Anatole France – L’isola dei pinguini

Una delle attrazioni che mi ha sempre affascinato è l'Italia in Miniatura. Vedere luoghi enormi rimpiccioliti dà un po' un piacere voyeur, un po' un delirio di onnipotenza. Suppongo, almeno, perché non ho mai visitato l'Italia in Miniatura.

Una cosa di cui sono certo, però, è che malgrado l'Italia in Miniatura possa sembrare sorpassata da Google Earth, non lo è. Quando guardo Bologna su Google Earth il piacere voyeuristico si assottiglia a ogni click, figuriamoci il delirio di onnipotenza. Su Google Earth, anzi, mi sembra di essere intrappolato in uno degli strani anelli di Douglas Hofstadter; ho, insomma, la sensazione che se solo potessi ingrandire ancora un po' l'immagine potrei chiaramente vedermi con l'iPad in mano mentre mi guardo seduto con l'iPad in mano. Cerco di pensarci il meno possibile.

L'isola dei pinguini di Anatole France, per fortuna, è più simile all'Italia in Miniatura – almeno all'inizio. La colonia di pinguini che il povero santo battezza è lontana da me, ma mi incuriosisce. Le prime lotte di potere, le prime conquiste dell'"umanità" di Pinguinia ti affascinano come quando da piccolo vedevi due formichine combattere selvaggiamente l'una contro l'altra. Tra l'altro, nella scena in cui Dio discute coi santi su cosa fare per 'sti poveri pinguini battezzati, mi è stato impossibile non leggere le battute di Dio con in testa la voce di Guccini.

Ma a un certo punto le cose cambiano. L'isola dei pinguini è una satira dell'evoluzione della società umana occidentale, e a un certo punto è inevitabile la sensazione di essere all'interno di uno strano anello. Anche qui, cerco di pensarci il meno possibile, ma sono certo che quando lessi La fattoria degli animali non ebbi questa sensazione orribile e bellissima. Dirò l'eresia: lo splendido libro di Orwell mi ricorda sotto questo punto di vista  (*) l'Alchimista di Coelho, ossia un testo in cui so già che a certi elementi corrispondono chiaramente altri elementi della vita reale.

L'isola dei pinguini è invece diverso, perché a costruire una tabella di conversione così riduttiva si ha la sensazione di aver scalfito solamente la superficie della storia. L'Alchimista o La fattoria degli animali si fermano a questa relazione biunivoca e didascalica, mentre nell'Isola si ha la sensazione che ci sia dell'altro: nel senso letterale dell'espressione. Si ha la forte sensazione di essere al contempo il bambino che guarda le formichine combattere e la formichina che si sente osservata.

L'isola dei pinguini, Anatole France, Isbn edizioni, 2012

 

(*) questo e questo soltanto, sia chiaro.

Jacopo Donati

Scrive per Finzioni Magazine e lavora per Bottega Finzioni. Al terzo lavoro con un "Finzioni" da qualche parte avrà la certezza di essere in Matrix o in qualche Truman Show.

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