Couchsurfing senza mai dare il couch

La Posta dei Lettori / Couchsurfing senza mai dare il couch

Gentile Bettoli, 

gli affitti nelle grosse città italiane hanno assunto tinte fosche e preoccupanti. C’è chi dice che è tutta una trovata dei bamboccioni per continuare a stare divanati, le camicie stirati, il gatto coccolati, i jeans lavati e le bollette pagati in casa coi genitors e chi invece esclama che non si può, sbotta contro il cartello dei padroni di casa, insorge contro il sistema immobiliare e si agita. Il mio babbo è padrone di diverse villette a schiera in Costa Brava e quindi seguo la querelle con distacco, ma solidarizzo coi disperati dell’affitto, giovanotti che vorrebbero uscirsene di casa ma trovano un postolétto a 500 sacchi in nero, colore che contraddistingue anche i sanitari e gli infissi un tempo candidi di melanconiche monostanze nei sobborghi. Squat ’til you drop (ed. Risciò) racconta storie di squatters, gente come l’autore Jean Michel Roviel ed i suoi compagni di bevute a spasso per l’Eurasia in case di vecchi nobili rimbambiti. Interessante pure Couchsurfing senza mai dare il couch (ed. Lungomare) vergato dalla penna di Massorini e indirizzato a chi è passato dal divano di mammà a quello di persone a random.

Giovanniello, Castel Guazza

Photo credit http://www.flickr.com/photos/alvi2047/3688993279/

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Caro Giovanniello,

avere casa senza ereditarla da un anziano zio ligure è sempre più complicato. Capita così di distrarsi tramite esperienze che *sanno* di casa, tipo dormire nei bed & breakfast o applicare il principio asimmetrico del couchsurfing: bere come spugne a casa di sconosciuti con cui non c’è niente da spartire per poi stramazzare al suolo. Il couchsurfing in particolare è un fenomeno divertente perché mi ricorda certe catene di Sàntantònio che giravano su internet qualche anno fa, quelle che invitavano a infilare 5 dollari in 5 buste e a spedirle a 5 persone che figuravano in una lista in cui, se la catena aveva attraversato un po’ d’Italia, figurava sempre Turbato Thomas da Godo. Si sarebbe poi aggiunto il proprio nome in fondo alla lista e altre persone avrebbero inviato fiumi di banconote da 5 dollari pure a te. Senz’altro. Queste catene avevano il solo scopo di arricchire le prime persone della lista, mentre gli altri ci avrebbero rimesso 25 bei dollaroni. C’era poi chi raccoglieva i tappi di plastica o i codici a barre che iniziavano con l’8, ma questa è un’altra storia. Insomma, Massorini ci spiega che nel couchsurfing sono pochi i fenomeni che dormono a sbafo e molte le anime pie che vedono il proprio divano IKEA occupato da anarcoinsurrezionalisti una notte si e quella dopo pure. Il frigo svuotato. Il gatto scalciato. L’inventore del couchsurfing ha una casa blindata in cui non ospita nessuno, senza divani. Non è un caso.

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