Andrew O’Hagan | Vita e opinioni del cane Maf e della sua amica Marilyn Monroe

Mi piacciono molto gli animali. Se parli a un cane o a un gatto non ti dice mai di stare zitta. (Marilyn Monroe)

Lassù non c'è niente solo se uno smette di guardare.

Mafia Honey è scozzese. Discretamente bello, decisamente colto, intenditore pluridisciplinare: arredamento, filosofia e, buon dio, un sacco di letteratura. Per non dire poi degli avvicendamenti mondani: una collezione di tante e tali personalità da far fatica anche solo a pensarle insieme in una stessa frase. Ma si può tentare… Il cane di Miss Monroe era noto come Maf, portava il collare del fu cane di Virginia Woolf (già da paura non vi sembra?!?) e tra le prime cinque persone conosciute vantava una scrittrice indescrivibile (VW), la pittrice Vanessa Bell, Natalie Wood e Frank Sinatra. Adesso ditemi che non vorreste essere un cane anche voi.

Nel 1960 Sinatra appunto, regala il terrier maltese all'amica. Da quel momento i due sono in simbiosi e Maf diviene testimone e narratore della vita della padrona. Una parola per tutto, riferimenti culturali a ogni battito di ciglia e un misto voci degno di Hollywood Party. Ecco manca giusto Sellers. Immaginate un film pieno di star, di quelli che ogni trenta secondi siete lì a dire nooo, c'è pure lui?!?! Truman Capote?! Nooo! Ma va, dai! Ella Fitzgerald?!? Roddie McDowell? Sì dai, il prete biciclettaio di Pomi d'ottone e manici di scopa (io Lassie non l'ho mai visto, ok?!). Ma voi ce lo vedete a farsi un goccio mentre ascolta Sammy Davis con Brendan Behan al tavolo accanto?

Di Marilyn si è detto e scritto tanto, in questo caso è tutto diverso. Questa è la potenziale narrazione dei suoi ultimi due anni dalla voce più intima dopo la sua. La sua carriera, l'incontro con i Kennedy, la letteratura russa, le sedute psicoanalitiche. In pratica il piano ottico è tutto diverso: vista terra. Sono gli anni della caccia alle streghe hollywoodiana, delle critiche di Edmund Wilson e le sceneggiature di Lillian Hellman. C'è perfino quello sfigato di Lawford (ve lo ricordate lo sbarbatello di Piccole Donne, versione con Liz Taylor?) E naturalmente i cani: reali come il fido di Freud o la prode Laika, immaginari come Snoopy.

Maf veglia su M., innamorato della persona e delle sue fragilità. Attacca chi la minaccia e la protegge in ogni contesto, informandosi a più riprese tramite fauna locale. Come quella volta in cui il ragno nello studio dell'analista dissertò circa l'utilità di una traduzione latina di Winnie the Pooh, curata dalla dottoressa: Winnie ille pu. Stile vade retro. Oppure quando diede della puzzona a Paula Strasberg (moglie di Lee, maestro della recitazione, campo insegnamento).

Ritmo vertiginoso, Maf ottima guida tra una citazione kafkiana e un Platone buttato lì. Un bel po' di buon senso in due anni divisi tra successo planetario e autodistruzione personale galoppante. Il seguito reale lo conosciamo già, ma variare la prospettiva aiuta un bel po'.

Vita e opinioni del cane Maf e della sua amica Marilyn Monroe, Fazi editore, 2001

Licia Ambu

Pensa che avere una sola personalità sia uno spreco di spazio. In fase di definizione a ciclo continuo, ama in ordine sparso nonché intercambiabile un sacco di cose.

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