
I Lunedì Metaletterari / Patto finzionale: un’esagerazione
Il sommo poeta romantico Samuel Taylor Coleridge, peraltro grande oppiomane, parlò per primo di sospensione dell’incredulità, quel meccanismo per cui quando si legge un’opera di fantasia si fa finta di crederci. Si sospende il giudizio e ci si gode la narrazione, sorvolando eventualmente su qualche possibile incongruenza.
Non posso mettermi a leggere i Viaggi di Gulliver con spirito scientifico critico, come non posso guardare Lost chiedendomi continuamente come sia possibile che una nuvola di fumo nero uccida degli orsi bianchi in un’isola tropicale.
In tempi moderni, la felice espressione è stata ri-tradotta nei termini di patto finzionale, un accordo tra il lettore e l’opera: io ci credo ma tu non fregarmi (essere oppiomani rende più facile immaginarsi questa conversazione).
La deriva di questa dinamica è l’immedesimazione. E certi libri, diciamolo, sono esagerati. Cecità, di Josè Saramago, parla di un’epidemia: uno dopo l’altro, tantissime persone si ritrovano improvvisamente cieche. Così. Il patto finzionale che questo libro richiede al lettore è talmente profondo e realistico che, mentre leggi, hai costantemente la paura di non vedere più le pagine da un momento all’altro.
E neanche la battuta “non vedo l’ora di leggerlo” riesce a stemperarne la tensione.
Jacopo Cirillo
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Cecità è un capolavoro e Saramago è dio.