L’intervista dei lettori – Le risposte

La settimana scorsa, insieme agli amici di Marsilio, abbiamo proposto un'intervista dei lettori in cui chiunque poteva fare una domanda a Roberto Costantini sul suo libro "Tu sei il male". Bene, in esclusiva interplanetaria, ecco le risposte!

 

Antonella Montesanti e Lorena Gabrielli – Cosa l'ha spinta a scrivere un romanzo come Tu sei il male, soprattutto in un paese in cui sono in pochi a leggere e molti a scrivere? E dove ha trovato l'ispirazione per scrivere un così grande libro, in cui c'è veramente di tutto.

RC – L’ispirazione viene sempre dai momenti di mente sgombra, tipicamente pochi. Per mia fortuna tanti viaggi lunghi in aereo, insonni, sono serviti a immaginare la trama del thriller. Ma la motivazione veniva dalla voglia di parlare dell’Italia, solo che un mio saggio sul tema non se lo sarebbe letto nessuno. Così ho unito le due cose, il thriller e la storia dell’Italia degli ultimi 30 anni.

Graziano Dell’Anna – Caro Roberto, il tuo romanzo è tutto attraversato dalla contrapposizione bene/male, però si tratta – mi sembra – di una contrapposizione trasversale. Anche il protagonista non sfugge a questa schizofrenia. Sono curioso di sapere com'è nato e quale implicazioni ha per te questo titolo che tra l'altro sembra chiamare in causa il lettore stesso (e per questo mi ha ricordato un altro noir molto bello, Che cosa hai fatto di Raul Montanari).

RC – Sì, hai ragione. L’elemento più innovativo di Tu sei il Male sta nel Commissario Michele Balistreri. Lo schema rispettato sempre è che l’investigatore, anche se a volte tormentato e caratteriale, è il Bene. Qui non è affatto così, come nella realtà. La frase chiave è quella che l’assassino dice nelle prime righe del libro: Chiunque avrebbe potuto trovarsi al mio posto la prima volta”. Il Male è diffuso nella società moderna, nella frammentazione degli interessi, nella sensazione che altri occupino i nostri spazi.

Franz Serra – Caro Roberto: 11luglio 1982 – 9 luglio 2006! Oltre ad esser le date delle due finali mondiali della nostra Nazionale di calcio, che cosa rappresentano per te queste due date? Per quale motivo hai voluto sceglierle?

RC – Per due motivi. Primo motivo l’ambientazione, per far sentire immediatamente il lettore nel contesto temporale, perché più o meno tutti noi sappiamo non solo dove eravamo in quelle due sere, ma come eravamo. Il secondo motivo è di tecnica giallistica; per il primo delitto mi serviva un momento particolare, che giustificasse la distrazione e superficialità delle prime indagini, come accadde in realtà a via Poma nel 1990 perché la povera Simonetta venne uccisa il 7 Agosto e molti stavano in ferie o stavano per partire.

Michele Di MarcoTu sei il male rappresenta una storia finta (augurabilmente), ma per molti aspetti verosimile. C'è qualcosa di vissuto (a parte, ovviamente, i macro-eventi tipo le vittorie dell'Italia ai Mondiali) o riportato da esperienze reali?

RC – Nessun vissuto personale in questo libro, tranne la storia dei 30 anni di Italia , ma questo vale per tutti. Il secondo libro, che in una parte racconterà l’adolescenza e la giovinezza in Libia di Michele Balistreri, quello ha più spunti autobiografici e reali.

Tomas Barazza – Caro Roberto, a parte Balistreri qual è il personaggio di Tu sei il male a cui sei più affezionato e perchè? E quale invece senti un po' più distante?

RC – Sicuramente Linda Nardi, una donna assolutamente fuori dal comune. Come tutte le donne che hanno subito da giovani un danno, ha la determinazione totale che nel mondo di oggi i maschietti non hanno mai. Infatti, vedi l’esito…. Nella continuazione della trilogia sarà il personaggio chiave insieme a Michele. Non mi sento particolarmente lontano da nessun personaggio. Come sapete, in questo libro nessuno è totalmente buono o totalmente cattivo, tutti sono ammirevoli per qualcosa e discutibili per altre, inclusa Linda.

Michele Di Marco – Nel romanzo affiora talvolta qualche traccia della giovinezza del protagonista, ma, così come il rapporto con il fratello, questo tema non viene poi molto sviluppato. Dato che in Tu sei il male non c'è praticamente alcunché di superfluo, quegli accenni servono comunque a caratterizzare il protagonista, ma perché restano accenni? Ho letto che il seguito di Tu sei il male potrebbe in realtà esserne un prequel, troveranno forse maggior respiro lì?

RC – Sì, è così. Quando incontrate Michele Balistreri nel 1982 ha 32 anni. Se è così detestabile , ci sono delle ragioni, e il carattere si forma nell’adolescenza.  Nel secondo libro ci sarà quella e poi di nuovo il salto temporale che ci ricollegherà alla fine del primo libro.

Michele Di Marco – era proprio necessario indulgere così a lungo sulle capacità amatorie di Balistreri nella prima parte del libro?

RC – Fa parte del carattere del personaggio. Quell’indulgere non nasce dalle capacità seduttive ma dal rimpianto per un grande amore gettato via e dalla volontà distruttiva di Michele. Servono anche a renderlo sgradevole ai lettori ( non a tutti perché molte lettrici lo adorano da giovane e lo trovano spento da adulto).

La Redazione

Menino vanto altri delle pagine che hanno scritte; il nostro orgoglio sta in quelle che abbiamo letto

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