Manifesto

Finzioni Classic / Manifesto

Con la fine del nostro pdf mensile (ma presto ci saranno belle sorprese a riguardo) inizia Finzioni Classic, una rubrica in cui riproponiamo gli articoli, i saggi e le puttanate più belle e importanti dei 21 numeri di Finzioni magazine. Iniziamo con il Manifesto: da qui è partito tutto.

Jorge Luis Borges ha scritto un libro, Finzioni, che dà il titolo a questa rivista. Finzioni parla di biblioteche impossibili, personaggi straordinari e libri mai scritti. Lo fa bene. E lo fa alla svelta. Borges pensava che una buona idea richiedesse uno spazio minimo per essere articolata e uno spazio infinito per le sue ramificazioni. Per questo ha recensito libri immaginari, lamentando che “delirio faticoso e avvilente [fosse] quello del compilatore di grossi libri, del dispiegatore in cinquecento pagine d’un concetto la cui perfetta esposizione orale [si] capirebbe in pochi minuti! Meglio fingere che questi libri esistano già e presentarne un riassunto”.

Le idee buone sono sempre brevi. E innumerevoli. Ogni libro, reale o inesistente, le porta con sé. L’impegno di queste pagine, e di quelle future, sarà di parlare di libri attraverso le loro idee: brevi, diagonali, alla svelta. Sarà di non entrare in nessun libro ma circolare in tutti. Non diluiremo intelligenze in sbrodolamenti, non nasconderemo ingegni con sinossi.

Consideriamo i libri come oggetti culturali costantemente in relazione tra loro in un sistema interdefinito di libri e di discorsi attorno a essi, da cui acquistano valore e identità. Per questo vogliamo essere lettori, non scrittori. Crediamo che la lettura sia un atto creativo e, semplicemente, la trascriviamo.

In tempi di crisi, tutti abbiamo imparato qualche rudimento di economia. E tra questi concetti for dummies, è risaputo che le banche, per funzionare, devono avere liquidità. Il denaro deve muoversi. L’economia funziona se la moneta circola. La moneta ha un valore intrinseco, ad esempio 1 euro, e un valore di scambio, ad esempio un pacco di pasta o un litro di latte. Per circolare allora, la moneta ha bisogno di una chiusura e un’apertura, un’immanenza e una trascendenza.

Così, esattamente così, funziona la letteratura. I libri sono come le monete: circolano. Sono opere aperte verso l’esterno, intertestualità con gli altri libri e le altre opere culturali, in un sistema di riferimenti continui. Hanno sì un valore intrinseco, che inizia con la prima e finisce con la quarta di copertina, ma si sviluppano all’esterno, fuori da sé, a contatto con l’enciclopedia mondiale, l’insieme di tutti i testi e di tutte le conoscenze dell’umanità, virtuali o già attualizzate.

In economia, oltre alla moneta, al mercato e le banche, c’è un elemento in più: la borsa. La borsa non è altro che un discorso sull’economia, fatto da un livello “meta” che però risulta invischiato nella dinamica economica allo stesso livello dei broker e del denaro che effettivamente circola. Ma è la borsa, cioè i discorsi (o lo sguardo) sull’economia, che ne sancisce le fluttuazioni, creandone a tutti gli effetti il valore.

Così, esattamente così, funziona la letteratura. Il valore di un’opera culturale è costruito sì da i rapporti che questa intrattiene con altre opere ma anche, e soprattutto, dai discorsi della comunità di fruitori. Le opinioni, i pre-giudizi, le impressioni, le esagerazioni, i pettegolezzi e le invenzioni dei lettori (tutti credono che nel giro del mondo in 80 giorni di Verne ci sia una mongolfiera e il fatto che in effetti non sia presente conta poco o nulla. Alla fine la mongolfiera c’è). L’insieme di questi discorsi (e ringraziamo Foucault per la bella idea) definisce il valore dei libri.

Anzi, si può dire di più: la letteratura non è fatta dai libri ma dai discorsi sui libri.

Così, esattamente così, funziona Finzioni.

Jacopo Cirillo

(Finzioni magazine n. 0 e 1)

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

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