Terremoto in Emilia

Photo credit: Marco Marzocchi

Martedì 29 maggio una seconda forte scossa di magnitudo 5.8 ha colpito il mio paese, San Felice sul Panaro, e tanti altri paesi della bassa modenese. È stata ancora più terribile della prima perché è arrivata proprio quando si provava a ripartire, ha interrotto i primi timidi tentativi di ritornare alla normalità; e, cosa peggiore, ha fatto 17 vittime, che si aggiungo alle 7 del primo terremoto di domenica 20 maggio. Oltre ad aver devastato nuovamente le nostre case e i nostri centri storici, ad aver infierito sulle aziende lasciando migliaia di persone senza lavoro. Sulle prime, non riuscendo a concentrarmi su nient’altro, avevo intenzione di scrivere a Finzioni che gli davo buca per il post di oggi. E poi ho pensato che invece avrei dovuto provare a raccontare quello che stiamo vivendo, perché più se ne parla meglio è, perché anche solo sentirsi capiti fa stare un po’ meglio. Non avendo parole all’altezza, ho pensato di usare quelle dei miei amici, conoscenti, compaesani e abitanti dei paesi limitrofi (*), postate su Facebook e Twitter, per raccontarvi come si sta qui. Un’esperienza di scrittura collettiva che non avremmo mai voluto fare. Ho preso da ognuno un pezzettino di questa vicenda, ho preso le parole e le frasi senza modificarle, e mettendole in fila e leggendole tutte insieme, sembra proprio che sia successa davvero.

* * *

Su quei 40 secondi, quei 40 dannati secondi dove ero al 3° piano, da solo con le mie bimbe, dove ho dovuto prenderle ancora addormentate, coprirle, vestirmi e scappare giù, ci potrei scrivere un libro. Il terrore di non riuscire a metterle in salvo. Magnitudo 5.9, sembra che l’epicentro sia a San Felice. Sono tutti in strada. A San Felice sembra sia caduta la Torre dell’Orologio. Scene da film. Per favore richiamatemi. Arriva un maledetto momento che cambia la geografia della tua identità. Il mio paesello distrutto. Girare per il proprio paese e vedere che praticamente non esiste più, be’, è devastante. Voglio bene al mio paese e nemmeno immaginavo quanto. Un giorno, il mio paese sarà ricostruito. Questo è sicuro. Che qualcuno ci aiuti. Se potete fare qualcosa fatelo in fretta.

Adesso sento stanchezza e paura, dopo i nervi saldi delle prime ore del giorno. Prevalgono ancora le sensazioni di essere terrorizzato, sporco, stanco, precario, sfollato, demoralizzato, solidale ma impotente, privato della tua tranquillità. Se questa è davvero la fine del mondo, spero di fare in fretta. In questi momenti la fede vacilla, la mia poi lo fa già da tempi non sospetti, ora ci sono i morti, conosciuti e non. È un’angoscia incredibile, come essere tutto il giorno sui blocchi di partenza. Mai avrei pensato di abbandonare quella che è stata la nostra casa per 22 anni, in 4 giorni ed in questo modo. Riguardo le foto dei miei compleanni per imprimere nella testa quello che ora è un ricordo. Le mie radici sono ancora lì sotto. Dormire con un occhio aperto e uno chiuso. Io oggi sono andato in bagno con il casco del motorino. Fuck me these tremors are pissing me off! Quando avrò la fortuna di rivedere un letto, ci passerò sopra almeno 25 ore. Sapere che non è finita, che potrebbe essere così ancora per molto tempo. Il problema è il terrore che ti assale al risveglio. Appena svegli, controllare le scosse della notte sul Twitter dell’INGV. INGV dipendente! Per fortuna ci sono un sacco di app gratuite per avere info sul terremoto. Un augurio di notte serena a chi, dormendo fuori casa, ha bisogno di riposare il doppio. Cucinare un piatto caldo, lavarsi i denti, sdraiarsi in un letto. Servono pane, pasta, latte per bambini, pannoloni per anziani, materiale igienico, assorbenti igienici, omogeneizzati, alimenti a lunga conservazione. I Vigili del Fuoco tentano di recuperare il Trittico della nostra Chiesa parrocchiale. Grazie ai vigili del fuoco… siete degli angeli! La solidarietà riempie il cuore.

