Andrés Beltrami | La cura

Benvenuti a Brioches, la rubrica di quelli che, oltre ai classici e ai saggi da nerd, vanno anche in libreria per leggersi i libri appena sfornati.

La coordinazione per asindeto si ha quando le proposizioni sono unite tra loro solo per mezzo di segni di interpunzione (per lo più la virgola), senza le congiunzioni coordinative.

Le coordinate geografiche, matematiche o quant’altro sono valori univoci che, incrociati o triangolati, determinano l’identità, o la posizione, di una singolarità.

Andrés Beltrame, enfant prodige di Fandango, ha scritto un libro pieno di coordinate, senza nessuna coordinata. La storia di una ragazza senza nome (assenza di coordinate identificative), che vive in in una casa sul mare in un luogo e un tempo imprecisato (assenza di coordinate geografico-temporali), che si trova a curare il padre, malato di una malattia inspiegata (assenza di coordinate mediche) e che si impone di curare uno straniero, ovviamente senza nome e senza nazionalità, leggendo libri senza titolo e provando emozioni senza lessicalizzazione. Il tutto scritto solo attraverso coordinate, nessuna frase subordinata all’altra, nessuna interpunzione oltre la virgola e il punto.

Detto questo, e basterebbe, c’è anche tutta l’estetica della cura. Quello strano piacere del corpo che recupera le forze, quell’infondata consapevolezza del tempo che, da solo, lenisce ogni ferita. La fantastica noia nell’aspettare di guarire, di tornare in sé, trasformarsi ritrasformandosi in quello che si era prima di essersi trasformati, l’abolizione della narrativa classica e una bella spallata ai formalisti russi, intanto che ci siamo. La ragazza è il simbolo dell’astrazione del concetto di cura, perché fa la fioraia e non le piacciono i fiori. C’è forse un lavoro più difficile da fare di quello del fioraio a cui non piacciono i fiori? Forse scrivere una recensione solo con virgole e coordinate, ma ci andiamo su dietro.

Detto questo, e basterebbe, c’è anche tutta l’estetica dell’e mo’ vediamo come fai a riempire 200 pagine. Una storia che si potrebbe raccontare in due paragrafi e che invece dura un libro intero. E un libro intero è ancora troppo breve per la storia della cura di un corpo che, alla fine, si cura benissimo da solo.

La cura di Andrés Beltrami, Fandango 2011

 

 

 

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

5 Commenti
  1. Al test psicoattitudinale della visita militare (molti anni fa) alla domanda “ti piacciono i fiori?” risposi di sì, mentre a quella “faresti il fioraio?” risposi di no. Fui mandato dallo strizzacervelli. Ancora non me ne capacito :-/

  2. Cioè, anche a te Michele ti hanno fatto la domanda del fioraio? Fortuna che la visita militare io l’ho saltata a piè pari

  3. Quella e altre 299 domande tra le più balzane. Tra cui… “Tieni una scorta di purghe nella dispensa?” … ecco… °_*