Il fantasy dalla parte delle donne

Non c’è nulla di male nell’interessarsi a qualcosa — in questo caso la letteratura di genere — solo perché si ha voglia di farlo, senza per questo dover trovare scuse che ci facciano sembrare occhialuti intellettuali al cospetto di amici e parenti. Altrimenti non staremmo qui su Finzioni a fare i lettori, o sbaglio? A volte  però capita che qualcuno giudichi la letteratura fantastica come minore, e ci si trovi costretti a pescare buoni motivi per difenderla. Approfittando del fatto che in questi giorni si è celebrata la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, mi sentirei di ricordare che nessun genere, negli ultimi anni, ha dato maggior importanza alle figure femminili sapendo raccontare come le donne, in qualsiasi società, debbano lottare contro norme sociali – purtroppo molto reali – per guadagnarsi il diritto di vivere la vita che vogliono. Penso allora che è bello smentire i pregiudizi. E per dire, uno vuole che la letteratura fantasy sia considerata più inutile di tutti gli altri generi messi insieme. Piena di personaggi stereotipati, bidimensionali e trame scontate. Personalmente, tornado a quel che dicevo prima, una delle cose che più apprezzo nei romanzi fantasy è la visione delle donne. E scusate se non do per scontato che una tematica che riguarda il 50% della nostra società rientri in un genere considerato minore o d’evasione, rispetto alla letteratura “alta” che tratta più spesso di cose come il blocco dello scrittore, l’alcolismo, o l’andare a donnine allegre. E lo so che sto ragionando anch’io per stereotipi di generi, ma pazienza.

Citare Marion Zimmer Bradley o Ursula Le Guin è troppo facile, ma tiro comunque fuori dallo scaffale (il mio ereader) il Signore degli Anelli, capostipite indiscusso del sotto-genere cavalleresco. Spunta una figura su tutti, Eowyn. La fanciulla che ammazza niente meno che un Nazgul. Uno dei personaggi più articolati del libro di Tolkien, scritto in anni in cui il femminismo non era ancora propriamente di moda. Magari è passato in testa a qualcuno che per un adolescente del 1945 leggere di una donna che sfida le convenzioni sociali potesse essere meglio di leggere di un giovane sboccato che prova ad andare a donnine ma non ci riesce? Sì, Giovane Holden, sto parlando con te e con i tuoi emuli.

Al di là dell’ironia, il punto vero è che il mercato, a lungo, ha giustificato una visione “di parte” del genere, soprattutto in Italia, dove, con l’eccezione dei pochi romanzi Young Adult, di veramente rappresentativo è arrivato pochissimo.

Ci sono poi gli esempi di personaggi più conosciuti, come Daenerys Targaryen, che dopo essere letteralmente venduta ad un barbaro, a capo di un popolo di selvaggi e stupratori, riesce a guadagnarsi la sua libertà e, forte della sua esperienza negativa di “donna resa oggetto”, decide di liberare dalla piaga dello schiavismo un intero continente. Niente male come disimpegno. C’è poi la terribile regina Cersei, odiata da grandi e piccini. Avida, cinica e certamente uno dei personaggi peggiori di tutte le Cronache. Nonostante questo, in più di un caso, si solidarizza con un personaggio così complesso. La regina, si scopre, è vittima del maschilismo dei tempi (solo quelli di uno pseudo medioevo o anche i nostri?) che le impone di sposare un marito che non la ama e sfornare tanti “principini biondi”.

Sempre in tema Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, fa molto riflettere che uno dei pochi cavalieri scelti da Martin per rispettare gli ideali cavallereschi sia Brienne. Ancora, una donna.

Altra degna rappresentante della categoria è la protagonista di Hunger Games, Katniss Everdeen,  che abbiamo già visto essere un ottimo esempio di empowered woman.

