Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco e la maestra di storia di G.R.R. Martin

Presto, anche in Italia, con un solo mese di differita, arriverà la serie più seguita del momento. Non temete, non è mia intenzione svelarvi la trama dei primi episodi della seconda serie de Il trono di spade, già rintracciabili in lingua d’Albione sul Web.

Qual è la fonte del successo della serie tratta dalle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco? Gran parte del fascino della serie di romanzi è da imputarsi allo stile rigoroso ed asciutto, all’attenzione per la vita interiore dei personaggi. Ma quali sono le fonti d’ispirazione di Martin? Prima che arrivassero i giochi di ruolo ispirati alla saga, prima che la serie fosse considerata dalla produzione HBO, prima ancora che i libri uscissero in libreria, c’era un signore di mezza età (il nostro Martin), un misterioso Stephen Boucher “mago di Windows e drago del DOS, senza il quale questo libro sarebbe stato scritto a mano” che l’autore cita nella prefazione di A Feast for Crows, quarto dell’edizione inglese e millesimo della sisifica edizione italiana, e un mondo fantastico non ancora popolato ma che sarebbe presto divenuto popolare. La guerra delle due rose è vista da molti come il più grande contributo che la maestra di storia dell’autore ha dato alla trama delle Cronache.

Poi abbiamo la Barriera – l’immenso muro di ghiaccio che separa il mondo civilizzato dalle primitive terre del gelo – così importante negli equilibri politici di Westeros, come il Vallo di Adriano lo era nel delimitare il confine settentrionale dell’Impero romano. Che dunque Martin pensasse alla Britannia quando ha creato Westeros? A proposito di Barriera, tra le moltitudini di esseri che popolano le terre all’estremo nord (Estranei & Co.) sembra esserci spazio anche per i non-morti, orrorifica aggiunta che ci ricorda il passato di G. R. R. Martin come scrittore di horror.

Sempre a confermare che l’idea di partenza per l’ambientazione delle Cronache fosse la Britannia, nell’ideare Pyke, la terra di chi ha nel proprio motto “noi non seminiamo”, Martin si sarà sicuramente ispirato alle Orcadi e alla storia dei pirati Vichinghi che, partendo da quelle, hanno razziato tutta Europa per circa due secoli, approfittando del caos dell’alto medioevo. Anche chi non ha molta familiarità con i libri di storia, sa bene che di re ed imperatori folli ne è stato pieno il mondo. Ad ispirare Martin nella creazione del Re Folle, Aerys II Targaryen, sarà stato Caligola o Nerone?

E che dire del all'altofuoco , dell’arma segreta che Tyrion usa per affondare le navi della flotta di Stannis? Il fuoco greco veniva usato dai bizantini per stanare gli assediati e scompaginare i nemici sul campo di battaglia ma, purtroppo (giacché sarebbe utile in caso di assedio), se n’è persa la ricetta. E veniamo a quello che potrebbe essere considerato, insieme a Jon e Danerys, il protagonista della serie: Tyrion ed il suo nanismo. Vogliamo spingerci a dire che Martin si sia ispirato a Frodo e agli altri Hobbit? No di certo, ma bisogna riconoscere che, almeno in parte, il meccanismo narrativo che permette l’identificazione tra il lettore e il protagonista è identico. Insomma, si finisce per simpatizzare per un personaggio che, nonostante le sue debolezze fisiche, si dimostra all'altezza (è il caso di dirlo) delle difficoltà che la vita impone in tempi difficili (Winter is coming) come la Guerra dell’Anello o La guerra dei Cinque Re.

E, secondo voi, in quali altri cilindri è andato a pescare il vecchio Martin per creare Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco?

Gianni Falconieri

Mi interesso di letteratura di genere, #ebook #fantasy #cinema. Attualmente mi trovo sotto assedio ad Angband, ma confido che alla fine riuscirò a spuntarla...

5 Commenti
  1. L’ho anche scritto in qualcuno dei miei post: secondo me dietro c’è tutta la tradizione dei romanzi cavallereschi arturiani, per quanto riguarda la struttura dei romanzi. Certo, ripuliti di ogni patina buonista e leggendaria, ma c’è molto di quel medioevo.

  2. Tra le fonti letterarie, per sua stessa ammissione, Martin deve molto al ciclo dei Rois Maudits di Maurice Druon e al Ciclo della Terra morente di Jack Vance

  3. Tra l’altro i sette regni di Westeros si rifanno all’eptarchia anglosassone precedente all’invasione vichinga. Anche la “distribuzione” geografica dei regni è molto simile

  4. Grazie a tutti del contributo. Soprattutto il Ciclo della Terra morente mi sembra particolarmente azzeccato per l’ambientazione crepuscolare. E in effetti la cartina dei regni prima dell’invasione vichinga parla chiaro.
    Qualcun altro?

  5. Inoltre ho sempre avuto l’idea che i biondi Targaryen, provenienti al di là del mare per assoggettare i sette regni, siano ricalcati appunto sui vichinghi e la loro invasione.