Andrea Camilleri | Segnali di fumo

Di solito vicino al letto tengo dei libri amici, di quelli che mi fanno l'occhiolino e che se anche mi addormento mentre parlano, non si offendono.

Poi ci sono i libri che incutono un po' di soggezione: so che dovrei sedermi con la schiena diritta, su una poltrona importante; per darmi un tono mi ci vorrebbe un sigaro e un bicchiere di whisky, come faceva una mia compagna di classe un po' provocatoria. Dato, però, che sono una tipa convenzionale, da tisana, questi signori libri me li leggo seduta sul divano, con le spalle chine e quando mi distraggo non perdonano: credo di essere stata esclusa nel tempo da molte relazioni letterarie (ma nessun libro, a onor del vero, s'è ancora suicidato a causa del mio abbandono).

Poi ci sono i libri con cui inizio una chiaccherata un po' distratta: di solito cominciano loro la conversazione, quasi per caso, mentre tu in pausa pranzo respiri, su una panchina. Insomma, non si negano due chiacchere e tu annuisci quasi per compiacenza però, mentre ascolti pensando «Ma sì, lo sappiamo che questi sono tempi di sonno civile, ai tuoi tempi… eh, se lo diceva anche mio nonno, “ai tempi miei”», con la presunzione di conoscere già la direzione del discorso, all'improvviso ti ritrovi rivolta al tuo interlocutore, con la schiena diritta non per disagio ma per partecipazione e ti scappa un sorriso tuo malgrado e poi, quando il libro tace, vorresti procrastinare il saluto e ti sorprendi che l'ora sia passata. Vi date appuntamento per l'indomani: la tua giornata ha preso improvvisamente il senso di un tempo sospeso, da incontri speciali e pensi che è proprio vero che la grandezza sta dentro un abito poco appariscente. Sì, insomma, questi sono i libri con cui la complicità è inaspettata e, per quei momenti che durerà, sarà sorprendentemente intima e calda, anche in un parco in mezzo al traffico e nel freddo di una strana primavera.

segnali-di-fumo-andrea-camilleri-L-sSrk1AI 142 Segnali di fumo di Andrea Camilleri (Utet 2014) sono così: significanza nascosta nell'evanescenza. 142 considerazioni, memorie, giudizi sorridenti o velati d'un'ironia che ha talvolta il gusto agro del disincanto. Come tutte le conversazioni che iniziano quando è ancora giorno e s'infittiscono via via che scende il buio, stanno in equilibrio tra la leggerezza (ben disegnata dalle nuvolette volteggianti della sobria cover della Utet) e la rivelazione, perché l'anima, si sa, risale dal cantuccio quando l'ombra cala.

Sono gli esercizi di riflessione con cui Camilleri "scalda il muscolo del cervello”, prima d'iniziare a scrivere le pagine dei propri romanzi. Sono non tanto uno zibaldone di meditazioni ma un meticoloso far ordine nelle memorie e nella valutazione del nostro presente sociale e politico, come di chi voglia tatuare sulla pagina il “mentre” del pensiero e non sempre il pensiero è una rivelazione altisonante, più spesso è qualcosa di semplice, di sussurrato, così come un parlarsi sulla panchina di un giardino pubblico. Poi, però, quando la sera cala, l'anima risale dal suo cantuccio e l'intimità si spalanca con i ricordi: brevi come epigrammi, come epigrammi hanno nella coda una lama di luce.

E tra i tanti messaggi di fumo, ritrasmetto questa nuvola nel cielo (n.99):

Viene giù una pioggia rada e sottile che quasi non s'avverte ma che dura (…). Dalle mie parti questa pioggia è detta "assuppavidrano" (…) Ci sono dei romanzi, rari, ma ci sono, che somigliano molto a quella pioggia ingannevole, ti sembra infatti che le pagine che via via vai leggendo abbiano scarsissimo peso, ma quando arrivi alla fine e chiudi il libro ti rendi conto che ciò che hai letto durerà a lungo in te.

Andrea Camilleri, Segnali di fumo, Utet, 2014.

Cristina Farneti

Abito la Repubblica dei Lettori con un uomo, una gatta e un bambino (citati nell’ordine di apparizione). Preferisco i mattoni, Svevo e Dostoevskij, la letteratura greca e Finzioni. Come i vecchi non saggi sto con i giovani, così annuso che odore ha il futuro. So leggere più che scrivere. Ma più leggo più vorrei scriverne. La letteratura vera è un contagio: sottoscrivo il punto VII del Nonalogo di Finzioni. Ho un sogno: la leggerezza.

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