Alain Mabanckou | Pezzi di vetro

Quando mi sono iscritto ad un corso di recitazione non avrei pensato che si sarebbe finiti ogni volta a tirare le quattro del mattino nel piccolo baretto di fronte al teatro, chiacchierando di libri e di tutto il resto, con gente che fino a cinque minuti prima non si conosceva nemmeno.

Certo, non sarebbe poi così strano se non fosse che il giorno dopo ci si deve sempre svegliare presto per andare al lavoro e che nonostante questo si faccia fatica a decidersi a tornare a casa.

Sicuramente si tratta di un'amicizia nata in teatro, ma a volte mi chiedo se sarebbe cresciuta tanto se non avessimo avuto un bar lì vicino. "I bar sono luoghi universali, come le chiese, sacri luoghi di ritrovo dell'umanità" diceva Iris Murdoch. Luoghi dove ci si può incontrare davvero, si può discutere o semplicemente osservare.

È bello vedere che in qualunque parte del mondo la cosa non cambia. Prendete l'Africa di Alain Mabanckou, per esempio. Nel suo romanzo Pezzi di vetro, il centro di tutto diventa un bar, il Credito a morte, in grado persino di provocare crisi sociali e politiche. Un punto di osservazione da dove si vede il mondo e siccome quanto visto non può andare perso, Lumaca testarda, il proprietario del bar, affida a Pezzi di vetro un taccuino e una penna, incaricandolo di raccontare i frequentatori del suo locale.

Perché proprio lui? Perché Pezzi di vetro è un cliente che beve, ma che non lo fa nello stesso modo degli altri ed è uno a cui brillano gli occhi quando parla di letteratura. Secondo Lumaca testarda, lui beve perché è diverso da tutti e a volte gli sembra di vederlo parlare con Proust e con Hemingway, divorato da un tarlo solitario che è ben diverso dall'acredine o dalla frustrazione.

Ecco l'altra cosa che resta uguale ovunque: la malinconia letteraria (che qualche volta diventa etilica) in cui ogni appassionato lettore si culla e per la quale si sente tranquillamente di rientrare in questa descrizione.

Sono parole che infatti colpiscono anche Pezzi di vetro che si lascia convincere a smettere di essere solo un osservatore che parla al massimo con la bottiglia o con l'albero su cui piscia. Decide di non lasciare più la scrittura solo "ai geni e ai talentuosi", a chi, parafrasando le sue parole, amava leggere quando ancora leggeva per imparare, a chi cantava la gioia di vivere, a chi lottava, a chi inventava un sogno utile. Anche lui si appropria della scrittura. Solo parole e virgole, come in un flusso di coscienza che non gli permette nemmeno di far caso al pasto che si sta raffreddando di fronte a lui, perché se nell'impeto dello scrivere "ripercorrere la propria vita è necessario", non ci si può certo far distrarre da cose di così poca importanza. 

La voce si sparge in fretta e in molti fanno la fila per finire in quel quaderno: fingendo reticenza o iniziando a parlare senza freni, tutti chiedono a Pezzi di vetro di scrivere la loro storia. È così che personaggi della letteratura si mescolano a coltissimi rimandi letterari che diventano spassosi e si caricano di vita tra lunghe gare di pisciate dietro al locale, frequentatori di prostitute, emigrati e rimpatriati. Ed è così che leggiamo anche la vita di Pezzi di vetro, del suo rapporto con l'ex moglie, con la madre e con gli altri.

Quello che Alain Mabanckou scrive in questo suo romanzo sfugge ai racconti stereotipati riguardanti l'Africa. Siamo abituati a immagini che mostrano un continente povero, con gente dalle pance gonfie che muore di fame. Qualcuno dice che ognuno deve stare a casa propria perché qui da noi siamo già in troppi, altri cercano di suscitare tramite immagini di estrema povertà commozione e voglia di aiutare. In entrambi i casi, il messaggio che rischia di passare è che si tratti comunque di un Paese che ha bisogno di noi. Ma l'Africa non è solo questo. L'Africa è anche un continente vivo ed in crescita. 

In Pezzi di vetro si parla anche di povertà, ma di una povertà universale ed esistenziale. Si parla di scrittura e scrittori, lettura e lettori, di vita e di ubriaconi e si scopre che fortunatamente anche al bar Credito a morte esistono due cose: il vino rosso e la poesia.

 

Alain Mabanckou, Pezzi di vetro, 66thand2nd, 2015

Marco Combi

Sostenitore del pensiero viandante e discepolo del nomadismo, interiore e non. Quando viaggia, legge. Quando legge, viaggia. In perenne ricerca della domanda giusta che gli faccia capire quali sono le risposte che sta cercando.

1 Commento
  1. Letto da poco, mordendomi le mani per non aver preso l’originale in francese: l’uso delle infinite citazioni letterarie, richiami, frasi celebri inserite ovunque è geniale e più che ammirevole