Infine, per citare qualche titolo sconosciuto ai più, Karen Miller ha sviluppato una trilogia fantasy, ancora inedita in Italia (editori in ascolto, non sarebbe il caso di farci un pensierino, vero?), quasi completamente al femminile. Il primo capitolo, Empress, parla di Hekat, una bambina abbandonata dai genitori che riesce a farsi strada fino ai piani più alti della società. Mentre il libro successivo narra dell’erede al trono di un reame che lotta per occupare il posto del padre in una società che da scarsissimo peso alle donne e che farà di tutto per toglierle quel che ad un uomo sarebbe spettato di diritto.

Davvero, fosse anche solo per questi pochi esempi, non mi sentirei di considerare la letteratura fantastica come un comodo rifugio dalla realtà. E voi?

Gianni Falconieri

Mi interesso di letteratura di genere, #ebook #fantasy #cinema. Attualmente mi trovo sotto assedio ad Angband, ma confido che alla fine riuscirò a spuntarla...

7 Commenti
  1. Grazie Gianni, davvero. Le nebbie di Avalon sono un grande sprint di saggezza e consapevolezza femminile utile a tutte le ragazzine in bilico tra scarsa autostima e omologazione. Così come la figura di Brienne di Tarth sarebbe da eleggere a paladino di tutte le non superbelle (cioè, l’85% di noi). Grazie ancora.

  2. Premetto che non sono una fan del fantasy. Non lo considero genere minore ma semplicemente non mi prende. Premetto anche però che non lo ritengo inferiore a nessun altro e ci sono libri fantasy che riescono a entrarmi nel cuore (con un paio di reticenze iniziali). Non sono un ‘esperta quindi, e non mi metterò a discutere su certe saghe che non conosco o non ricordo bene. Ma Hunger Games l’ho letto tutto e Katniss non mi sembra proprio il modello di una donna moderna ed emancipata o qualcosa da prendere a modello per un “fantasy dalla parte delle donne”.

    A me personalmente dà piuttosto l’idea di quella finta femmina forte tutta patinata, donne che apparentemente sanno tirar di scherma, sparare e tirare con l’arco ma a conti fatti sono peggio delle pricipesse Disney della nostra infanzia, che almeno si sedevano in un angolo senza dar fastidio. In tre Libri Katniss altro non fa che farsi sballottare a destra e a sinistra, il suo ruolo di salvatrice è puramente coreografico. Ok, sa combattere e ce ol sbattono davanti al muso dalla prima riga, ma poi? A livello tattico è inutile, come combattenente nel momento clou la lasciano indietro costringendola a vagare nelle fogne per mezzo terzo volume, è una bambola, un travicello. Una ragazza immagine come nemmeno le Letterine a Passaparola, perchè almeno loro arie di importanza che non hanno non ce l’hanno. Finisce reietta e dimenticata appena non hanno più bisogno di lei. Quando prende una decisione personale raramente si dimostra intelligente e spesso porta a una carneficina (persone che credono alla patina fasulla della Ghiandaia imitatrice). Sentimentalmente è un salame, la classica femminuccia indecisa tra due arditi giovani che le salvano la ghirba in più occasioni, sembra la gemella di Miranda di Sex and the city (serie che tra l’altro NON sopporto).
    Personalmente preferisco come modello femminile, anche se non è fantasy, Leia Organa, che almeno anche se si fa infilare in un bikini dorato fa un massacro di Stormtroopers ed è il capo di un’Organizzazione ribelle. Capo per davvero, nessuno la infila in vestiti luccicanti e la riprende dal profilo migliore per tutto il tempo. O una Rossella O’Hara che pur limitata dalle convenzioni del suo tempo è decisa e determinata e si risolleva dalla polvere con le sue sole forze.

