Tolkien e Martin: il Duello

“Tu non combatti con onore!"

"Io no… ma lui sì!"

Non si può parlare di fantasy senza considerare due opere come Il Signore degli Anelli e Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. Da molti il barbuto George R.R. Martin viene paragonato al Professor Tolkien e chiunque abbia letto le opere di J.R.R. Tolkien ha chiaro che il rapporto tra i due è forte,  nei contrasti come nelle affinità. 

Le differenze saltano all'occhio a  cominciare dalla visione della “realtà” che permea le due narrazioni. Nonostante siano presenti – seppure in maniera sporadica – elementi magici, nelle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, Dio non esiste. Esistono gli dei, come anche una religione monoteista, ma nessuna creatura soprannaturale influenza la storia o le scelte dei personaggi. Gli uomini sono soli difronte alle loro scelte. E di queste pagano le conseguenze; per questo l’onore viene spesso piegato dalla convenienza o dal semplice desiderio di avere salva la vita. All'opposto, nelle opere di Tolkien c’è abbondanza di senso mistico. Per dirne una, secondo la mitologia tolkeniana, Gandalf, più che un mago, è una sorta di inviato degli dei, un angelo, o Ainur, e il suo contributo alla risoluzione della storia ha spesso delle caratteristiche di un intervento divino. Lo stesso divino con il quale gli elfi sembrano  essere poi in costante comunicazione.

Entrambi i mondi sembrano trovarsi in una situazione di passaggio. Nella migliore tradizione dell’epica, gli eventi che interessano i personaggi della storia s’inseriscono in cambiamenti più grandi. Nel caso di Tolkien, sta per iniziare La Quarta Era; mentre nelle Cronache ci sono i segni di un cambiamento opposto: il ritorno della magia nel mondo.

Altro tratto comune ad entrambe le opere è il ruolo riservato alla magia che – a differenza di molto fantasy contemporaneo, anche se per logiche opposte – ha un ruolo limitato (ma non marginale) nella storia.

In una recente intervista – circa le differenze tra lui e il Professore – Martin stesso ha affermato:

La mia è un’epica per un’epoca più profana, disillusa e ambivalente rispetto a quella in cui visse Tolkien.

Prendiamo ad esempio uno scontro molto importate nella prima serie de Il trono di spade. Sintetizzo gli eventi per chi non conoscesse la storia: Bronn è un mercenario e decide di difendere Tyrion, come suo campione, nel duello che dovrebbe stabilire la sua colpevolezza. Il mercenario non indossa l’armatura completa dei cavalieri come Vardis e, una volta cominciato lo scontro, fa di tutto per stancare l’avversario appesantito dalla pesante corazza. Una volta fiaccato a dovere, approfitta del vantaggio e lo finisce gettandolo nella voragine. Un duello che riassume molte delle differenze tra Martin e Tolkien:

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=NN30YMzja6Y]

A chi voleva la testa del nano Tyrion, non rimarrà che prendere atto della differenza tra un duello cavalleresco (e i valori che rappresenta) e la crudele realtà.

Insomma, nelle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, i cavalieri eroici volano giù dalle torri o si ritrovano rapidamente accorciati della testa, proprio perché troppo ciecamente attaccati all’onore. Alla fine vince chi è più furbo, ricco e determinato.

Da una parte la realtà, con i suoi mercenari, tradimenti, complotti e “giochi del trono”, dall’altra il medioevo idealizzato, quello dei racconti epico-cavallereschi in cui l’eroe fa precedere l’onore alla propria sete di vittoria, fama e denaro. Nonostante lo stesso Martin riconosca che l’opera di Tolkien abbondi di personaggi combattuti e che vengono a patti con l’onore:

Sì, amo i personaggi grigi e in Tolkien ce ne sono molti. Non è vero che ci siano solo bianchi o neri. Uno dei miei preferiti nel Signore degli Anelli è Boromir. Per molti aspetti incarna l’eroe tradizionale. È il principe, l’erede designato al trono di un regno antico e potente di cui va fiero; è un grande e valoroso guerriero. Alla fine soccombe alla tentazione dell’Anello. Ma, si riscatta e muore eroicamente per proteggere degli innocenti.

Le differenze tra le opere dei due autori sono sotto gli occhi di tutti, anche di chi non ha letto il libri e apprezza solo le trasposizioni cinematografiche e televisive. Il fantasy – anche se ancora non in Italia – potrebbe evolversi verso una nuova maturità, diversa dal classico universo Tolkeniano, ma anche da quello cinico e realista della saga di Martin?

E, secondo voi, alla fine, chi vincerà questo epico duello?

Gianni Falconieri

Mi interesso di letteratura di genere, #ebook #fantasy #cinema. Attualmente mi trovo sotto assedio ad Angband, ma confido che alla fine riuscirò a spuntarla...

16 Commenti
  1. Da *non* appassionato di fantasy, credo che sia una delle cose migliori di Martin dipingere un mondo plurimo, complesso, e fondamentalmente malvagio (quasi troppo). E’ una banalità (ma rimane vero) dire che il Novecento e poi il Duemila vada inesorabilmente verso la complessità e una narrativa fatta di sfumature e contraddizioni, perchè così è la realtà, semplicemente. La lievità dell’elemento magico non fa che rendere più avvincente e fabntastico qualcosa che di base è reale, credibile e potente.

