Alessandro Gazoia (jumpinshark) | Come finisce il libro

Alla voce pionière, la Treccani parla chiaro: 

Chi apre una via agli altri, esplorando regioni sconosciute e insediandosi in esse, in modo da consentire nuovi sbocchi all’attività umana. 

I pionieri, una volta raggiunta la regione sconosciuta, hanno in genere due strade davanti sé. Possono scegliere di diventare dei guru, farsi belli tutta la vita grazie alla propria scoperta, senza rischiare andando oltre e correre il pericolo del confronto e magari della smentita. La seconda strada è restare pionieri, in eterno, come una scelta di vita, come i cavalieri erranti. Quando, circa tre-quattro anni fa, anche in Italia si cominciò a parlare di ebook e di editoria digitale, i guru spuntarono come funghi e assieme a loro fioccarono tanti manualetti, pamphlet, saggi e saggetti molto spesso accumunati da alcune caratteristiche: l'autocompiacimento, il tono enfatico da santoni digitali e una quantità di contenuti da argomentare piuttosto esigua, considerando la prateria vergine in cui si inserivano. 

Il dibattito sul digitale, in un paese dove il Kindle te lo dovevi far inviare dagli Stati Uniti e i principali editori ancora dicevano che gli ebook non gli interessavano, offriva grandi possibilità di manovra, ma il discorso somigliava un po' a quelli fatti dagli emigrati che tornavano nel borgo natio e facevano brillare gli occhi ai paesani, parlando di strade a cinquanta corsie e supermercati dove ti potevi servire da solo. In sostanza, c'è stata per un po' di tempo una gara a chi la sapeva più lunga, sugli ebook, in un contesto in cui quei pochi che ne sapevano qualcosa, ne sapevano poco, e sembrava tanto. Poi tutta la faccenda ha acquistato un po' più di spessore, con Amazon che arriva in Italia e gli editori che capiscono di doversi dare una mossa. Alcuni guru hanno resistito, focalizzandosi qua e là sulle nuove questioni, ma nella maggior parte dei casi il loro status di specialisti è andato a farsi benedire, perché a dire che gli ebook dovevano costare poco, che il DRM era una stronzata e che gli ebook dovevano essere prestabili nessuno più sbarrava gli occhi, pendendo dalle loro labbra. Ci si poteva arrivare da soli, ora.

Negli ultimi periodi, perciò, ho percepito un po' di immobilismo, quasi una sorta di imbarazzo nel volersi esporre, col rischio di sembrare l'ennesimo che aveva scoperto l'acqua calda. Le principali questioni non erano più appannaggio di pochi, ma di dominio pubblico, facilmente percepibili e argomentabili. Ora che la partigianeria iniziale carta vs ebook appariva bella che superata, ora che tutti odiano Jeff Bezos ma tutti amano Amazon, ora che anche la signora del terzo piano che legge gli Harmony può sfoggiare un Kobo e farti sfigurare, a te che fino a poco tempo fa ti credevi fico perché avevi il Kindle (il modello con la tastiera), come si fa a parlare di ebook senza sembrare banali?

La risposta a questa domanda me l'ha data – e finalmente finisce la premessa – Come finisce il libro di Alessandro Gazoia. Tra tutti quelli che ho letto, il suo è il contributo più completo, riguardo a tutto ciò che concerne l'ebook (quello che fino a poco fa qualcuno chiamava "il fenomeno ebook"). Il mio discorso iniziale riguardo a pionieri e guru non era solo un modo brillante per cominciare la recensione. Io detesto i guru, specie quelli digitali. Gli "entusiasti digitali", come li chiama Gazoia nel suoi libro. Sia per i motivi che ho illustrato, sia per il modo acritico e spiccio con cui affrontano molte importanti questioni. Spiccio è il prendere posizione, una volta individuati i nemici. Amazon è il male, fanculo Amazon. Il self-publishing è la cosa migliore sia mai capitata sulla faccia della terra, fanculo Dan Brown, vogliamo solo self-publisher in testa alla classifica. Il pregio, l'elemento positivamente decisivo nel testo di Gazoia è che non è un libro partigiano. Niente allineamenti, né battaglie ideologiche, ma un'analisi dettagliatissima (la quantità di note a piè di pagina è semplicemente imbarazzante) e accurata, che mostra pro e contro di qualsiasi cosa. Senza saltare qua e là, ma affrontando ogni argomento a fondo, evidenziandone pregi e difetti con obiettività, illuminando con chiarezza i meccanismi del sistema su cui si fonda la "rivoluzione digitale", senza mai scadere nella polemica fine a se stessa o nel complottismo. 

