Aurelio Picca | Addio

Addio di Aurelio Picca non è un romanzo, anche se si presenta come tale. È più un affresco degli anni Sessanta in prosa poetica, un puntinato impressionista di personaggi di borgata abilmente miscelati con tutte le icone di quegli anni in cui si è giocata l'innocenza italiana.

In 180 pagine si seguono a sprazzi le vite del Tenebroso che dà il via al libro, ragazzetto taciturno che finisce a Marsiglia e in un giro losco più grande di lui, e di Carletto, orfano sfortunato, che invece, quasi, lo chiude. E nel mezzo tutta la cultura popolare dell'Italia alle prese con la modernità: canzonette in ogni dove, da Bobby Solo al primo Gianni Morandi, Mina e l'Equipe84, nuovi miti, icone e movimenti artistici: le bandiere di Jasper Johns, i loghi di Mario Schifano mutuati dal pop americano e i gesti definitivi come i tagli di Lucio Fontana. Personaggi da bar e biliardo che nulla sanno di quella Cultura, esattamente come quella non sa niente di loro, il tutto in un unico brodo culturale.

Il libro non potrebbe altro che chiudersi con la stessa parola che gli dà il titolo: un addio che è parola e gesto, verso gli anni che hanno formato le nuove coscienze, e che racchiudevano già il germe violento e scandalistico di quelli a seguire. A partire dal caso del rapimento e omicidio del 12enne Ermanno Lavorini, «primo grande scandalo italiano del secondo dopoguerra» (così dice Wikipedia), per passare a una lunga serie di omicidi, furti, truffe, stupri, spaccio di droghe e crimini d'onore.

Addio evita il rischio di un'operazione nostalgia grazie all'altalenante miscuglio di alto e basso, piccola delinquenza, atmosfere da provincia e riferimenti a una realtà altra, in uno stile molto ben rodato e sicuramente da professionista della parola, anche se alle volte ricorda da vicino il buon Lucarelli di Blunotte. Gli estimatori degli anni '60 potranno ritrovarne tutte le atmosfere e assaporarne appieno i tanti riferimenti. L'importante è smettere di cercare un filone e lasciarsi andare senza ripensamenti al flusso dei dettagli.

Aurelio Picca, Addio, Bompiani, 2012

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