  2. Ho sempre avuto il sospetto che, almeno in parte, il successo di Martin fosse spiegabile con gli aspetti più realistici della sua scrittura che avvicina al genere anche chi *non* è appassionato di fantasy, come dici tu giustamente. Però, se è quello che intendevi e non sto prendendo una cantonata, non concordo su una minore complessità di Tolkien (in quanto reputata meno realistica la sua opera). Realismo e complessità, a mio modo di vedere, viaggiano su binari differenti. A questo proposito ho inserito la citazione di Martin sui personaggi “sfumati” di LOTR. Purtroppo l’universo tolkeniano è composto anche da zone oscure popolate da epigoni ed imitatori, che nulla hanno in comune con la complessità del Professore.

  3. Che bello Gianni! Hai sollevato un problema che riguarda le radici e lo trovo davvero stimolantissimo. Penso che non ci sia un duello tra i due titani, ma sia “solo” questione di evoluzione dei contesti in cui hanno vissuto/vivono gli scrittori… come, tra l’altro, hai ben sottolineato. Complimenti, una lettura coinvolgente!

  4. @chievrefoil
    Ti ringrazio. Anche perché andare “alle radici” del fantasy è lo scopo della rubrica. Ovviamente voglio solo dare umili spunti di riflessione. Per fare un lavoro approfondito su certi autori servirebbero conoscenze molto superiori alle mie.

  5. Tolkien, o meglio TLotR, è un pò come la Golf: viene sempre usato, qualche volta a sproposito, come metro di paragone per macchine della stessa categoria. Rimane quasi immortale e vince sempre, su tutti. Vince perché è unico, epico, sostanzialmente immortale e perché parte di un progetto più grande, che prende origini dal Silmarillion, dove c’è una mistica che non è presente per esempio in TGoT.
    E vince perché è il primo.
    TGoT di Martin è moderno, epico, senza Dio, profondamente profano e reale, dove la magia fa solo capolino ed i veri protagonisti sono solo gli individui. Inoltre i personaggi evolvono profondamente, sia nel carattere che nel numero. Man mano che si va avanti, cambiano colore come nella vita vera, e passano da bianchi a grigi a neri, aumentando di numero, cosa che non succede nella maggior parte dei fantasy, Tolkien compreso, dove i personaggi principali rimangono sotto i riflettori dall’inizio alla fine, mentre altri ruotano attorno e scompaiono.
    Non sono comparabili e non c’è nessun duello. Sono solo da leggere.
    A parte il fatto che Tolkien è tutto li, mentre Martin è solo a metà dell’opera, sperando che non ci metta altri 3 anni per scrivere il seguito. imho

  6. @marco

    "Vince perché è il primo"

    Non sono d’accordo. Prima di tutto, il primato temporale di Tolkien è solo nel cuore dei lettori e nella “fantasia” della critica. Lord Dunseny, Howard, Fletcher Pratt, Poul Anderson sono tutti autori che lo hanno preceduto. Mentre il Duello a cui mi riferisco è solamente nella visione, spesso opposta, che i due autori hanno del genere fantastico. Questo non significa che non ci siano dei punti in comune (come dico nell’articolo) né che i lettori non possano leggerli entrambi, anzi.

  7. @gianni
    allora obiettivo centrato in pieno! se ti capitasse di parlare in quest’ottica di marion zimmer bradley e le sue nebbie di avalon ne sarei felicissima ;D

  8. Vi dico solo che in un tempo immemore ero un grande fan di Tolkien. Ma che dico fan! Tutte le pubblicazioni, perfino l’Atlante della terra di mezzo e il documentario di national geographic… tutto tutto insomma! Bei tempi…

  9. Vince Martin perchè scrive drammaticamente meglio. Perchè scrive drammaticamente. Perchè è Shakesperiano. Perchè è Dostoevskijano. Perchè è Tragico. Perchè non è una saga per anime belle.

  10. @Belfast
    Tolkien non è drammatico? Non è shakespeariano? E il “Narn i Chîn Húrin” allora? Direi che è un ottimo esempio di come Tolkien riesca ad abbracciare più stili mantenendosi comunque fedele alla sua epicità.

  11. Come qualità letteraria Tolkien è su un altro pianeta! non è un caso che ormai i suoi testi rientrino nelle antologie scolastiche e addirittura accademiche (ha persino creato lingue complete di scrittura e grammatica!). mettiamoci poi l’epoca completamente diversa in cui scriveva… Due opere, due scrittori, su cui è sterile fare confronti o duelli. Tolkien ormai è un classico della letteratura, Martin è un ottimo scrittore moderno. E’ come paragonare Mozart a, che ne so, Ludovico Einaudi: quest’ultimo è un ottimo compositore moderno, forse più nelle corde di un ascoltatore medio di oggi, ma il primo è un caposaldo della storia della musica, un precursore. Trovo che appunto fare paragoni sia svilente in primis per Martin, e ingiusto. E come se si volesse mettere a confronto “I promessi sposi” di Manzoni, con “I pilastri della Terra” di Ken Follet: entrambi sono romanzi storici che hanno molti personaggi, e due innamorati osteggiati… Ma sono comunque due opere letterarie completamente non paragonabili.