Björn Larsson | I poeti morti non scrivono gialli

Questa volta Björn Larsson, l'autore della vera storia del pirata più famoso del mondo, ha deciso di approdare nella propria città per raccontarci una storia anomala, dettata da qualche bicchiere di vino bianco e da una chiaccierata con la sua editrice francese, che l'ha sfidato a scrivere un giallo. Larsson accetta la provocazione, ma decide di prendersi gioco dell'editrice e dei lettori, architettando un libro che vuole essere un finto giallo, ma che giallo lo è per davvero: il titolo, I poeti morti non scrivono gialli. Una specie di giallo, contribuisce non poco a confonderci. Dunque lo scrittore svedese si mette al lavoro, e comincia a guardarsi intorno, alla ricerca di qualcuno da far fuori; sì perchè, nello schema del giallo, qualcuno deve pur morire. Ma Björn fa l'originale, e vuole uccidere qualcuno che non è mai stato ucciso prima: così, offrendogli un bicciere di champagne per poi pugnalarlo con una penna Aurora, ammazza Jan Y. Nillson, un poeta.

Vi chiederete perchè far fuori un pover'uomo, che oltretutto ci ha creduto davvero in quello che faceva, tanto da fare il poeta di mestiere e da non avere abbastanza soldi per campare (il poveraccio vive su una vecchia barca nel porto di Helsingborg). Si dà il caso che questo poeta tanto innocuo non si sentiva, almeno con se stesso; infatti muore qualche minuto prima di firmare un contratto con il suo editore, Petersén, che l'aveva convinto a scrivere un romanzo giallo. Iniziate a sospettare qualcosa? E se aggiungessi il fatto che il povero Jan Y. stava scrivendo un giallo intitolato Uomini che odiano i ricchi, chi vi viene in mente? Avete capito bene: Larsson, al della presa in giro, vuole suggerirci qualcosa, ma dobbiamo proseguire nella lettura prima di arrivare a conclusioni affrettate. Petersén, l'editore, nel suo poeta ci credeva davvero, e amava le sue opere, che aveva deciso di pubblicare contro tutte le logiche editoriali che ultimamente regolano il mercato dei libri. Ci credeva talmente tanto, che ha sentito il bisogno di sponarlo a scrivere un giallo. Per farlo conoscere al grande pubblico, certo, ma anche per permettergli di guadagnare qualche soldo in più. Jan Y. cede, a modo suo, scrivendo un giallo che denuncia le ingiustizie che portano sempre i soliti noti ad arricchirsi; si sporca le mani, fa nomi e sbandiera cifre. Per questo viene ucciso…ma forse no. Se lo chiede continuamente il commissario Barck, pezzo forte della penna di Larsson, il personaggio a cui, volenti o nolenti, ci si affeziona: un commissario buono, con una moglie fantastica, che non si alcolizza e ama la poesia. Da anni Barck coltiva il sogno di diventare un poeta, e questo morto pare faccia al caso suo: quale occasione migliore per vincere la paura e allungare il suo manoscritto all'editore?

Non vi racconto di più: in fondo questo è un giallo, e non è bene svelare troppo della trama. Quello che è certo, come dice lo stesso Björn Larsson sorridendo sornione, vale la pena leggere questo libro, perchè contiene due gialli in una sola storia; nella logica commericiale, quindi, sarebbe due al prezzo di uno.  Ed è anche pieno di poesie (prese a prestito da un poeta vero, vivo e vegeto), un omaggio all'amore per la letteratura vera, quella che si fa per passione e per un urgenza che non è certo economica.

I poeti morti non scrivono gialli, Björn Larsson, Iperborea 2011.

Cristina Patregnani

Ho tre capisaldi: i libri, i miei quaderni e la drum'n'bass. Millanto un'origine messicana per infastidire i milanesi e ho almeno un'ossessione nuova a settimana.

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