Il sommo piacere delle evacuazioni mattutine

Fra i sensi l’Occidente ha privilegiato la vista, da cui è partito per la geometrizzazione dell’esperienza e ha così svalutato altre sensazioni. È contro tale squilibrio nell’ecologia della sensibilità che Tanizaki reagisce in questo libro.

La nostra civiltà, tutta la nostra vita quotidiana e dunque anche l’idea che ci facciamo del piacere, sono fondate sull’irritazione di alcuni sensi e sull’atrofizzazione di altri, mai su un tentativo di armonizzazione.*

Libro d’ombra**, Junichiro Tanizaki, 88pg – 1ora e 35 minuti

Libro d'ombra è in definitiva un saggio sulla società giapponese; Tanizaki ci mostra la bellezza nelle piccole cose quotidiane, ci svela con semplicità la pienezza tutta orientale di estetica della vita e ci fa capire quanto noi occidentali siamo abbruttiti e dissonanti. Ha parole incredibili e illuminanti per moltissime cose, tra cui la carta, le pietre, la sporcizia, gli ospedali, la luce delle candele, i piatti laccati e i piatti di legno e persino per il gabinetto.

Sentite che meraviglia:

Tra i sommi piaceri dell’esistenza si annoverano le evacuazioni mattutine: piacere fisiologico, che solo il gabinetto giapponese, fra lisce pareti di legno dalle sottili venature, mirando l’azzurro del cielo e il verde della vegetazione, si può assaporare fino in fondo. Insisto: sono necessari una lieve penombra, nessuna fulgidezza, la pulizia più accurata e un silenzio così profondo che sia possibile udire lontano un volo di zanzare.

Federico Tamburini

*Dall'introduzione di G. Mariotti

**Il titolo del volume doveva essere Elogio dell'ombra; l'editore è stato costretto a cambiarlo poiché, con lo stesso titolo, in Italia era già apparsa una raccolta poetica di Jorge Luis Borges

Federico Tamburini

Qualche giorno fa al supermarket Eurospin non ha comprato una confezione di filetto di merluzzo surgelato perché costava 6 euri e 50 e ha optato per una scatola di ceci. In quel momento ha capito molte più cose della sua vita di quanto mai fosse riuscito a fare prima. Per il resto, non avendo mai tempo, legge libri che richiedono sforzi anaerobici.

6 Commenti
  1. Che bello trovare questo post!!! L’oriente ha molto da insegnarci (o meglio da ricordarci) e non lo dico con piglio filo-orientale e fricchettone, semplicemente credo che un po’ di secoli fa anche la nostra visione del mondo avesse una profonda estetica, anche dei gesti quotidiani. Non è infatti una questione geografica, ma culturale… Peccato che poi, ci siamo ubriacati di una bevanda allucinogena chiamata progresso…..

  2. Nella prima frase c’è un “si” di troppo. Non colgo nessuna genialità, né espressiva e neppure di significato, nello scrivere di Tanizaki, il quale si scorda di considerare quanto il ronzio di zanzare al cesso non sia un coadiuvante della gioia dei sensi. Non è nemmeno condivisibile che si possa considerare un’arte il saper scrivere di tutto rendendolo interessante per i poco dotati, e trovo sarebbe preferibile saper scrivere di cose aventi un’essenzialità diversa dall’aura d’orgoglio emanata dall’evacuazione perfetta… 😀

  3. Vajmax… non vorrei che le mie poche righe ti abbiano tratto in inganno. Il libro a mio personale giudizio è molto bello, poetico e illuminante. L’immagine che io ne ho dato è solo abbozzata e non rende nulla della sua bellezza. Se invece il libro tu lo hai già letto e quindi il tuo giudizio è più strutturato e definitivo, be’ allora ok, a te non è piaciuto! Comunque io quando vado al bagno devo accendere una superventola visto che non ho finestre in bagno e non sai cosa darei per avvertire quel tenue ronzio di una zanzarina in lontananza, invece che quel WUUUUUUWUUUUUU, che non mi fa concentrare!!!

  4. Per una ventina di anni la stalla in montagna che ho trasformato nell’abitazione in cui ora vivo non ha avuto i servizi, così si utilizzava un orribile cesso chimico che svuotavo al bordo di un orrido profondo seicento metri a una cinquantina di metri distante dal fienile. Un malaugurato giorno scivolai sul fango del sentiero ripido con in mano il secchio che ruotò verso l’alto, alla maniera degli esperimenti di fisica dove deve essere mostrato il miracolo della forza centrifuga. Un miracolo che non ne volle sapere di manifestarsi e al culmine della sua rotazione il secchio ebbe un’esitazione che mi fu fatale. Vidi l’acido al suo interno e una settimana di fecalomi arrivarmi in faccia e mentre mi affidavo alla corsa disperata verso la fontana del paese… incrociai tanta gente quanta quel maledetto sentiero non vede in un mese. Da quel giorno tutto ciò che si riferisce a questo delicato evento incontra la mia incondizionata disapprovazione, e non mi è più possibile scorgervi tracce diverse dall’angoscia che mi suscitò allora e che non è diminuita oggi. 😉