    Ma, ripeto, personalmente parlando questi modelli che dovrebbero dimostrarmi che esiste un genere fantasy “dalla parte delle donne” non li trovo in Hunger Games e nello specifico nel personaggio di Katniss, più soubrette che combattente. 🙂

  3. Be’ forse su Katniss Everdeen hai ragione. Ma parte della passività del personaggio è imputabile al tema da gioco al massacro della trama. Anche nel Gioco di Ender il protagonista subisce per il 90% del libro, è una cosa molto comune e non riguarda solo le eroine femminili. Poi il pezzo non parlava di donne da prendere a modello. Inserire una femminista da manuale in un romanzo non può che dare risultati atroci. Certamente Eowyn è un modello positivo, ma se guardi gli altri esempi (tipo Cersi, che in pratica è una criminale di guerra) cercavo solamente di dire che i personaggi femminili hanno spesso le loro motivazioni e che questo genere le racconta (spesso, non sempre) meglio di altri.

  4. Si parlava del fatto che il fantasy, da sempre relegato come lettura di serie B con personaggi bidimensionali, ha molto da dire in fatto di donne, perchè presenta molti personaggi femminili tutt’altro che bidimensionali o fragili e vere guerriere, certo. 🙂 Mi sono spiegata male e ho dato per scontato che si capisse che su quel punto intendevo che io in una figura femminile tridimensionale (che non deve essere Rambo con una misura 4 di seno, intendiamoci) e ben costruita automaticamente vedo un modello.
    L’identificazione in un personaggio ben costruito, tutto qui.
    Mi scuso, non sono stata chiara. Poi… Il punto del mio discorso riguarda solo il fatto che il Katniss non c’è niente di tutto questo. E non si tratta di inserire una femminista in un contesto del genere (anche perchè inserire una donna che non sia un pupazzo tutto significa fuorchè fare del femminismo, vuol dire costruire un bel personaggio e non un clichè) , ma di inserire una donna che una volta ogni tanto diverga dal modello di pupazzo. Inserire una donna che sa tirare d’arco e sa sopravvivere in un’arena degli Hunger Games fa di lei automaticamente un personaggio che salva le donne del fantasy dall’etichetta di bidimensionalità? Assolutamente no, e Katniss lo dimostra ampiamente (sulle altre io non ho argomenti quindi non ne parlerò, mi spiace, del signore degli anelli conosco bene solo i film e il libro l’ho letto una volta, le altre le ho a malapena sentite nominare, non voglio esprimere giudizi su qualcosa che non conosco)

    Katniss ha solo una patina da donna tridimensionale, moderna, “diversa” solo perchè spara qualche freccia dal suo arco e fa centro. Ma per il resto? E’ emotivamente fragile, con la sua testardaggine sa solo creare problemi, i suoi monologhi vittimistici occupano 3/4 della trilogia: che sia un personaggio inutile lo capiscono tutti intorno a lei, infatti la relegano a ragazza immagine perchè non ha altro da dare in una rivoluzione, e lo dimostra più volte. Anche il suo tentativo di irrompere a Central city per conto proprio serve solo a far morire la solita caterva di amici fedeli e alleati dall’etica irreprensibile.

    So che sembro irritata ma è un’irritazione rivolta solo verso Katniss! 😀 Come personaggio lo odio proprio. E quindi ecco, non lo metterei proprio a esempio di alcunchè nel discorso che tu fai sul fantasy, perchè oltre che essere irritante è anche di una piattezza fastidiosa. Fermo restando che io di donne decisamente non bidimensionali nel fantasy ne ho viste, quindi non davo contro la tua tesi, solo contro la presenza di Katniss nell’elenco. Quelle di Lemony Snicket (si può considerare fantasy? via di mezzo?) e di Diana Wynne Jones per esempio. Me ne potrebbero venire in mente degli altri, ma i miei ricordi fantasy sono un po’ fumosi al momento.

  5. Bello leggere un articolo sul fantasy da qualcuno che ne sa e mi è piaciuta anche questa chiave di lettura al riguardo.

  6. Sarebbero da citare, al riguardo, anche le splendide avventure relative al “mondo emerso” e la saga della Ragazza Drago, tutte di Licia Troisi , tutte con protagoniste femmnili …E il fantasy, è senza dubbio un genere di letteratura con lo stesso spessore e valore degli altri e ,per fortuna, lo sta comprendendo sempre più gente..