
No, va beh casa di Steve è bella e questo bisogna dirlo. Anche solo da fuori l’iGarden merita. L’iSofa poi è comodissimo. Per il fatto che sia un bravo ospite invece è ancora tutto da vedere. Solo pochi sono stati invitati a casa di Steve Jobs per la presentazione dell’iPad. Noi siamo tra gli italiani a questo connubio salubre eno/tecnologico circa la prossima trovata del grande S. Noi e pochi altri, più una manciata di artisti internazionali che passavano di lì, quella sera. La sparata è che adesso c’è una cosa nuova che inizia con i. Che tanto poi la mela il colpo lo fa sempre, allora poi di cosa parliamo, ma noi però parliamone lo stesso che non si sa mai. Il grande S ci invita perché dice che punti di vista diversi servono sempre, lo fa con grazia ed educazione, cioè omette il ruolo di stereotipo sociale che ci è toccato e noi più di tanto non ci si interroga. Noi ci si siede punto.
Ci spappina le sue slide in 4d perché dobbiamo avere elementi a sufficienza. Per fortuna il suo stile comunicativo prevede poche parole e molte immagini, perché al terzo negroni sbagliato Coelho già canta le canzoni del Cammino cercando di convincere Steve a passare a Windows Vista. Tanto, a suo dire, ha le innovazioni di un Mac di dieci anni fa e non si nota la differenza. Ma torniamo a Steve. Dunque l’iPad è un iPhone, però non telefona, la qual cosa porta una notevole percentuale di senzienti a simpatizzare con enfasi impetuosa ed incontrollabile. Ma chi se ne frega tanto che noi si è qui per altro. Allora il punto è che adesso possiamo leggere. Oppure ubriacarci e chiudere Stefano Masciarelli nell’iSauna e poi domani mattina vediamo quanto è dimagrito questa volta.
Coelho intanto finisce tutti i grissini col crudo e asserisce che non lo trova funzionale, certi aspetti come leccarsi il dito per voltare pagina assumerebbero proporzioni indescrivibili per la loro inusitata impraticabilità.
Oscar Wilde arguisce che con i guanti basta un tocco e si fa anche meno fatica e Dorian Gray in digitale e poi e poi. Nessuno si stupisce del fatto che Oscar sia lì tra noi, solo Stefano Masciarelli capisce che qualcosa non quadra, ma è chiuso nella sauna al piano di sotto e quindi nessuno lo sente.
Allora Dan dice che Langdon è l’eroe dell’iPad, perché lui sa trarre il meglio da ogni dove. Parliamo ovviamente di Dan Peterson. Sembra che abbia progettato l’iDan, per bersi il Lipton Ice Tea senza fili e, cosa non da poco in tempi di suina, senza virus.
Dorelli contraddice tutti con smania swing tanto perché il fattore è ancora un altro, l’odore della carta da sniffare e il contatto con la porosità lussuosa del post pulp. Ma chi l’ha invitato a Johnny Dorelli? Avevamo capito che ci sarebbe stato Johnny Depp e avevamo il cappello del Pirata dei Caraibi per farcelo autografare. Vabbé. Con ’sta storia del coniglio bianco non ci capisce più niente nessuno, c’è solo della gran gente che corre.
Allora Virginia si rolla una paglia di tabacco e dice la sua, che tanto è saggia e c’ha quel carisma che fermati: ragazzi stiamo calmi, è solo un’alternativa. Che forse scaricare Marcovaldo da emule ha impedito a scolaresche assetate di comprarsi il volume? Silenzio. Poi.
Jarry dice che tutto è molto patafisico. Poi Steve Jobs se lo mangia e nessuno si deve preoccupare del significato di patafisico. Mentre Stefano Masciarelli perde altri chili Steve Jobs capisce che è inutile discutere con noi. Accende l’iFire e beviamo Porto davanti al camino, alimentando il fuoco con tutti gli appunti che abbiamo preso, tanto dell’iPad non ci abbiamo capito nulla e in ogni caso è stata una gran serata.
di Licia Ambu, Alessandro Pollini
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