Davanti al dolore degli altri… moriremo

Quante cose possiamo fare con un libro? 

davanti al dolore degli altri

Leggerlo, abbracciarlo, dormirci insieme, farci l'amore, strapparlo, odiarlo, sottolinearlo, riempirlo di appunti, scaricarlo, cestinarlo, amarlo, prestarlo, guardarlo, dimenticarlo… e chissà quante altre cose.

Io, invece, ogni tanto ai libri mi ci aggrappo. Loro tendono le loro pagine, lettera dopo lettera, parola dopo parola ed io mi ci aggrappo allungando la mano. Se non ci fossero loro, in alcuni periodi, io cadrei, sprofondando con un cupo tonfo.

Aggrapparsi a un libro significa tenerlo stretto, sapendo che lo si può anche dimenticare, perché tanto lui tornerà al momento buono.

Il libro a cui mi sono aggrappato questa settimana si intitola:

Davanti al dolore degli altri, Susan Sontag, 117 pg 2 ore e 20 minuti

Dopo quarant'anni di film Hollywoodiani ad alto costo, l'espressione «sembrava un film» pare aver sostituito la formula con cui i sopravvissuti a una catastrofe erano soliti esprimere l'impossibilità di assimilare in tempi brevi ciò che avevano vissuto: «sembrava un sogno»

Ormai siamo immuni a tutto, lo sappiamo. Ma personalmente i fatti di Woolwich… ok, lasciamo perdere. Woolwich, chi? Woolwich, cosa?

In queste pagine Susan Sontag si interroga nel modo in cui le immagini influenzano la nostra percezione di quanto accade, formano le opinioni comuni.

Nelle società contemporanee, in cui i mezzi di informazione hanno un ruolo sempre più centrale, il dolore degli altri è uno spettacolo all'ordine del giorno.

 

Federico Tamburini

Qualche giorno fa al supermarket Eurospin non ha comprato una confezione di filetto di merluzzo surgelato perché costava 6 euri e 50 e ha optato per una scatola di ceci. In quel momento ha capito molte più cose della sua vita di quanto mai fosse riuscito a fare prima. Per il resto, non avendo mai tempo, legge libri che richiedono sforzi anaerobici.

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