Il vento

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«El viento viene, el viento se va, por la frontiera […] El hombre viene, el hombre se va, cuando volvera, por la carretera» canta Manu Chao e cantavo io sul bus che in poche ore mi avrebbe fatto percorrere a ritroso il tragitto di più giorni a piedi riportandomi da Puente de la Reina a Pamplona. Certo nel delirio di un viaggio che vale un sogno non mi sarebbe potuto venire in mente neppure sforzandomi Onitsura, che a cavallo tra il milleseicento ed il millesettecento compone l’haiku «Fischiando / il vento vaga nel cielo / peonie di metà inverno». Mentre valuto come il paese del Sol Levante abbia esportato forme d’arte migliori della composizione di haiku – avrei proprio ora voglia di sushi – preferisco pensare al vento che spinge le navi nei porti di altri poeti. Dormono le navi dall’umore vagabondo nell’Invito al Viaggio di Charles Baudelaire, poesia tratta da I fiori del male. Il mondo si addormenta in una luce calda colorata di oro e di giacinto. Le navi vengono dall’altro capo del mondo per avverare ogni piccolo desiderio.

Ritorno in Giappone con Il libro del vento, la graphic novel di Jiro Taniguchi e Kan Furuyama. Un tragico finale vuole che, mantenendo la spettacolarità delle storie di Samurai del periodo Edo, Yashamaro, non riuscendo ad applicare la tecnica del “vento contrario” contro Jubei, utilizzi la propria morte come strumento per la vittoria del duello. Una grande opera che tuttavia non può nulla contro lo splendore dei ventotto volumi di Lone Wolf and Cub, un capolavoro del fumetto che non merita certo la condanna ad un titolo, nella versione italiana, tanto bieco ed anglofono. Una morte ben più spettacolare attende Aureliano Babilonia nel romanzo capolavoro Gabriel García Márquez.

«Il primo della stirpe è legato a un albero e l’ultimo se lo stanno mangiando le formiche». Cent’anni di solitudine è un'opera d’arte dove la prima folata di vento alla fine del libro sorprende anche noi, dall’altra parte della pagina. Porta le voci del passato, i sospiri di delusioni, le nostalgie. La seconda sradica la casa e porta la consapevolezza di una storia familiare che il lettore vede svolgersi per tutto il romanzo e che Aureliano legge nelle pergamene dello zingaro Melquiades fino al momento, anche quello scritto nelle pergamene, di una morte accompagnata dal vento. Mi torna alla mente un libro semplice, meraviglioso e moralista che ho letto per la prima volta alle scuole elementari. Il Piccolo Principe deve prendersi cura della sua rosa sul piccolo pianeta dove vive. Il piccolo e noioso fiore non ha paura delle tigri, ma orrore delle correnti d’aria. Il Piccolo Principe, saggio e saputello, va in cerca di un paravento. Un mondo piccolo come un monolocale tradotto in più di centottanta lingue, per la gioia non solo di noi lettori, ma anche di Antoine de Saint-Exupéry e dei suoi eredi.

Vagare spinti dal vento, por la carretera, o fermarsi a costruire paravento di fronte al caos? Quanta noia, e che domande banali. Quanta pochezza di inventiva nel porsi tali questioni quando già si ha un lavoro e si sta bene attenti a non perderlo, diverso era porsi la stessa domanda dieci o quindici anni fa. Quanta miseria, quanta paura giustificata di volare in alto. Non ci resta che la lettura e poco altro di fronte alla massificazione dei gusti e dei sapori, degli stili, della comunicazione. Non è il bar a salvarci, non è lo sfogo sessuale dell’atto motorio dell’accoppiamento. Soffia il vento e noi ne siamo traspostati, senza possibilità di opporci. Ogni tanto, persi in questa brezza costante e stanca, troviamo un poco di quiete. Allora possiamo rabbrividire alle parole di Henry Miller in Tropico del Cancro: «Il mondo è un cancro che si divora… penso a quando il grande silenzio scenderà su tutto e dappertutto; allora infine trionferà la musica. E quando tutto si sarà ritratto in grembo al tempo, tornerà il caos, e il caos è la partitura su cui è scritta la realtà. Tania, tu sei il mio caos. Ecco perché canto.»

Alessandro Pollini

Alessandro Pollini

Alessandro Pollini vive con il cane Plauto. Legge, ascolta, beve. Poi scrive (cose) ed evita (gente). Preferisce il cane alle relazioni d'amore e le relazioni d'amore a tutto il resto.

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