brown, 600 pagine di finti colpi di scena, mezzucci narrativi e sceneggiature pensate da cento scimmie messe davanti a una tastiera ed esortate a scrivere a caso.

Le cose sono due, o i protagonisti del libro sono dei ritardati (e può essere), oppure Dan Brown pensa che i ritardati siamo noi. Ma com’è possibile che l’atletico Robert Langdon venga condotto con l’inganno a Washington e costretto a portare con sé un pacchetto dal valore simbolico inestimabile e questi si renda conto dopo ben cento pagine che è quello la cosa importante, ciò che i cattivoni cercano, e non la sua bella faccia? (ma certo, il pacchetto!)

E come è possibile che la terribile mano mozzata trovata al centro del Campidoglio con il pollice e l’indice rivolti verso l’alto faccia tribolare per decine di pagine il vecchio Bob per poi fargli dire che quella posizione è un chiarissimo riferimento massone, anche i miei studenti lo capirebbero?

E non è tutto: quando Brown vuol far capire che non c’è narrazione normale ma qualcuno che sta pensando tra se e se, scrive le frasi in corsivo, una roba inventata al tempo delle pitture rupestri. E per rendere la storia, cito da fonti anonime, “acuta, esaltante, velocissima”, non fa altro che spezzettarla in maniera esasperata, facendo durare ogni capitolo due o tre pagine e terminandolo con rivelazioni spesso fasulle come ho appena trovato la risposta e, dunque, cambiando continuamente scena e personaggi, probabilmente per rincoglionirci e non farci pensare alle puttanate che ci sono scritte.

Ci sono centotrentatre (133) capitoli, senza contare il prologo, l’epilogo e dieci pagine bianche alla fine per le annotazioni e gli insulti.

E però, e però, alla fine me lo sono letto tutto, e in pochi giorni. Sia perché sembra un lungo pensierino dato da una maestra paziente a uno studente modello di terza elementare, sia perché, insultatemi, è interessante. È questo il problema di Dan Brown: dice delle cose interessanti ma le dice male. Ma sono talmente interessanti – massoneria, noetica, Invisibile College, crittografia, SMSC – che ci si passa sopra volentieri, un po’ come l’insegnante suo e di David Foster Wallace (sì, erano compagnucci di banco) che disse, rispetto a DFW, “Dan è bravo, ma in una maniera più tranquilla”.

Looooser!

Jacopo Cirillo

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

2 Commenti
  1. Sono d'accordo con te. Quando ho letto "Il codice Da Vinci" ho avuto la netta impressione di essere di fronte a un fumetto dozzinale senza immagini. Alla decima pagina, dopo la quarantesima volta che leggevo "Langdon disse:…", volevo strapparmi gli occhi. Invece DB, in sordina, mi ha portato fino in fondo, esattamente per i motivi che hai indicato tu: non l'azione, non l'intreccio, meno che mai la trama, ma per alcune tematiche che tratta. O meglio, grazie ad argomenti e discipline che, superficialmente, sorvola. Davvero molto POP. Deprecabile, a volte imbarazzante, ma, magnetico. Come un brutto neo sulla faccia di qualcuno.