Pan di Francesco Dimitri

Per le strade di Roma è iniziata una guerra. Una guerra sottile, fatta di battaglie segrete e prodigi da poco. Una guerra strana, in cui combattono bambini con armi di latta, jazzisti e prostitute, contro pirati e brava gente. Una guerra che pochi conoscono, ma che inizia a mietere le prime vittime.

Un’intera famiglia ci si trova in mezzo: strappati a quello che credevano essere un mondo fin troppo solido, i Cavaterra dovranno fare i conti con il loro passato, con i loro errori, e con le troppe cose che hanno dato per scontate. A cavallo tra realismo magico ed epica, questa è una storia per chi crede che l’immaginazione sia una forza potente, e per chi ha dimenticato quanto sia pericolosa.

Chi è Pan? Pan è un dio dispettoso, un trickster, un folletto; ma è anche il dio greco dei baccanali, di tutto ciò che è estremo. E dunque del sesso, dell’ebbrezza, della vitalità in senso lato, fino agli estremi della violenza orgiastica, quella dei rave party usciti fuori controllo. Questa figura s’incarna poi, venendo parzialmente stravolta, nella figura dell’eterno bambino resa famosa da  James Matthew Barrie, nel Peter Pan che noi tutti conosciamo (ed amiamo?).

Insomma, se leggendo Pan avete subito pensato al cartone della Disney, e la vostra mano e andata alla sciabola gridando “Spugna!”, potreste essere delusi dal dark twist che Dimitri ha dato ad uno dei personaggi più amati da grandi et piccini.

Ad avversare Pan è Grayface. Sì, il nostro Capitan Uncino. A cui, insieme all’uncino e alla benda, è assegnato il ruolo del nemico per eccellenza della vitalità. Il dio incravattato ed impiegatizio della monotonia quotidiana, della noia, di tutto ciò che è routine e grigiore ed apatia. Vi basti pensare che l’incarnazione di questo dio svolge il ruolo di anchorman su un’emittente nazionale.

Il romanzo di Dimitri vuole andare oltre la storia di Barrie, quella che tutti conosciamo, e, allo stesso tempo, non limitarsi a riproporre in chiave moderna una storia già narrata, ma riportando alla luce tutti gli aspetti rimossi che stanno  dietro questo doppio mito eterno.

L’autore se ne esce con un romanzo colto, punk ed anarchico, pieno di colpi di scena e personaggi memorabili, una delle poche opere veramente originali nel recente panorama italiano, un pugno in un occhio a moralismi e tentativi di schematizzare, proprio come vuole la trama (ed evito facili spoiler). Nelle sue quasi cinquecento pagine—che non sono la cosa più eccessiva del romanzo, eh—si sente più volte l’influenza di Neil Gaiman, soprattutto della sua opera più famosa, American Gods, ma anche di Clive Barker e di tanti altri grandi che hanno saputo giocare con il "mito metropolitano".

L’abilità dell’autore è soprattutto nel trattare l’epica, che una storia archetipa richiede, senza ricorrere ad un uso eccessivo dell’ironia. Non che non ci siano momenti divertenti, ce ne sono a strafottere, ma la storia si prende sul serio eccome, proprio come si prendono dannatamente sul serio le fiabe, a dispetto del contenuto fantastico e del credito di fiducia richiesto al lettore. Leggendo questa storia non dovrete sforzarvi di credere a nessuna delle meravigliose bugie che l’autore ha deciso di raccontarvi. Lo farete volentieri, lasciandovi trasportare dalla sua abilità narrativa. Ed una volta tanto lo farete in un’ambientazione mediterranea, non in qualche metropoli o terra di mezzo.

Dimitri riesce ad inserire personaggi archetipici e più umili esseri umani di carne ed ossa, in una trama complessa eppure semplice, lineare proprio come un racconto per bambini.

Numerosi, anche se non tutti evidenti, i riferimenti al neopaganesimo e ai suoi punti di riferimento culturali. Pan non è infatti un romanzo per puritani ed i suoi contenuti, a dispetto del titolo, sono certamente poco adatti ai bambini veri. Rimane comunque un'affascinante fiaba dark per adulti.

Gianni Falconieri

Mi interesso di letteratura di genere, #ebook #fantasy #cinema. Attualmente mi trovo sotto assedio ad Angband, ma confido che alla fine riuscirò a spuntarla...

5 Commenti
  1. Concordo su tutta la linea. “Pan” è l’unico fantasy italiano che mi sia davvero piaciuto ultimamente. E, infatti, tendo a consigliarlo a chiunque mi chieda un fantasy italiano originale e scritto bene (sempre che questo “chiunque” abbia più di 16 anni, visti i contenuti), facendo sempre presente, tuttavia, che appartiene al filone dell’urban fantasy e che, proprio per questo, ad alcuni potrebbe non piacere.

    Altro autore italiano di fantasy che si trova, negli ultimi tempi, ai livelli di Dimitri è secondo me Barbi, anche se parliamo comunque di due modi di scrivere/trattare il fantasy diversi.

    Purtroppo di autori italiani degni di nota nel panorama attuale del fantasy non ne conosco e devo dire che, molti dei più osannati (vedi Licia Troisi), non mi fanno impazzire. Qualche consiglio? 🙂

  2. @Valentina
    Se ti piacciono Dimitri e Barbi puoi provare a leggere qualcosa di Alessandro Forlani, premio Urania 2011, molto vicino alle atmosfere New Weird alla Dimitri, e trovi dei racconti gratis sul suo blog. Io apprezzo molto anche Samuel Marolla, ma ti deve piacere la sfumatura horror. Per il resto, sì, di fantasy “tradizionale” di buona qualità c’è una certa penuria. Se ti interessa quello, puoi dare un’occhiata ad un racconto che sto scrivendo online, magari ti piace.
    http://www.theincipit.com/2012/12/il-mistero-dellisola-tempio-giannifalconieri/