Volevo i pantaloni

Oggi a Punizioni parliamo della zia di Melissa P.: Lara Cardella. Le due hanno molto in comune: sono entrambe siciliane, hanno esordito giovanissime vendendo milioni di copie, sono state entrambe ospiti al Maurizio Costanzo Show.

La Cardella con il suo primo romanzo “Volevo i pantaloni” (Mondadori, 121 p., lire 12.000) vinse nel 1989 il concorso “Cercasi scrittore” indetto dalla Mondatori e fu pubblicata di diritto nella prestigiosa collana “ Oscar Originals”, marchio che, citando la terza di copertina, “ne garantisce di volta in volta la freschezza della scoperta per l’attualità del tema, per il nome dell’autore, per la qualità della scrittura.”

La vicenda narrata dalla Cardella si svolge in un paesino siciliano e ha come protagonista una ragazzina, Annetta, forse un po' ingenuotta ma che ha ben chiaro cosa vuol fare da grande: vuole indossare i pantaloni. Disposta a tutto pur di raggiungere il suo obiettivo, ne architetta di ogni: per prima cosa decide di farsi monaca, pensando che sotto quella lunga tunica in realtà le suore nascondano un bel paio di blue jeans. Il dialogo con una suora illuminata però, se è vero che la disillude, le schiude al contempo una nuova via:
 
Lara:  Ma allora una si deve far prete per portarli?
Suora: Non è necessario essere un prete…basta essere un uomo..
 
Niente di più facile per Annetta che iniziare a sputare, fare la pipì in piedi e farsi la barba, sana abitudine questa per una femmina mediterranea, che fortunatamente non andrà persa neanche una volta arresasi all’idea di essere donna.
A questo punto la nostra eroina è passata attraverso la fase monacale e quella virile fallendo miseramente. Resta l’ultima possibilità: in paese le uniche donne a indossare i pantaloni sono le puttane e buttana sia! Aiutata da un ottimo esemplare, Angelina la figlia dell’ingegnere, Anetta viene iniziata a questo mondo: trucco e parrucco, lezioni di ammiccamento, noiose sessioni di studio de “L’arte di farsi rispettare” di Schopenauer etc..
 
Ed eccoci al giorno che cambierà per sempre il corso della vita di Annetta: il rito di transizione da monachella a puttanella sta per compiersi: è su una panchina a limonare duro da ben 3 minuti con un volontario trovatole da Angelina, tutto sembra procedere per il meglio, Anetta non riesce a staccare gli occhi dai jeans del suo partner, (sono Levi’s, ottima qualità)…ma c’è una falla nell’ingegnosissimo piano: lo zio perdigiorno e pettegolo che passa di li e con un bagascia sancisce la fine di un sogno.
Da questo punto in poi il romanzo perde la sua verve e si abbandona alla narrazione di eventi al limite del tragico, cedendo un po' troppo il passo ad un registro patetico- lirico.
 
La Cardella ci strugge con brani di rara profondità, ad esempio la preghiera alla nonna morta “Nonnina mi devi scusare se è da tanto che non ti parlo…tu sai perché non l'ho fatto..(…)” o ancora gli stralci dal diario segreto della zia di Annina, autrice di versi indimenticabili: “Vorrei essere piccola e farmi allattare/ vorrei essere grande e allattare.
 
Tacendo dell’interesse meramente letterario che questa prima prova della Cardella, con il suo stile sperimentale e ricercato, ha suscitato e susciterà in ogni attento critico, torniamo per un attimo a Melissa P., perché il parallelo tra i due best-seller ci fornisce materia di riflessione sul versante sociologico- antropologico – storico: cos’è cambiato nel comportamento delle adolescenti siciliane nel corso di vent’anni? Che un tempo volevano i pantaloni e oggi non vedono l’ora di calarseli.
 
Viviana Lisanti
 
1 Commento
  1. Cara Viviana, oltre a non capire l’intenzioni dell’articolo, che mi sembra alquanto scarno e privo di una reale base critica, spero che lo strafalcione grammaticale “pensando che sotto quella lunga tunica in realtà le suore nascondino un bel paio di blue jeans” sia dovuto ad un errore di battitura.