Un giorno nell’Italia del Salone del Libro

Photocredit: Oasi del libro

Nell’Italia in cui non si legge, o comunque dove la lettura non è tra le attività e gli hobby preferiti, il Salone del Libro di Torino sembra essere la vetrina di un’altra Italia e di un’altra italianità, quella che privilegia l’otium oraziano al dolce far niente fine a se stesso.

Non si può raccontare il Salone Internazionale del Libro e la sua ventitreesima edizione senza parlare della città che lo ospita: Torino, forse la più europea delle città italiane. La stazione principale, Torino Porta Nuova, è accogliente e rappresenta un buon biglietto da visita per chi, come me, arriva dalla caotica Stazione Centrale di Milano.

Per arrivare al Lingotto, ex storico stabilimento della FIAT, basta prendere la metro: tra le più all’avanguardia, tecnologicamente parlando, e pulite; piccoli ma importanti particolari che però fanno la differenza. Si dice infatti che dalle Olimpiadi invernali del 2006 la città sia rinata, non solo culturalmente. Si vede e si percepisce.

Arrivati al Lingotto assieme ad altre centinaia di persone di ogni età e, a quanto si sente, da ogni parte d’Italia, davanti alle biglietterie ci accolgono gli onnipresenti vu cumprà: ovviamente vendono libri e anche se non fanno parte ufficialmente dell’evento, la festa del libro ha inizio un po’ anche con loro.

Alle biglietterie ogni scusa è buona per farti il biglietto ridotto: siete studenti? Siete arrivati coi mezzi pubblici? Anche questi, piccoli segni di civiltà e senso civico anormale.

Finalmente si entra. L’atmosfera è quella di una grande festa. Inizialmente, sbirciando tra le pagine del biblico programma, correnti entusiaste di scolaresche “in gita” rischiano di travolgerti e trascinarti verso le loro mete predilette: nei casi migliori negli stand di quelle case editrici che offrono libri di fumetti, altrimenti nello spazio di una nota marca di videogiochi dove i meno bibliofili si esibivano in veri e propri contest e maratone tecnoludiche.

Ogni stand ospita case editrici più e meno (s)conosciute che offrono libri per tutte le tasche e tutti i gusti. È possibile anche trovare quei testi che si sono tanto cercati per studio o per piacere, fino a una settimana prima introvabili e d’improvviso te li ritrovi lì, sotto il naso, tra le mani. Passeggiando e guardandosi in giro c’è la possibilità di incontrare autori, scrittori e giornalisti che magari segui da anni: tutti disponibili a rispondere alle domande o alle richieste più banali, anche semplicemente ad una stretta di mano.

Nei vari spazi e nelle diverse sale sono organizzati incontri con autori, lectio magistralis, presentazioni, conferenze: ma l’evento non si esaurisce lì dentro. Tutti infatti hanno un occhio che si guarda intorno e l’altro fisso sul display dello smartphone a seguire gli aggiornamenti su Twitter, condividendo la propria esperienza e provando magari a riconoscere i propri perseguitati (virtualmente parlando) e – perché no – a farsi riconoscere dai propri follower.

Quest’anno al Salone c’è un angolo dedicato agli e-book: tantissimi i curiosi che provano per la prima volta a usare un e-reader, sbirciando il prezzo e chiedendo chiarimenti e informazioni. Una novità che attira tantissimi ma che ancora sembra poter attendere. Quello che scoraggia di più pare essere il prezzo.

L’entusiasmo per i libri – tradizionali e non – è altissimo. Ognuno non può fare a meno di acquistarne almeno uno: i più coraggiosi hanno gli shopper pieni. In fondo il clima è incoraggiante e le tentazioni sono troppe, alla faccia anche dei conti in tasca e della crisi. Ma sì: per un giorno si può anche chiudere un occhio, guardando alla bella Italia che fa i libri, che li acquista e soprattutto li legge, sperando che i tempi siano meno neri per tutti e ci attenda dietro l’angolo una nuova primavera culturale.

Antonio Migliore

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Antonio Migliore è convinto che prima o poi riuscirà a scovare l'asteroide B-612. Per questo tutte le sere fissa le stelle, sperando che gli rimanga qualcosa dentro. Nell'attesa di scoprirlo scrive di lingua, cultura e libri, ha un blog e colleziona file doc.

Guest who?!

Questo articolo è stato scritto da un lettore di Finzioni.

2 Commenti
  1. Complimenti, bell’articolo.
    Un bell’omaggio al Salone e alla città che lo ospita, la mia città, che (anche) in giorni come questi mi ricorda quanto sia bella, elegante, colta.