Finché non viene il Drago

Io sono squartatore, trucidatore, distruttore, sgozzatore. Io sono le zanne delle tenebre, gli artigli nella notte… La mia è forza, lussuria e potere… io sono Beowulf!

 

Beowulf eroe dei Geati corre in aiuto di Hotgar, Re dei Dani. Pare che Le Sale di Heorot vengano attaccate da una creatura mostruosa di nome Grendel. Beowulf ed i suoi compagni vengono accolti dal Re che affida loro la missione di sconfiggere il mostro. Beowulf si prepara alla battaglia e dichiara di volere affrontare la creatura “a mani nude”. La notte, il mostro si presenta, attratto dai canti degli uomini e i due lottano finché la reggia di Heorot “sembrano crollare”.

Sono appena cominciate le fatiche dell’eroe e questa è solo la prima delle tre epiche battaglie che il futuro Re dei Geati affronterà in vita, ma sono già chiare tutte le caratteristiche del protagonista di uno dei testi più bistrattati e controversi della letteratura anglosassone. Servirà un certo J.R.R. Tolkien – che di mitologia e personaggi epici se ne intendeva – per difendere il nostro:

Non credo ci siano molti altri poemi come Beowulf; e, sebbene non si possa considerare tra i poemi più grandi della tradizione occidentale, ha un proprio fascino e una particolare solennità.

Il personaggio di Beowulf come altri eroi della letteratura epica si distingue per la sua tracotanza. A pagare per il suo ofermod – l’orgoglio smisurato che lo spinge a dimostrare la sua forza con sprezzo del buon senso – saranno spesso i suoi compagni, il suo heordhwerod; così come i compagni di Ulisse pagheranno ad uno ad uno la sua sete di conoscenza. Più di una volta l’eroe sopravvaluterà la propria forza e la propria abilità: Beowulf vorrà affrontare Grendel privo di armatura e disarmato per aumentare la sua gloria; così come rifiuterà l’aiuto dei compagni contro il drago, salvo poi essere soccorso dal fidato Wiglaf, figura che rappresenta il lato positivo dello stesso valore guerriero incarnato negativamente da Beowulf. 

Beowulf sta per essere sconfitto dalla madre di Grendel quando afferra una spada misteriosa ed uccide il mostro, decapitando lungo la strada anche il corpo di Grendel. Ritorna così in superficie alla "nona ora" (le 3 del pomeriggio, ora della morte di Cristo). Purtroppo l’arma con cui ha sconfitto la creatura si scioglie “come ghiaccio” al contatto con il sangue del mostro e all’eroe rimane da mostrarne solo l’elsa a Hotgar, che però riconosce l’arma e dice:

Essa era scolpita per tutta la sua lunghezza e mostrava come la guerra aveva fatto la sua prima apparizione nel mondo, quando il Diluvio distrusse la stirpe dei giganti.

Altri riferimenti nel poema ci ricordano dell’esistenza di altre creature non umane, come gli Ylfe (gli elfi), tutti accomunati dalla loro discendenza che l'autore del poema fa risalire nientemeno che a Caino.

La terza ed ultima delle “fatiche” vedrà Beowulf ed i suoi 12 compagni (altro riferimento numerico all’allegoria cristiana) alle prese con un drago. Per ricordarci che si tratta di un’opera cristiana che guarda alle tradizioni pagane del nord europa, il poema vuole infatti ci siano tre spade, tre battaglie e tre funerali. 

Ancora una volta la fame di gloria del protagonista finirà per causare dolore e morte. Wiglaf dirà: “per volontà d'uno solo, molti devono sopportare sventure.” E alla fine anche Beowulf verrà sconfitto, trovando la morte gloriosa che ha sempre cercato “non da un principe né da dal tradimento di un compagno” come fa notare Tolkien, ma da una creatura plasmata dall’immaginazione a questo scopo.

Solo il Drago, infatti, poteva essere all’altezza di dare la morte all’invincibile eroe.

Gianni Falconieri

Mi interesso di letteratura di genere, #ebook #fantasy #cinema. Attualmente mi trovo sotto assedio ad Angband, ma confido che alla fine riuscirò a spuntarla...

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