Allen Ginsberg | Saluti cosmpoliti

Al ragazzo più affascinante e popolare della classe. Nella mia considerazione, sei il più migliorissimo ragazzo al mondo. Con sincera stima, Te Stesso. (*)

Il 2012 è cominciato e tra i vostri propositi dovrebbe essercene uno molto letterario: leggere più poesia. Ve l’abbiamo suggerito quando è morto Andrea Zanzotto, quando un poeta ha vinto il Nobel e quando, per “Godmother”, abbiamo parlato di Alda Merini.

Se si parla di Allen Ginsberg viene in mente L’urlo, una delle poesie più belle (e più parodiate) delle beat generation; ma la produzione di Ginsberg è vastissima, e Saluti cosmopoliti rappresenta la fettina di poesie scritte tra il 1986 e il 1992. Se vi aspettate i sonetti di Leopardi e i versi di Ungaretti, sarete delusi. Non partite prevenuti.

Nel 1996 usciva la prima edizione dei Saluti. È la prima opera di Ginsberg pubblicata dal Saggiatore, e fu preceduta da un lunga corrispondenza tra Luca Fomenton (presidente del Saggiatore) e Allen Ginsberg (le cui veci erano spesso fatte da Peter Orlovsky, poeta e compagno di Ginsberg per più di quarant’anni).

Questa è una nuova edizione che include il carteggio integrale tra i due, note, testo a fronte, … Il progetto grafico è di grey318 (aka Jonathan Grey), il designer che ha curato tra le altre cose le copertine originali di Jonathan Safran Foer. Ed è splendido.

Il modo più noioso per entrare nella poesia è quello più semplice, è il tuffarsi in un oceano che è parola scritta, certo, ma che è profondamente diverso da qualunque altra parola scritta. Vi serve un aggancio, una sorta di boa o di filo d’Arianna che vi tenga collegati al Mondo Vero.

Il miglior filo che potete trovare è Io celebro me stesso di Bill Morgan. È una biografia così dettagliata che dal 1943 al 1997 – anno della morte di Ginsberg – c’è un capitolo per ogni anno.

Immergetevi, emergete, spulciatevi per bene Ginsberg e godetevi uno dei migliori propositi letterari che potevate scegliere.

(*) Questa è la dedica che Ginsberg scrisse nel proprio annuario scolastico. La scrisse nel ’39, a 13 anni.

Jacopo Donati

Scrive per Finzioni Magazine e lavora per Bottega Finzioni. Al terzo lavoro con un "Finzioni" da qualche parte avrà la certezza di essere in Matrix o in qualche Truman Show.

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