Dragon’s Egg e Incontro con Rama: ovvero quando la fantascienza si fa hard

Ed oggi si parla di hard science fiction , anche nota come fantascienza hard. Non temete (o non sperate, fate voi): non si tratta di una versione da sexploitation delle opere di Asimov o Philip Dick, ma di un filone interessante quanto sconosciuto. Almeno per chi non è collezionista di romanzi Urania.

Il termine “fantascienza hard” definisce romanzi e racconti scritti con il massimo del rigore scientifico. Roba da ingegneri, direte voi. Ma forse le cose non stanno proprio così…

Che ne dite, per esempio, di un romanzo in cui un equipaggio viene in contato con una strana forma di vita aliena su una stella di neutroni ad alta densità? Avete presente quella puntata dei Simpson in cui Lisa, alle prese con un esperimento per la scuola, crea accidentalmente una forma di vita senziente? Qualcosa di simile, con qualche anno di anticipo, accade in Dragon’s Egg di Robert L. Forward.

Vediamo la descrizione dei veri protagonisti di questo romanzo:

I Cheela sono formati da materia degenere simile a quella che copre la superficie del loro mondo e che ha una densità, seppur inferiore a quella media di una stella di neutroni, molto maggiore a quella della materia "normale", paragonabile a quella di una nana bianca. Per questo, pur avendo la stessa massa e complessità di un essere umano, tali creature sono molto più piccole: hanno l'aspetto di frittelle spesse mezzo millimetro e larghe cinque, in assenza di campo magnetico (ma solitamente il fortissimo magnetismo della stella di neutroni li "stira" lungo le linee del suo campo).

Presto ci si renderà conto che, benché minuscoli e strambi, i Cheela hanno un metabolismo così accelerato che l’evoluzione della loro società è milioni di volte più veloce di quella umana. Per capirci, nelle poche ore dal primo contatto con gli esseri umani, i Cheela passano da una cultura primitiva (erigono un tempio per venerare l’equipaggio di esseri umani!) ad una civiltà così avanzata da poter insegnare molto ai visitatori.

Non vi piacciono gli alieni? Allora godetevi l’esplorazione piena di senso del meraviglioso che Arthur C. Clarke imbastisce nel suo Incontro con Rama:

Nel 2130, dopo che un meteorite ha distrutto la Pianura Padana, un sistema di avvistamento denominato Guardia Spaziale controlla ogni oggetto dello spazio dall’orbita potenzialmente pericolosa. Un piccolo asteroide — che sarà poi chiamato Rama in onore della divinità induista — desta l’attenzione dell’opinione pubblica. Ben presto però si scopre che Rama non è un corpo celeste, bensì un'astronave diretta verso il sistema solare.

Ogni dettaglio è studiato dal noto autore per essere scientificamente verosimile. I personaggi che esplorano il satellite devono contrastare le difficoltà ambientali della struttura disabitata. Ecco la descrizione che Wikipedia da del misterioso manufatto alieno:

Attraverso una triplice serie di camere a tenuta stagna, si accede ad un lungo corridoio della lunghezza di circa 500 m che, dopo un'altra triplice serie di camere stagne, permette di accedere alla cavità interna. Questa cavità, anch'essa di forma cilindrica, è lunga (sottraendo lo spessore delle pareti) circa 49 km e presenta un diametro di circa 19 km; i lati del cilindro non sono netti ma presentano una forma concava, il che dona al volume interno un aspetto che ricorda quello di un dirigibile.

Come spesso avviene nei romanzi e nei racconti di Clarke, le domande senza risposta ed i misteri dello spazio costituiscono il vero fascino della narrazione  che, però, si nutre del realismo di fondo.

E voi, preferite che la fantascienza sia un po’ magica (e ricordiamo che Clarke affermava che ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia) o credete che una solida base scientifica sia fondamentale per il genere?

 

Gianni Falconieri

Mi interesso di letteratura di genere, #ebook #fantasy #cinema. Attualmente mi trovo sotto assedio ad Angband, ma confido che alla fine riuscirò a spuntarla...

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