Alessio Mussinelli | Nemmeno Houdini

Quel ramo del lago d’Iseo, che volge a mezzogiorno (semicit.)

Io i ringraziamenti, quelli che stanno alla fine dei libri, non li leggo mai: li ho sempre trovati scontati se non addirittura banali. Mi piace molto, invece, leggere fra le righe, trovare un significato recondito che lo scrittore voleva lasciare proprio lì, tra la riga tre e la riga quattro di pagina ventinove. Mi è sempre piaciuto pensare che un narratore ha il forte bisogno di celare qualcosa di immensamente profondo che solo un lettore attento e allenato può trovare disseminato qua e là. Succede, però, che non sempre sia così e quando un libro mi stupisce per i suoi ringraziamenti e la semplicità della scrittura chiudo le ultime pagine con un sorrisone sul viso, contenta che nel mondo ci siano ancora libri pronti a stupirci semplicemente con una bella storia. Uno fra questi è sicuramente Nemmeno Houdini di Alessio Mussinelli.

È il 1946. La guerra è finita e la vita può tornare lentamente alla normalità. Sulle rive del lago d’Iseo, tra la provincia di Bergamo e Brescia (e a guai a sbagliare l’appartenenza all’uno o all’altro ente territoriale!) un piccolo paese si riappropria delle quotidiane abitudini, nonostante la guerra si fosse manifestata solo sotto forma di qualche tedesco arrabbiato e presto messo in fuga dai buoni. È in questo contesto che prendono vita le varie vicissitudini dei personaggi di Nemmeno Houdini, tante persone semplici che, con la loro genuinità, riescono a colpire dritto al cuore grazie anche alle molteplici situazioni bizzarre.

Esistevano finti medici, finti ingegneri, finti ricchi, il Paternoster non capiva perché un finto prete la innervosisse tanto.  

1445Tra i protagonisti più curiosi del nuovo romanzo di Alessio Mussinelli c’è la Moranti, una ricca e anziana signora che, una volta vedova, vorrebbe un maggiordomo, sì, ma uno di bell’aspetto e soprattutto giovane. C’è don Fulvio, un prete nuovo a cui non piace la musica, e c’è Metello Patelli, un aspirante organista a cui probabilmente si spezzerà il cuore a scoprire che non potrà sostituire l’anziano musicista della chiesa. In Nemmeno Houdini, poi, ci sono tutti gli abitanti di Sarnico, un piccolo paese a pochi chilometri dal mio, che tutti insieme creano una comunità pungente ma fondamentalmente buona, una collettività abituata a lavorare duro per ottenere tutto ciò che ha, tanto da volerlo proteggere con tutte le proprie forze. E non finisce qui.

In Nemmeno Houdini, Alessio Mussinelli ha saputo ricamare tante trame fresche e divertenti riunendole in un lavoro completo senza rattoppi. Ha creato una storia corale in cui ogni piccola apparizione ha il suo significato e ha arricchito l’intera opera di un umorismo spigliatovalorizzato, poi, dai modi di dire nostrani, quelli che piacciono tanto a noi provinciali e ai quali proprio non riusciamo mai a rinunciare.

L’equivalente musicale di un panino al salame.

E sono proprio i ringraziamenti che chiudono l’opera a dimostrare la purezza dell’animo dal quale è nato il libro di Alessio Mussinelli. Lo scrittore, infatti, esprime la sua gratitudine in modo gioviale, neanche fosse una festa, ricordando addirittura le maestre delle elementari, quelle che in un piccolo paesello come i nostri si continuano a incontrare per strada anche una volta cresciuti e alle quali piace da impazzire ascoltare i racconti dei nostri traguardi. Che altro dire? Un libro così genuino è proprio quello che ci serve in tempi così complicati. 

 

Alessio Mussinelli, Nemmeno Houdini, Fazi Editore, 2015.

Nellie Airoldi

Cresciuta in campagna in mezzo ai libri e ai taccuini, ha imparato che nella vita si conosce una persona solo quando la si porta ad un aperitivo perché, diciamocelo, davanti ad un buon vinello nessuno può mentire, soprattutto se vicino c’è anche una fetta di polenta.

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