Il lettore è come un Fringuello

Il tipico lettore di 100 grammi – ossia un divoratore di libretti che non superano le 100 pagine –  ha un suo mentore, un maestro, un modello di vita, un guru: il Fringuello o Carpodacus cassinii… meglio conosciuto come Ciuffolotto di Cassin.

Il Ciuffolotto, così come il lettore di 100 grammi tende a fare economia, a risparmiare energie, a non compiere sforzi inutili… a meno che sappia di non poter fallire!

Veniamo al dunque: il rito del corteggiamento è faticoso e "ruba" energie necessarie per procacciarsi il cibo o difendersi da eventuali predatori. Così, il Ciuffolotto tende a fare economia, specie quando ritiene che le chance di successo siano scarse. Quindi questo tenero pennuto, che si riproduce nelle montagne della Sierra Nevada, si esibisce in canti a squarciagola solo è se sicuro che ci sia una femmina nei paraggi, altrimenti non spreca energie. 

E voi direte, be' e allora? Che c'entra con il lettore? C'entra, perché anche il lettore di 100 grammi, una volta all'anno e ripeto, solo una volta all'anno, durante il periodo estivo (quando ha più tempo), intona il suo canto a squarcia gola, compie la sua fatica massima: leggere un librone, uno di quei tomi, che generalmente non prende mai in considerazione.

Io durante l'estate ho scelto il mio libro mattone, sicuro di non sbagliare, sapevo, come il Ciuffolotto, che c'era una femmina nei paraggi e che non avrei sprecato le mie energie.

Delitto e castigoFëdor Dostoevskij, 655 pg – 15 giorni, o meglio 360 ore, insomma: 21600 minuti

E voi, dovendo suggerire un libro super mattone da leggere assolutamente, quale suggerireste? 

Federico Tamburini

P.S. Dalla prossima settimana, e per tutto l'anno, si tornerà a parlare di libretti corticorti. State tranquilli.

Federico Tamburini

Qualche giorno fa al supermarket Eurospin non ha comprato una confezione di filetto di merluzzo surgelato perché costava 6 euri e 50 e ha optato per una scatola di ceci. In quel momento ha capito molte più cose della sua vita di quanto mai fosse riuscito a fare prima. Per il resto, non avendo mai tempo, legge libri che richiedono sforzi anaerobici.

13 Commenti
  1. Tolstoj, Guerra e pace, edizione Garzanti, 2 tomi 1817 pagine!
    Ma anche Dumas, Il conte di Montecristo, edizione BUR, solo 914 pagine, ma rispetto Tolstoj più facile da leggere!
    Comunque meglio i mattoni finiscono più tardi, e non si è costretti a passare dalla libreria ogni due giorni!

  2. Sicuramente due classici della letteratura francese, “I miserabili” di Victor Hugo e “Il Conte di Montecristo” di Dumas padre.

    I due mattoni che prima o poi leggerò (diciamo il giorno in cui mi verrà un’influenza megagalattica, che mi costringerà a letto un mese o due senza poter fare altro che leggere) sono “Infinite jest” di DFW e “Ulisse” di Joyce.

  3. Uhm.

    Eppure mi sfugge.

    Tra leggere un libro di 100 pagine in due ore messe insieme in un giorno o leggerne uno da 1000 in 10 giorni dedicando sempre non più di due ore al dì, cosa cambia, se non il fatto di non doversi accontentare più di libri di cento pagine per-forza?

    D’accordo: star dietro a una trama da mille pagine in una vita di mille impegni non è lo stesso che cavarsela con un fatto di cento foglia via uno dietro l’altro: è come doversi portare in giro una damigiana di dieci litri invece che una comoda borraccetta da nascondere nel taschino interno della giacca, tutto vero.

    Però, se sbornia deve essere, che sbornia sia! Con il giusto allenamento si può provare l’ebbrezza a cento pagine per volta anche di qualche vino ben più robusto in botte.

    Eppoi l’idea – la lessi anche da Baricco – che i libri come Anna Karenina o l’Ulisse sono romanzi da lungodegenza è proprio bruttina: siccome sono dei gran bei romanzi spassosi, è infelice, oltre che ingiusto su, dover associare l’allegria di leggerli al doversi buscare qualche contagio paralizzante.

    Quindi, evviva le cento pagine dal singhiozzo alcolico, ma evviva anche gli ettolitri di letteratura da portarsi appresso con l’ingombro di una flebo, sia, ma certi comi etilici sono imperdibili.

    Un saluto!,
    Antonio Coda

  4. Delitto e castigo si legge d’un fiato!
    Voto anch’io per “La montagna incantata” di Mann: lungo, sì, e per giunta non esattamente scorrevole.

  5. il mio libro mattone è: Notre Dame de Paris.
    ma mi sa che ci metterò 800 giorni. sta cominciando a prendere polvere.

  6. Sicuramente “Oblomov” di Goncarov, struggente e infinito. A seguire, se il peso continua ad attrarre, “I fratelli Karamazov” di D. e “L’uccello che girava le viti del mondo” di Haruki Murakami.

  7. Antonio, Antonio… lei non mi intende:-) Qui non è questione di addizioni e moltiplicazioni… c’è in ballo molto di più!! Il librone ha la stessa consistenza di una vita certa e sicura: la casa, sempre la stessa per trent’anni… una moglie, la stessa per trent’anni, il lavoro, sempre lo stesso per trent’anni. Non voglio dire che sia una vita piatta, anzi… ci può essere passione, amore, esaltazione… però dopo un po’…!! Invece il libretto ti cambia orizzonti, la mattina sei in Cina e poi a pranzo a New York con Auster… la sera tardi ti prendi un caffè con Ivan Il’ič e così via… lei sbaglia a moltiplicare quelle 100 pagine per 10 o per 20… in quelle moltiplicazioni non troverà mai la vertigine che quei libretti procurano. Poi un giorno, anche noi, lettori di 100 grammi, metteremo la testa a posto e ci accompagneremo per la vita a un bel librone:-)

  8. Essia Federico, ci riprovo… Dunque: diremo che il libretto è veloce, e non solo corto di fiato; diremo che il romanzo è monogamico, e non che è la forma breve a non sentirsela ad andar avanti tutta la notte; diremo che le centinaia di pagine sono una cattedrale di carta e non che è il fascicoletto a essere un areoplanino a cui dover riscalare la punta per farlo stare in aria almeno pochi secondi.

    Sarà l’esperienza personale, ma certi libretti all’apparenza così snelli e vivaci in realtà si portavano dentro il peso a piombo di un carattere non esploso, viceversa con altri libroni, che a guardarli da fuori mettevano mestizia, a entrarci dentro erano di una leggerezza e di una sveltezza che dovevo aggrapparmi a maniglie e lampioni per non andarmene nel vento assieme a loro.

    Di sicuro i libretti uno snobismo lo patiscono e sono sembre bistrattati dai più grossi: i romanzi sono dei bulli, rispetto ai racconti lunghi che non hanno mai nessuno a difenderli.

    Per questo: ben vengano gli amanti dell’arte breve! Ma solo se sono infedeli quanto basta per tradirli spesso e volentieri con l’arte prolungata: che la testa non te la mette mica a posto, ma te la fa perdere del tutto senza star lì ogni tanto a darle una svitatina (la “svitatina” è proprio la forma di vita propria dei lettori compulsivi di libri a basso potenziale ciclonico).

    Un divertito saluto!,
    Antonio Coda

  9. In ordine sparso: l’Uomo senza qualità, La vita – istruzioni per l’uso, Moby dick, vari dostoevskij, Così parlò Zarathustra, il Faust.