Battaglie fantasy 2.0: eroi e criminali di guerra ai tempi di G.R.R. Martin

Quando si parla di conflitto in narrativa, spesso s’intende un dialogo serrato in cui due o più personaggi si confrontano, esponendo garbatamente le proprie ragioni e le proprie motivazioni, magari sorseggiando una tazza di tè e mordicchiando una madeleine; oppure ci si riferisce ad un massacro a colpi di spada ed ascia, uno scontro fisico in cui schieramenti contrapposti venderebbero le rispettive madri pur di sgozzare il maggior numero di avversari.

La seconda eventualità è quella di cui parleremo quest’oggi. Disseppellita la proverbiale (e letterale) ascia di guerra, nel penultimo episodio de Il trono di spade, gran parte del cast è stata impegnata in uno degli assedi più epici dai tempi del Fosso di Helm (che alcuni ricorderanno come la miglior battaglia mai orche-strata per il grande schermo). Non è il primo confronto che facciamo tra J. R. R. Tolkien e G. R. R. Martin, che ormai pare aver deciso di dedicare la propria penna allo smantellamento di tutti gli stereotipi Tolkeniani. Complice la fedele trasposizione HBO, gli spettatori della seconda serie de Il trono di spade, hanno così potuto ammirare, ancora una volta, quanto possa essere drammatica la disparità di visione dei due autori. Ecco a voi la battaglia delle Acque nere.

Tanto per aprire i giochi in grande stile, Tyrion usa contro i nemici l’altofuoco , un misterioso liquido infiammabile che potrebbe tranquillamente essere definito come arma di distruzione di massa ante-litteram; non proprio un modo onorevole di cominciare uno scontro, ammettiamolo. E mentre l’altofuoco brucia le navi della flotta di Stannis, ne affonda buona parte, incenerisce marinai e soldati in una vampata verde radioattivo, si sente l’odore di Storia; quella fatta dagli uomini, non quella narrata in maniera ineluttabile da una qualche provvidenza che muove gli uomini come pedine. Ogni personaggio ha un suo ruolo, che non si riduce all’arma utilizzata per abbattere gli avversari (arco, ascia o spada determinate su base razziale), e lo scontro è invece il momento ideale per evidenziare i tratti dei protagonisti. Ed è così che il re-pivello Joffrey approfitta della prima occasione per andarsi a nascondere, mentre il risoluto e salomonico Stannis — che se si candidasse alle elezioni, avrebbe il mio voto — non si da per vinto nemmeno difronte all’affondamento di metà della sua flotta e reagisce come solo un re sa fare. Lo vediamo salire per primo sulle mura e affettare nemici, con il gusto gore che Neil Marshall provvede dalla regia, per poi lasciare lo scontro per ultimo imprecando contro i propri uomini in ritirata. Contemporaneamente, il Mastino prima vince il premio Jason Voorhees, tagliando à la julienne diversi sfortunati e poi, spaventato dal fuoco, si rifiuta di combattere, mandando a quel paese il re e la città tutta:

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Tyrion, non contento di aver già fatto la sua parte mandando al creatore buona parte degli assalitori, sfrutta i suggerimenti di Varys per sorprendere i nemici alle spalle. Peccato che il suo eroismo venga ripagato con un tradimento altrettanto grande e tanti saluti all’eroe vittorioso acclamato dalla folla festante.

Insomma, nel fantasy 2.0 ce n’è per tutti i gusti. Abilità, motivazioni e scopi dei personaggi finiscono per intrecciarsi ed ostacolarsi, sulla carta come sugli schermi, un bel passo avanti rispetto ai confronti muscolari a cui si sono sempre ridotte le battaglie.

 

Gianni Falconieri

Mi interesso di letteratura di genere, #ebook #fantasy #cinema. Attualmente mi trovo sotto assedio ad Angband, ma confido che alla fine riuscirò a spuntarla...

3 Commenti
  1. Beh, è bello sapere che dopo qualche decennio la fantasy è arrivata a saper descrivere una battaglia almeno bene quanto un normale romanzo di guerra.
    Non bisogna essere troppo duri col povero Tolkien: avrà anche partecipato alla Prima Guerra Mondiale e alla battaglia della Somme, una delle più sanguinose di tutti i tempi, ma di film di guerra appena appena seri ne avrà visti ben pochi a differenza del George R.R. Martin che di guerre non ne ha fatte ma ha visto tutti i film e letto tutti i fumetti sull’argomento quindi è un vero esperto.
    Quanto all”Altofuoco’ non è altro che il fuoco greco con cui i bizantini sconfissero più volte gli arabi e gli slavi e di cui parla l’ononimo romanzo di Luigi Malerba.

  2. Bella anche la prima frase: descrive perfettamente la psicologia del generale da poltrona che non ha mai tenuto un fucile (o un’ascia) in mano ma saprebbe tranquillamente vincerebbe qualsiasi battaglia se solo gli dessero il comando supremo. Specie se lui è armato e gli altri hanno solo del tè e delle madeleine.

  3. Be’ nello specifico mi riferivo alla versione cinematografica del fosso di Helm, quella con Legolas che usa uno scudo come skateboard e, se non ricordo male, alla fine della combo ci decapita anche un orco. Per mia sfortuna, e a mia parziale discolpa, nel ’16 non ero ancora nato, dunque non c’ero alla Somme, ma non credo comunque che Tolkien ne abbia tratto grande ispirazione.
    Anche dell’altofuoco-fuoco greco si era parlato in un articolo precedente:
    /libri/a-dorso-di-drago/le-cronache-del-ghiaccio-e-del-fuoco-e-la-maestra-di-storia-di-g-r-r-martin/
    Temo però di non aver capito il tuo secondo commento 😀