AA. VV. | Dirsi addio

Fare una recensione della raccolta di racconti Dirsi addio non è facile per un semplice motivo: si è di fronte ad un lavoro incompiuto.

Questo ebook fa infatti parte di un progetto più ampio, di cui vi abbiamo già parlato qui. Dirsi addio è un tentativo di superare la rigida distinzione fra diverse forme d’arte e creare una narrazione unica di parole, immagini e suoni. Sette scrittori, sette racconti, sette cortometraggi: un esperimento ambizioso e affascinante. Non è affatto una novità che un romanzo ispiri un film, ma qui si vuole fare un passo in più: risolvere l’eterna e oziosa diatriba meglio il film vs meglio il libro, affermando che cinema e letteratura si completano a vicenda e dialogano fra loro. Questo progetto vuole mettere al centro l’atto di raccontare in sé e per sé, e ampliare la nostra esperienza narrativa sfruttando tutte le potenzialità di una storia.

dirsiaddiocopMa quali sono le regole di questo esperimento di “narrazione totale”? Gli scrittori hanno dovuto attenersi a diverse indicazioni: un tema prestabilito, due soli personaggi, un’unica ambientazione, massimo dieci cartelle. Con tutti questi paletti, la sfida lanciata ai sette prescelti risulta davvero ardua, quasi un esercizio tecnico di scrittura creativa. Eppure tutti hanno dato un’ottima prova delle proprie capacità, declinando il tema dell’addio in modo sempre diverso ed originale, senza fermarsi ai richiami più immediati che questo tema suscita, ma esplorando le sue diverse sfumature e riuscendo a creare in poche pagine quadri memorabili, ognuno contraddistinto da un’atmosfera particolare.

Pur trattandosi di un’antologia dedicata a un tema quale l’addio, l’amore il sentimentalismo sono pressoché assenti. Piuttosto si avverte una malinconia soffusa, a volte più giocosa, come nel racconto della Gamberale, a volte più drammatica, come nel caso di Celestini, a volte venata d’assurdo, come nel racconto di Vasta, o di tenerezza, come in quello di Paolo di Paolo. Come immaginare un addio? Ognuno di questi scrittori dà una risposta diversa, a seconda della loro sensibilità e stile, creando una geografia di “ultimi momenti”, interpretati da personaggi indimenticabili.

Fabio Geda parla di un padre alcolizzato che vuole riconquistare la fiducia e la stima del figlio. Così insegue una seconda possibilità per vivere una vita diversa, più felice e fortunata, in terre lontane. Il suo racconto parla di disperazione e ingenuità, ma anche di speranza.

Simona Vinci apre una finestra sulle vite isolate di un’anziana e della sua badante. Due donne chiuse in un guscio di incomunicabilità e marginalità. Due vite legate loro malgrado, due persone che esistono l’una per l’altra anche se in alcuni momenti non si sopportano e non si capiscono. Ma cosa succede se questo legame vitale viene reciso?

Marco Cubeddu ci regala un racconto pirotecnico, caustico ed irriverente. Il ritratto impietoso di uno scrittore reduce da una notte di bevute, scaraventato su un aereo diretto a Roma, dove lo attende un colloquio di lavoro per un programma Rai. Rozzo, esaltato, auto-compiaciuto, inopportuno, riversa un fiume di volgarità, luoghi comuni e assurdità sulla sua compagna di viaggio, senza sapere che a causa della sua parlantina il suo colloquio di lavoro finirà prima di cominciare.

Ascanio Celestini descrive esattamente la scena che ognuno si immagina quando pensa ad un addio: un uomo impalato di fronte alla porta della propria fidanzata, con una busta di cornetti caldi in mano. Ma siamo sicuri che il finale sarà come ce lo aspettiamo?

Paolo di Paolo racconta un incontro tra l’assurdo e il poetico, ambientato in un cimitero per animali domestici, dove c’è l’atmosfera di una festa per bambini abbandonata a metà. Due personaggi in apparenza molto diversi si incrociano inaspettatamente: questo evento riesce a scalfire la barriera di solitudine che hanno intorno e a portare un po’ di felicità e spensieratezza nelle loro giornate grigie.

Giorgio Vasta dipinge una coppia stravagante. Due appassionati di design, collezionisti di lampade e di vecchi oggetti di antiquariato, che vivono in una bizzarra casa arredata con i pezzi di mobilio più originali. Tutta la storia ruota attorno ad un quadro svedese, riconvertito in appendi-tutto. Diventa il simbolo del loro tentativo di fare ordine, incasellare, darsi disciplina. Un tentativo che ogni volta fallisce a causa della loro incontenibile immaginazione e del loro spirito eccentrico. E allora non resta che dirsi addio, sempre in quel modo canzonatorio e spensierato con cui hanno arredato la loro casa e costruito la loro vita.

Ma il mio racconto preferito è quello di Chiara Gamberale: raffinato, tenero e malinconico come una canzone di Serge Gainsbourg. L’incontro decisivo fra un pittore un po’ matto e una bambina che nessuno capisce. Giocano ad ululare alla luna, a non lavarsi per giorni, ad accordare la chitarra al canto dei grilli. Insieme scoprono quanto sia importante lasciare andare chi ha avuto un ruolo importante nella propria vita, quando viene il momento. E anche quanto sia importante essere grati a chi ci ha voluto bene, nei tanti modi in cui si può voler bene. Un racconto dall’atmosfera dolce e nostalgica, che scalda il cuore.

Terminata la lettura, direi che ogni scrittore ha raggiunto l’obiettivo: incuriosire il lettore e aprire le porte alla seconda parte del progetto.

AA. VV., Dirsi addio, Amygdala, 2014

Viola Bianchetti

Ha un'identità in corso di definizione. Nel frattempo si gode la vita.

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