Non ho alcuna simpatia per le vittime delle purghe del porno di Amazon quando scrivono libri orrendi che glorificano lo stupro e propongono l’incesto come variazione sessuale alla moda, e non m’importa nulla se quegli scrittori autopubblicati con tali opere «pagano il college ai figli» (il secondo alibi per ogni nefandezza dell’autopubblicazione, il primo sono le bollette), però avere di fronte un’azienda di enorme potere che prima decide in modo del tutto oscuro cosa sia «offensivo» e quindi cancella arbitrariamente i libri non mi pare una grande conquista di libertà e di indipendenza.

In passaggi come questo, Gazoia mostra una lucidità d'analisi semplicemente invidiabile e, soprattutto, una salutare fuga dalla retorica, che quando si parla di libri e, ancora di più, di libri digitali, è l'irrinunciabile compagna di ogni discorsetto. Il self-publishing che offre infinite e inedite possibilità. Amazon che permette di comprare un libro con un clic. L'e-reader che finalmente ti fa portare dietro l'intera libreria (e su questo punto Massimiliano Parente ha dato un pregevole contributo). Retorica, pallosa retorica entusiasta. Non rivoluzione digitale, ma evangelizzazione digitale. Tutti a dirti ciò che è meglio e ciò che è peggio, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, a guardarti con bonaria compassione quando ti fai trovare impreparato sul comma 3-bis dell'articolo 178 del contratto di lavoro dei dipendenti di Amazon Patagonia. Gazoia non fa il professorino, Gazoia racconta, illustra, spiega. Tutto il libro è una piacevole scoperta, oltre che una sintesi (con tanto di sorpasso) di tutto ciò che finora è stato detto riguardo al digitale. Il dibattito viene snocciolato in tutti i suoi temi più salienti, scalato come una vetta e, indubbiamente, conquistato. Perché ora Come finisce il libro è ormai un termine di paragone inaggirabile, per chiunque voglia mettersi a parlare di ebook, ma anche di Amazon, distribuzione, self-publishing, Wattpad e dinosaur erotica. Per chiudere, so che forse rovinerò il finale (maddai, non è un romanzo, non vi rovino un bel niente), ma la conclusione del libro è un capolavoro, l'apice dell'apprezzatissima antiretorica dell'autore, il cui obiettivo dichiarato – e centrato – è di sviscerare e analizzare a tutto tondo, anziché giudicare e propinare la solita lagna.

Il libraio, preso dallo sconforto per un mese andato male e troppi Kindle visti in giovani mani, si vede fallito nel giro di qualche anno; ma una settimana di belle vendite con ragazzi in coda per l’ultimo romanzo di J.K. Rowling lo porta poi a confidare che la sua attività nel 2024 continuerà e anzi felicemente prospererà insieme al digitale: il cliente entra, chiede consiglio, compra sul posto un ebook con lo smartphone e un libro di carta comprensivo di versione elettronica.
Il redattore, di fronte al successo insperato di un romanzo impegnativo, si convince che, pur tra mille complicazioni, continuerà a vivere la sua piccola casa editrice «di progetto», con una forte caratterizzazione ideale, amata dai lettori forti; qualche giorno dopo, la notizia di libri bellissimi di grandi editori subito messi in resa o venduti in ebook a 1,99 euro lo spinge a immaginare che vi sarà spazio solo per la speculazione commerciale più feroce, per i «libri non-libri».
Lo scrittore pubblicato da Rizzoli ritiene che il curioso fenomeno del self-publishing sarà integrato senza scosse nel circuito tradizionale come nuova forma di gavetta. Sin quando un’occhiata alla sua posizione in classifica su Amazon gli fa scoprire il peso che stanno assumendo gli scrittori autopubblicati, ed ecco che vede la letteratura crollare sotto i colpi dei barbari armati di Kindle Direct Program e Kindle Worlds.

 

Alessandro Gazoia (jumpinshark), Come finisce il libro, minimum fax, 207 pagine, 10 euro 

 

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

4 Commenti
  1. Non ho ancora metabolizzato come te il libro di Gazoia, perché l’ho appena finito. Comunque sono d’accordo, è un saggio molto lucido, e che fa male. Alcune notazioni però le ho sentite un po’ troppo schierate. Si può fare anche un discorso ecologico sull’ebook (risparmio carta)? perché non si nomina altro e-reader al di fuori di kindle, altro grande distributore al di fuori di Amazon? Kobo è eticamente più “pulito”? al di là degli schieramenti da tifoso, non è forse vero che con un e-reader quest’estate mi posso portare i miei 5-6 libri in vacanza, addirittura 10 e poi scegliere, occupando poco più spazio di un Sellerio? e poi, la chiusura del libro, a parte il bellissimo brano che riporti, è proprio spiazzante: Come finisce il libro, ve lo potete comprare con un clic su Amazon. E costa quasi la metà. Insomma, restano una serie di domande che farei volentieri a Gazoia