Jorge Luis Borges | Libro di sogni

L'amore di Borges per la forma enciclopedica è apparentata, chissà, con un'altra passione dello scrittore argentino: l'etimologia. Enciclopedia deriva dal greco “egkyklopaideia”, da “kyklos” e “paideia”, rispettivamente “circolo” e “istruzione”. Il sito etimo.it parla di “circolo completo delle umane cognizioni”, il mio dizionario etimologico di “cultura generale”.

 

Borges e “cultura generale” oppure Borges e “circolo completo delle umane cognizioni” suonano bene, vero?

 

Lo scrittore argentino ha raccontato di quando, bambino, insieme al padre presso la Biblioteca Nazionale di Buenos Aires – la stessa Biblioteca Nazionale di Buenos Aires che avrebbe diretto per 18 anni – troppo timido per chiedere un libro, aprisse casualmente i tomi della Enciclopedia Británica e vibrasse di felicità al comparire di circostanze fortunate quali il volume DR al cui interno leggere “un'eccellente biografia di Dryden. Poi un lungo saggio sui druidi e un altro sui drusi del Libano che dava anche notizia dei drusi cinesi”.

 

Fossimo chiamati a elencare i temi feticci di Borges nessuno ometterebbe i sogni. Combiniamo la forma al tema, dunque, ed ecco che Il libro di sogni, Adelphi, assurge a opera tautologicamente borgesiana e – in quanto tale – obbligatoria.

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Che cos'è Il libro di sogni? È una tassonomia letteraria del tema onirico che pare incedere cronologicamente da Gilgameš al Vecchio e Nuovo Testamento, ma invece no, ma invece è solo l'inizio e la traiettoria finge. Alcuni brani di questa miscellanea li abbiamo letti in Antologia della letteratura fantastica – lo straordinario e circolare Sogno infinito di Bao Ru del cinese Cao Xuequin, per esempio – e altri sono dello stesso Borges.

 

Domanda: se dico “sogno” e “racconto di Borges” cosa rispondete? Io, immediatamente, rispondo Le rovine circolari! (emozionandomi tantissimo). E invece Borges ha risposto Ulrica, contenuto ne Il libro di sabbia.

 

Per comprendere l'importanza di Ulrica occorre fare rotta su Ginevra, cimitero di Plainpalais – evvai – dove la tomba del Nostro c'ha le scritte in norreno.

 

Una, sul retro, tra il disegno di un drakkar vichingo e la dedica De Ulrica a Javier Otalora, dice Hann tekr sverthit Gram okk legger i methal theira bert, passaggio della Saga dei Völsungar, ovvero protomitologia norrena anonima, XIII secolo, che significa Egli prese la sua spada, Gram, e pose il nudo metallo tra i due.

 

Ulrica e Javier Otalora sono i protagonisti di Ulrica, il racconto, e Ulrica e Javier Otalora sono María Kodama e Jorge Luis Borges. María Kodama è la vedova di Borges. E l'epigrafe di Ulrica è, indovinate, Hann tekr sverthit Gram okk legger i methal theira bert: bravih.

 

Insomma, quello che sembrava Borges in versione realista – talmente realista da includere un riferimento all'abominevole copula: Secolare, nell’ombra, fluì l’amore e per la prima e ultima volta possedetti l’immagine di Ulrica – si converte in sogno, in irreale.

 

Ma la distinzione è mal posta e me ne scuso.

 

Del resto, qualcuno, completando un ragionamento di Joseph Addison – “quando sogniamo l’anima conversa con innumerevoli individui di sua creazione e si trasferisce in diecimila scene di sua immaginazione: l’anima è il teatro, l’attore e lo spettatore” – ha abbozzato che l'anima è anche “autore della storia cui assiste, pertanto i sogni rappresentano un vero e proprio genere letterario, il più antico”.

 

E quel qualcuno, sissignori, era Jorge Luis Borges.

 

Libro di sogni, Jorge Luis Borges, Adelphi, 336 pagine

 

 

Andrea Meregalli

Vivo con Isabella e Arturo Bandini. Lavoro come giornalista freelance aka una maniera edulcorata di lavorare come giornalista precario. Faccio gli articoli e i siti e i social e i comunicati stampa e gli speech e il seo e la seo: parità di genere. Ho un blog di letteratura e ho scritto un libro, come tutti.

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