Kroton, fra vino e divino — Atto II

Ecco il secondo atto della commedia di Ginetta Rotondo. Se vi siete persi l'inizio, correte a leggerlo!

* * *

Atto secondo

Scena unica — I poteri divinatori di Pitagora

Il palcoscenico è diviso in due. Da un lato sono seduti in circolo gli acusmatici, dall’altro sono seduti i numismatici intorno ad un tavolo. Al centro è seduto Pitagora e sul tavolo c’è la palla di vetro. Gli acusmatici ascoltano, i numismatici parlano.

Democede: Maestro, le tue parole sono sempre ricolme di saggezza e bontà. Ma io ora vorrei chiederti una cosa. Posso?

Pitagora: Sì, puoi. Dimmi, Democede, cosa vuoi sapere?

Democede: Beh, Maestro, io… io… io vorrei tanto conoscere il futuro di Kroton. Mi incuriosisce sapere come sarà la mia città fra qualche migliaio di anni. È possibile?

Pitagora: Certo che è possibile. Dubiti forse del mio potere divino?

Alcmeone: a Milone Del potere divino sì, ma di quello del vino… no!

E ridono di nascosto. Democede li guarda di traverso e i due si ricompongono. Intanto Pitagora va in trance. Poi, aperti gli occhi posa le mani sulla palla di vetro

Pitagora: Vedo fumo, tanto fumo, troppo fumo!

Milone: E che è? S’è bruciata la Sila?

Il Maestro lo fulmina con lo sguardo e Democede gli intima di stare zitto

Pitagora: Iiiiiiiiiiiiiiiiih! Vedo cose terribili, vedo… iiiiiiiiiiiiiih!… la caduta degli dei!

Milone: (allarmato) Oh sacra Era Lacinia protettrice dei profughi! Oh sacro Poseidone protettore dei depuratori brutii!

Alcmeone: E finiscila con questa lagna! Non lo sconcentrare, se no non finiamo più e io ho il turno di notte al Campo profughi!

Pitagora: Vedo… vedo… fumo…

Milone: Ma questo l’hai già detto.

Alcmeone gli pesta un piede. Milone grida e gli dà un pugno in testa. Democede scocciato li caccia fuori e li manda tra gli acusmatici.

Pitagora: Vedo enormi costruzioni che sbuffano fumo da lunghi comignoli. Vedo la spiaggia luccicare di fuochi di fosforo e enormi cartelli con il nome dei nuovi dei.

Democede: Oh sacro Zeus! E chi sono? Come si chiamano?

Pitagora: Si chiamano Montedison… Pertusola… Eternit…

Democede: Che brutti nomi!

Pitagora: Sì, ma brutti saranno anche i loro frutti. Saranno velenosi e produrranno montagne di cacca nera, più amara del fiele, più mortifera della cicuta!

Stremato dalla trance, il Maestro si accascia sul tavolo. Democede, preso dal panico richiama di corsa Alcmeone. Alcmeone accorre e visita Pitagora.

Alcmeone: Ma che medico sei?Guarisci il re di Persia e poi ti spaventi per questo?

Democede: Quando si tratta del Maestro io perdo la testa!

Alcmeone: Ma smettila! Non vedi che è ciucco? Dai, chiama Milone che lo portiamo a letto.

Milone e Alcmeone portano Pitagora a letto. Democede, rimasto solo sbircia nella sfera.

Democede: Pertusola… che nome orribile! Povera città mia, che destino crudele! Come posso pensarti sommersa da un mare di cacca nera? Oh sacro Zeus, oh sacro Zeus!

Alcmeone rientra seccato.

Alcmeone: Smettila di farfugliare stupidaggini e vieni di là. Il mago Silvan se l’è fatta addosso. Glielo avevo detto io ch’erano meglio le fave! Ma lui no! le fave no!le fave no! e si è ingozzato di fagioli. Ahi voglia a dirli che i fagioli in gran quantità disturbano l’intestino. E adesso gli è venuta pure la diarrea! Questo parla bene ma razzola male. A noi dice di non bere vino e poi sui si inciucca. E come se non bastasse s’è mangiato pure il sanguinaccio che ha preparato Aristoclea. Ha fatto una cacca così nera e puzzolente! Uffffffffff… che fetenzia!

Democede: Cacca nera?

Alcmeone: Sì, come il carbone. Sfido io, con tutto il sanguinaccio che ha mangiato! E poi ci parla di misura, di controllo. Eh sì, avevano ragione gli antichi: fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

Democede: (arrabbiatissimo) Senti Alchimeò, vedi di smetterla con tutte le tue critiche e l’atteggiamento scettico nei riguardi del Maestro, se no oltre a chiuderti il Cpa ti blocco tutti i finanziamenti per le tue ricerche di medicina. Sono stato chiaro?

Alcmeone: (respira rassegnato) Chiarissimo. Ma resta il fatto che a me i discorsi del maestro non mi calano.

Democede: Se ti calano o no, non me ne frega niente. Sei con me o contro di me?

Alcmeone: Sono con te, lo sai.

Democede: E allora finiscila. E non far capire nulla a quello scemo di Milone. D’accordo?

Alcmeone: D’accordo. Ma ora mi dici che ha visto nella sfera il tuo caro Maestro?

Democede: Ha visto la futura Kroton sommersa da un mare di cacca nera.

Alcmeone scoppia in una sonora risata

Alcmeone: Forse avrà visto la sua!

Democede furibondo trascina Alcmeone fuori dalla scena tirandolo per un braccio.

Democede: Se non la finisci ti accoppo.

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Questo articolo è stato scritto da un lettore di Finzioni.

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