Ben Brooks | Lolito

(Ben Brooks)

Digito depressione grave sul computer della mamma. Consigliano di mangiare verdure e correre all'aria aperta. Non credi di avercela. Digito autismo. Non ho neanche quello. Digito cancro. Digito Alice Calloway è un pezzo di merda. Digito Come scomparire. C'è un sacco di gente che parla di buttarsi giù dai palazzi o di mangiare montagne di paracetamolo o di altre attività che sembrano dolorose e necessitano di coraggio e anche di un'automobile.

Arriva il giorno in cui guardando la tv o sfogliando il giornale ti accorgi che la celebrità di turno ha alcuni, se non diversi, anni in meno di te. Ecco, checché ne dicano parenti e amici, quello è il momento in cui, scuotendo il capo con disapprovazione, abbracci l'anzianità un po' frustrata del “sono diventato vecchio”. 
Imbattermi nella foto di un Ben Brooks estremamente glabro e scoprire che questo autore inglese con cinque romanzi all'attivo e due nomine a premi letterari è non di uno, non di due, ma di qualche anno più giovane della sottoscritta ha, lo ammetto, generato sulla mia fronte una ruga in pieno stile signorina Rottermeier, traducibile con un alquanto senile Vediamo un po' cosa sa fare questo pischello.

LOLITOE invece, contro ogni scetticismo, il suo Lolito è un libro che mantiene le promesse accattivanti del connubio titolo-copertina
Intelligente e acuta rappresentazione di un mondo di adolescenti con «corpi che non riescono a essere risorse per il loro cervello» cresciuti a pane e Google, racconta la storia del paranoico quindicenne Etgar, tipico figlio dell'era d'illusoria onniscienza virtuale, che, sconvolto dalla scoperta del tradimento da parte della fidanzata Alice, comincia a intrattenere una relazione erotica virtuale con la trentacinquenne (in realtà quarantaseienne) Macy. Quella che sembra la premessa di una materia scabrosa viene però trattata, a parte alcuni momenti intimi, con distacco ironico e consapevole. La trama pedofiliaca non è che una delle dimensioni temporali – il presente – che si intrecciano nella costruzione del personaggio Etgar, che scorre parallela a quella delle rievocazioni dell'infanzia e della storia con Alice. Ciò che interessa a Ben Brooks non è il rapporto tra il suo giovane protagonista e la donna che potrebbe essere sua madre (del resto, nemmeno per un attimo Etgar si sente davvero sedotto dalle volgarità banali che infestano le chat per adulti, e non di rado ironizza sulle uscite di Macy), ma il modo di relazionarsi di un ragazzo di oggi al mondo che lo circonda: dal legame con Alice, ovviamente, fino a quello con i familiari, con gli amici, con il cane Amundsen, con la coppia gay conosciuta in discoteca. L'età di Macy, voluttuosa madre sexy, diventa piuttosto un pretesto per mettere a nudo la fragilità interiore che attraversa come un filo sottile tutte le barriere generazionali.

Le debolezze di gioventù e maturità sono le stesse: forse perché sia Etgar che Macy sono contemporaneamente adulti e bambini, così tanto che è difficile identificare il ragazzo che beve tè e nesquik alla fragola citando Harry Potter con quello che si prepara un cocktail di Codamol filtrandolo attraverso i propri boxer, o la donna che gioca alla lotta rotolandosi sul letto con quella che inoltra via email foto del suo dildo. 
È difficile, sì, eppure Brooks ci riesce, e cancella con un colpo di spugna talvolta commovente tutti i luoghi comuni sulle differenze d'età, lasciando libero sfogo alle manifestazioni analoghe di due diverse solitudini. 

La storia di Lolito – luce della vita, fuoco dei lombi, peccato e anima di nessuno – non ha quindi nulla di scabroso o sovversivo, ma si inserisce piuttosto nei canoni del romanzo di formazione tradizionale, in cui un quindicenne deluso dal suo primo amore commette gesti sconsiderati di cui subisce le conseguenze. A essere davvero anticonvenzionale è invece il ritratto della vita di questi ragazzi della periferia inglese che si comportano da adulti mentre si spalmano l'un l'altro creme anti brufoli, stordendosi di antistaminici sotto castelli di coperte dove elaborare i primi traumi della loro esistenza. Perché il vero dramma, in fondo, è quando il castello crolla e diventa necessario affrontare «Là Fuori».

Così, in una sorta di circolo virtuoso, noi lettori capiamo che il nostro Lolito non è un vero Lolito e che la sua vicenda è la vicenda forse un po' estremizzata di un adolescente qualunque, ma allo stesso tempo ci lasciamo avvincere dalla capacità dell'autore di trattare in maniera originale ed esilarante quello che poteva essere il materiale per un romanzo young adult poco ortodosso.
E non è difficile immaginare il piccolo Etgar, così immerso nelle sue «attività abituali (Wikipedia, YouTube, Kurt Vonnegut)», scegliere il titolo per le proprie memorie: un titolo allo stesso tempo divertente e drammatico, come la sua storia

Ben Brooks, Lolito, traduzione di Anna Mioni, ISBN Edizioni, 2014

Oriana Mascali

Abusa come se non ci fosse un domani dell'espressione "come se non ci fosse un domani". Specializzata in letteratura francese per aver scoperto troppo tardi gli americani, ha una sola certezza nella vita: avrebbe voluto essere Francis Scott Fitzgerald, ma non lo è. Peccato. Comunque le sarebbe andata più che bene anche Sylvia Plath.

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