Porte

Ho installato su Firefox un gioco che si svolge durante le navigazioni in Internet. É una cosa un po’ da nerd chiamata PMOG, Passively Multiplayer Online Game. Il mio ruolo é quello di aprire porte che collegano diversi siti. In poche parole, chi ha lo stesso add-on installato, andando su un determinato sito troverà una porta creata da me che gli suggerisce di passare in un altro.

Faccio la stessa cosa quando leggo libri. Non sono particolarmente interessato alle evoluzioni stilistiche, ai tripli salti mortali della lingua, alle gare di voli circolari e pindarici attorno a concetti spesso rubati ad autori passati. Certo non mi passerebbe mai per la mente di acquistare uno dei classici della mocciologia, ma neppure acclamo chi, superati i divertissement, con circonvoluzioni retoriche dice il nulla ma lo dice molto bene, corrompendo i giovani più di Socrate e con buona pace sia di Platone che di quel dio che avrebbe dovuto sapere se ad una sorte migliore sia andata Atene, e noi con lei, o il condannato a morte. Noto in verità con uno stupore mitigato dall’abitudine che vengono sfornati più libri con idee precotte di quante baguette precotte sforni la Panizzeria. Ciò che interessa maggiormente me e la mia lettura é vedere come la vita di un personaggio, o di un concetto filosofico, che poi é lo stesso, vengano ad incrociarsi con la mia vita privata.

Apertura mentale, porte chiuse, connessioni. Extracogito ed ergo extrasum intitola Chumy Chùmez una serie di vignette dove tra amanti ci si dice ciò che nella realtà non si può: «Io ti amo molto! Ogni volta che desidero vederti morta, mi pento». A proposito dell’articolo sui single (Finzioni n° 3) ed alla faccia di Fermina Daza, che, diciamocelo, un poco se lo merita! Del resto ora che malvolentieri sopporto la routine necessaria alla quotidianità vorrei mille volte avere la macchina del tempo e ritornare all’epoca di una delle due Innominabili della mia vita, come a creare una porta tra il personaggio de I promessi sposi e le due figure che hanno segnato «i migliori anni della nostra vita» come la canzone di Renato Zero.

L’Innominabile Runaway vaga per una cittadella che si crede città, vive una immaturità che crede edonismo, legge di Lorca Gli Incontri di una lumaca avventurosa piuttosto che Alba: «Oggi il mio cuore é arido/ come una stella spenta». L’Innominabile Return vaga per una city che si crede the world, vive una selfishness che crede indipendence, non sa chi sia Gabriel Garcia Marquez ma segue i Giant allo stadio di New York. Io riguardo le foto ispaniche nuotando nell’inquietudine che mi ha trasmesso la lettura di Senilità al liceo – la professoressa diceva che non era inquietante e che avrei dovuto leggerlo ma a me é parso comunque angosciante – ed evito di scrivere U.S. sui muri come Zeno, che nel caso potrebbe davvero significare United States e per un breve periodo lo ha significato. Scrivo di letture mentre potrei essere a lavorare da Starbucks facendofacendo grandi sorrisi e servendo Gingersnap Latte o Peppermint Mocha Twist o cos’altro bevono di orribile ed ipercalorico mentre tifano il football americano. Se avessi la macchina del tempo e ritornassi all’epoca di una delle due Innominabili della mia vita, probabilmente ne cercherei una terza. «Volere é potere e potendo rifar tutto/ forse costruirei dove prima avrei distrutto » canta Antonio di Rocco.

Tutto é così denso da perdersi nei significati. Troppe parole possono portare al caos, o al caso, che talvolta é addirittura peggiore. Faccio mie le parole di una fiaba di Ermanno Bencivenga: «Quando ero piccolo avevo un grosso problema. […] Succedeva che mi facessero male i pantaloni, quando la mamma li metteva in lavatrice e quella specie di ventola li sbatteva di qua e di là. Mi faceva male la porta se il vento la chiudeva con gran fracasso, mi faceva male il gatto se qualcuno gli tirava la coda e mi faceva male la sedia quando ci si sedeva lo zio Pasquale, che pesa più di un quintale e a momenti la sfonda».

Mi sono venuti in mente in questo articolo: Platone – Apologia di Socrate Critone (Laterza, 139 pp. 7,50 euro); Chumy Chùmez – Siamo tutti di extra (Città armoniosa, 107 pp. Fuori commercio); Alessandro Manzoni – I promessi sposi (Garzanti, 540 pp. 9 euro); Gabriel Garcia Marquez – L’amore ai tempi del colera (Mondadori, 376 pp. 12 euro); Federico García Lorca – Tutte le poesie (Rizzoli, 1207 pp. 14 euro); Italo Svevo – Senilità (Garzanti, 202 pp. 7,50 euro); Italo Svevo – La coscienza di Zeno (Barbera, 424 pp. 10 euro); Ermanno Bencivenga – La filosofia in quarantadue favole (Mondadori, 93 pp. 9 euro)

Alessandro Pollini

Alessandro Pollini vive con il cane Plauto. Legge, ascolta, beve. Poi scrive (cose) ed evita (gente). Preferisce il cane alle relazioni d'amore e le relazioni d'amore a tutto il resto.

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