La Posta dei Lettori / Quello strano berretto da cacciatore
Caro Bettoli, spero che le vacanze le abbiano giovato. Io ho fatto le mie sui monti, sì, continuo a cacciare PEM PEM! (ah ah) perché alla fine mi piace, e non ci trovo nulla di male. Lei? Io lo faccio per divertimento, poi per mangiare, ma anche perché la fauna (e pure la flora) è piena di animali e onestamente una sana sfoltita non fa male. Penso sempre che siamo troppi, bestie e uomini, che poi sono spesso peggio delle bestie, soprattutto gli informatici perché ti riparano il computer e non ti fanno la fattura. Io dico: date una pistola in mano a un cacciatore e ci sarà meno bisogno della polizia, io per esempio mi sfogo così, e mangio pure. Leggo sempre la sua rubrica, perché con quella non mi sento in dovere di leggere per davvero. Ho fatto un’eccezione perché la mia nipotina, che c’ha già il fucile in mano (giocattolo, per ora) mi ha regalato il libro per bambini Quello strano berretto da cacciatore di J.T. Mowlens. Che ne pensa?
Pantaneo, Quartu Ingarrinu

Tutto il male possibile. Il movimento dei caccianti, che sta prendendo piede in tutto il mondo grazie al calcio di mille fucili caricati à balestra, è una piaga per la fauna. Selvaggina, scimmie e uomini, costretti in un ambiente angusto: non ci vuole la scala per capire che i fucili inducono al disimpegno. I caccianti sono ricchi, dispongono di siti, giornali e think tank (che poi in questi ultimi ci sia poco think e una grande quantità di tank -piene di alcool- non importa) e il nostro J.T. Mowlens è uno dei caccianti più popolari, co-fondatore dei caccianti canadesi e volto noto della tv. Non vorrei parlare di Quello strano berretto da cacciatore (ed. Putier, 12 euri), libercolo illustrato per marmocchi ingrifati in cui un berretto comprato ad un mercato delle pulci trasforma immediatamente l’indossatore dello stesso, il giovane divoratore di praline Ronald, in un vero cacciatore (o cacciante?) con tanto di pulci (le stesse del mercato) e fucile carico. Trattasi di mero pretesto per decantare le lodi della caccianteria, citando a sproposito Darwin, Jimmy Bo Horne (quello di Gimme Some) ed il sociobiologo Edward Osborne Wilson. Io non ci sto. Né mi convince la figura del fratello maggiore di Ronald, Denilso, che partendo da entusiasmi e suggestioni da vero cacciatore devia verso un relativismo sciapo, arrivando ad affermare "ok sparare agli animali, certo, ma solo a quelli di piccola taglia".
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