La gente scrive un sacco di stronzate riguardo al terremoto. Vespa tra un po’ esce con un po’ di infographics sul terremoto. Gli piace proprio spiegare le cose. Strano che non abbia già fatto un plastico della faglia. E come mai è così difficile fare i nomi delle vittime? È così difficile da capire che coi telefoni in tilt ci sono migliaia di persone che non potendo contattare mogli, mariti, figli, fratelli, sorelle sono in preda al panico?

Poi vorrei capire come in una zona a rischio sismico nullo ci salti fuori un sesto grado Richter. Capannoni inagibili: intere linee produttive spostate nei capannoni di aziende che fino al giorno prima erano concorrenti, uffici spostati in altre aziende ancora per poter ricominciare subito a lavorare. Qui c’è tanto da fare, e noi siamo bravi a farci su le maniche. Coraggio gente, coraggio. Si deve tornare al lavoro in ufficio, con porte spalancate verso l’uscita e borsa da prendere al volo di passaggio. Ho chiesto a mia mamma, come va? Bene! Sono a lavorare con l’elmetto. Un pensiero costante: non abbassare la guardia. Certo il tuono in questa situazione non è il massimo… mi sembra che i tuoni salgano da sotto terra. Tanta paura, le scosse continuano. Speriamo finiscano presto, per tornare alla normalità servirà molto tempo… Ma questa sera su Finale Emilia c’è un bel tramonto, e anche se lo skyline è cambiato sensibilmente, spero sia di buon auspicio, soprattutto per i più sfortunati.

(*) Grazie a gli inconsapevoli autori di questo post: Elisa Sabattini, La Giò, Francesco Sabattini, Cinzia Breviglieri, Giorgia Tassi, Patrizia Marchesini, Elisa Torresan, Alessandro Ingala, Mariapia Cavani, Federica Previati, Laura Bianconi, Danila Balboni, Claudia Marchetti, Matteo Barbieri, Clarì Spinosi, Francesco Baraldi, Lorenzo Zizza, Francesca Gelatti, Stefania Peverari, Benedetta Baraldi, Marco Di Natale, Giuseppina Gigì Duò, Federico Frigieri, Alessandro Scione, Francesca Piva, Elisabetta Modena, Sebastian Jones.

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

4 Commenti
  1. “La sua forza raccolta come rabbia a lungo covata
     Fa scatto  nelle ossa l’orecchio non riposa I’ll maglio
     inflessibile colpo di un muro nell’aria la ghisa
    La pompa dell’acqua perde  I’ll comando
    tra bordo e steccato
    trema lo scialle I’ll ghiaino
    C’e’ ruggine in cielo
    al boato,sangue di scolo
    gia sette son morti
    Salvata da fasci di mussole,batista piegato di fresco
    salda al suo posto la mano  s’abbassa per stringere ….
    un cellulare
    Ha scosso la terra le torri piu’ alte le chiese abbattute
    La terra cede a Cavezzo vuota di sotto I’ll sottosuolo
    s’avventa strappa I’ll suo spazio quel peso
    Nulla al suo posto
    Tutto puo’ accadere

    Come altrove, qui accanto
    Allora stai con chi scuote
    perche’ gli trovi dentro la grazia I’ll garbo

    a misura I’ll silenzio d’epifania
     unheimlich….
    C’e’ questo confine di CentoChiodi
     a chiudere I’ll cerchio la condivisione”
    Claudia S. 
    (son 17 le vittime,tanti i feriti oltre trecento,gli sfollati migliaia
    ora che trascrivo un messaggio a poche ore da quel boato)